LA CUGNA. PORRETTANA: MA CHE VERGOGNA, POLITICI TOSCANI!

Sindaci emiliani con tanto di fascia
Sindaci emiliani con tanto di fascia

PISTOIA. Numerosi, questa mattina, domenica 9 febbraio, i partecipanti al presidio-passeggiata dimostrativa a favore della riapertura immediata della Porrettana a seguito della frana che il 5 gennaio scorso ha interrotto la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Corbezzi.

A distanza di più di un mese dall’evento franoso il Comitato Viva la Porrettana Viva, che ha presentato alle istituzioni toscane (Comune, Provincia e Regione) una proposta per l’organizzazione di un servizio sostitutivo (treno tra Porretta e Corbezzi e da lì il bus), non ha ottenuto alcuna risposta in merito.

In altre parole nessuno sa ancora quale sia la reale entità del danno, quali i tempi necessari per il ripristino e la messa in sicurezza della linea.

Più di duecento, tra cittadini, rappresentati di associazioni e movimenti, consiglieri comunali pistoiesi – di quasi tutte le forze politiche – hanno contribuito al successo dell’iniziativa. Presente anche l’assessore Mario Tuci. C’erano addirittura, con la fascia tricolore a tracolla, l’Assessore Cristian Marconi del Comune di Porretta e il Sindaco di Granaglione, Giuseppe Nanni, il primo Sindaco che ha intrapreso e vinto la battaglia della ripubblicizzazione del servizio idrico (vedi).

Clamorosamente assenti i rappresentanti di Pistoia in Consiglio Regionale, i consiglieri Gianfranco Venturi e Aldo Morelli, che, coerentemente con il loro inaccettabile immobilismo sulle politiche a sostegno della Montagna Pistoiese, hanno pensato bene di evitare la passerella di facciata – e di prendere impegni per la storica linea – che non avrebbero poi saputo mantenere.

Da registrare infine anche la latitanza dei parlamentari pistoiesi, gli Onorevoli Caterina Bini e Edoardo Fanucci.

Cartelli di protesta
Cartelli di protesta

Una latitanza tutto sommato in linea con la prospettiva di questo Paese in caduta libera, dove tutti i servizi primari ed essenziali – come appunto i treni dei pendolari e delle aree montane –, ma anche la sanità ad esempio, sono in via di dismissione.

Nella nostra Italia dai 2000 miliardi debito, che ogni giorno frana e si allaga, che compete con i Paesi del terzo mondo per digital divide e mancanza di depuratori, bisogna del resto tagliare da qualche parte: come faremmo altrimenti a finanziarie i vari concessionari di slot machines, gli F-35, la guerra in Afghanistan, i capitalisti assistiti, i super manager di Stato, i pensionati d’oro, la Tav in Valsusa e tutte le altre infinite voci di spesa che non servono assolutamente a nessuno di coloro che davvero vivono e fanno il Paese con il sudore della propria fonte, sottoposti a taglieggiamenti e tasse da usura?

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