«LA COLPA NON ERA DEI VERDI, MA DEGLI ITALIANI PRESUNTUOSI E INCAPACI»

Emma Marcegaglia
Emma Marcegaglia

PISTOIA. «Evviva, finalmente abbiamo le mani libere» ebbe a dire la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia all’indomani delle elezioni politiche che sancivano l’uscita dei Verdi dal Parlamento, riferendosi forse al fatto che la piccola forza ambientalista era stata l’unica ad ostacolare la devastazione di quella che era, prima della cinica decadenza, la grande bellezza.

Già, perché cosa sono riusciti a fare, in concreto, questi grandi imprenditori e presunti industriali? Ho visto a Presa Diretta che anche l’Estonia è più sviluppata dell’Italia, in fatto di depuratori e banda larga, che rimangono le infrastrutture fondamentali per la competitività globale e il progresso.

Siamo il Paese più esposto al danno idrogeologico e all’erosione delle coste e riviviamo ogni anno la stagione dei disastri con gravissimi danni a persone ed attività economiche perché non si vuole uscire da una cultura dell’emergenza che piange continuamente se stessa.

Gli imprenditori ed il sistema-Paese non hanno capito che la manutenzione del territorio è il vero motore dello sviluppo perché i costi della prevenzione rimangono nettamente inferiori a quelli dell’emergenza. Torno poi a ripetere che l’Italia non affonda solo perché la politica nazionale poggia, prevalentemente, sul tacito malaffare e sull’ipocrisia, ma anche per il fatto che abbiamo:

  • banche che hanno avallato la disfatta economica, erogando il credito a caso e fuori dalla logica che ci sarebbe stata in qualsiasi altro Paese europeo (prevalentemente cemento e mattoni, già ma ora che se ne fanno di migliaia di immobili invenduti?);
  • sindacati che tutelano solo i diritti acquisiti dei lavoratori di serie A, il pubblico impiego, e se ne infischiano quando le grandi aziende vanno in Serbia o Romania lasciando per strada 300 persone;
  • un’opinione pubblica e una società civile candidamente addormentate (ricordate quanto disse il camorrista Schiavone, alle mamme che vedevano morire i figli nella terra dei fuochi, che cioè tutti gli adulti dell’epoca avevano finto di non vedere i 200 camion giornalieri scaricare rifiuti tossici nel casertano);
  • intellettuali che non pensano o al servizio del potere (a Pistoia si piange sempre miseria perché non ci sono soldi per la cultura, però si trovano 700mila euro per le belle statuine e tutti zitti…);
  • imprenditori assistiti dallo Stato che non sono buoni neanche per il Monopoli: sempre a Presa Diretta ho visto che addirittura i grandi marchi della moda, Gucci, Bulgari etc., il fiore all’occhiello del made in Italy, sono stati assorbiti da multinazionali francesi.

In questo quadro non stupisce scoprire che Emma Marcegaglia patteggiò quasi un milione di euro per tangenti alla EniPower relative ad un bando di caldaie o che beneficiò dello scudo fiscale, il “male necessario”.

Non stupisce perché come dicevo da noi vige la selezione inversa e vanno avanti, a danno di tutta la collettività – perché quasi sempre finanziate da soldi pubblici –, business plans nati già falliti, come ogni settimana leggiamo nella rubrica de La Nazione intitolata Sotto Inchiesta, che sistematicamente fotografa le tante cattedrali nel deserto (porti, strade, ponti, caserme, ospedali, scuole etc.) mai terminate.

Non erano quindi i Verdi che tenevano legate le mani degli operatori economici, ma l’incapacità di una classe imprenditoriale e politica che ancora continua a vivere sulle spalle di chi non ha ancora delocalizzato la propria attività.

[*] – Cittadino del mondo

 

E A PROPOSITO DI DELOCALIZZAZIONE

Christopher Lee in Dracula (1958)
Christopher Lee in Dracula (1958)

 

LA TRANSILVANIA e i vampiri non sono solo in Romania. Anzi: quelli fanno, tutto sommato, davvero poco danno rispetto a chi succhia la vita di intere fasce si popolazione. E tout court, di colpo.

Geri tocca un tema che mi è caro: che per un verso capisco (le aziende non possono stare a farsi ammazzare qua) e per un altro temo più di qualsiasi altra cosa (se partono e non versano più il 60% di quel che guadagnano ai ladri nazionali, sparisce anche quel po’ di lavoro che era rimasto in Italia).

La Merkel e l’Europa, a cui tutti vogliono bene (tutti quelli che, come dice Geri, vivono «sulle spalle di chi non ha ancora delocalizzato la propria attività»), pensano ad altro.

E la difesa dell’Ucraina non è “amore universale in pillole”, è semplicemente – come avrebbero detto i comunisti di rimpianta memoria: quelli di Berlinguer e della lotta di classe – un modo come un altro per cercare altri popoli da sfruttare.

Ora che l’Europa del post-comunismo ha già bruciato i Paesi deboli dell’Unione, e che ha innescato, anche in essi, il giro dei rincari costanti e pericolosi (per un pranzo normale, di primo e secondo, già due anni fa in Polonia, a Cracovia, si spendevano 14-15 €: che non è davvero pochissimo), ora è il tempo di passare a terre vergini, dove le ultime delocalizzazioni permetteranno di far lavorare la gente a poco più di 150-200 € al mese per almeno altri 10-15 anni.

A Kiev prima, ma anche a Lviv, si pranzava con 2,40 € a testa: primo, secondo, dolce e bibita; a crepapelle. Al self service dietro l’Università di Lviv, tanto ho speso ad ogni pasto e con così poco mi sono soddisfatto.

Sangue fresco per vampiri Euro-Doc, dunque. quelli che non hanno gli occhi iniettati di sangue e i canini che grondano: quelli che sono in giacca e cravatta e in tailleur.

Ma succhiano. Succhiano anche loro. Anzi più loro più degli altri. Succhiano la vita degli altri. La vita di interi popoli. Anche quello ucraino. Sotto il segno dell’€!

Edoardo Bianchini

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