LA DISGRAZIA DEI “GOVERNI-MINESTRONE”

Monti, Letta, Renzi: tre governi, tre disastri
Monti, Letta, Renzi: tre Governi, tre disastri

I GOVERNI delle larghissime intese (meglio, dei grandi inciuci e imbrogli) Pd-Fi-Ncd-Udc – prima Monti, poi Letta ed ora Renzi – saranno ricordati dalla storia come i più incapaci, dannosi e nocivi per il popolo italiano…

Vediamo un po’ di indicatori significativi.

  • A) Tasso disoccupazione generale: Con Monti (2011-2012) è aumentato dall’8,4% al 10,6%, con Letta (2013-2014) è arrivato al 12,2%, nei pochi mesi di Renzi al 12,6%…
    Quella giovanile (tra 15 e 24 anni) è passata con Monti dal 29,3% al 37,1%, con Letta ha raggiunto il 42,7%, con Renzi il 46%…
  • B) Prodotto interno lordo (Pil): Diminuito del 2,5% con Monti, dell’1,8% con Letta e dello 0,2% in questi mesi di Renzi…
  • C) Debito pubblico: con Monti è passato da 1.907.564 milioni di € a 1.989.473 milioni di €, con Letta è arrivato a 2.069.216, con Renzi a 2.170.000…
  • D) Debito pubblico in rapporto al Pil: Monti l’ha portato dal 120,7% al 127%, Letta al 133,5%, Renzi è in procinto di toccare il record negativo di quota 140%…

Potremmo continuare con il calo della produzione industriale, ecc. ecc.

Insomma, i governi “minestrone” provocano un’ecatombe sotto tutti i punti di vista.

Distruzione dello stato sociale, rovinoso crollo della sanità, dei trasporti e di tutti i servizi pubblici, università e scuola pubblica rase al suolo, oltre sei milioni di italiani sotto la soglia di povertà assoluta, crescita esponenziale della diseguaglianza sociale: con un quadro del genere, è indispensabile che “L’Altra Europa con Tsipras” prefiguri non solo un’ipotesi di opposizione dura allo stato di cose, ma anche un’alternativa di trasformazione radicale del sistema.

[Da: listatsiprasarezzo@gmail.comhttps://www.facebook.com/pages/Lista-Tsipras-Arezzo/1405070086414857]

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3 thoughts on “LA DISGRAZIA DEI “GOVERNI-MINESTRONE”

  1. ……Capitalisti e banchieri, manager e faccendieri, hanno saccheggiato per 20 anni lavoro e protezioni sociali attraverso comitati d’affari (di ogni colore) chiamati “Governi del Paese”. Prima hanno predicato le virtù dell’”austerità” (per i lavoratori) come condizione della “crescita” (dei propri profitti). Ora invocano la priorità della “crescita” (mancata) come condizione dell’”austerità” (il famoso “rispetto dei patti europei e del rigore dei conti”). Ma dietro le porte girevoli di parole vuote, si cela ieri come oggi il solo interesse dei capitalisti. Dove per “crescita” si intende nuova detassazione dei padroni (.. Irap), nuova precarietà del lavoro (..Poletti), nuovo smantellamento dei contratti nazionali pubblici e privati, nuova giostra di privatizzazioni e commesse pubbliche a vantaggio di business e profitti ( .. tipo Mose, Expo, Tav e via dicendo). E per “necessario rigore dei conti” si intende tutto ciò che serve per ingrassare la crescita dei profitti e onorare i patti col capitale finanziario italiano ed europeo: nuovo taglio traumatico sulle spese sociali (32 miliardi in 3 anni – a partire da ammortizzatori, istruzione, sanità – per finanziare detassazioni e commesse per i padroni, per continuare a pagare 90 miliardi annui di interesse sul debito alle banche (prevalentemente italiane), per contribuire al fondo salva banche europeo, per cercare di rispettare il Fiscal Compact liberamente stipulato con gli altri governi capitalistici dell’Unione (in cambio del loro impegno, se necessario, a soccorrere le banche italiane).

    Qual’è la sostanza di tutto questo? Che un’intera società, in Italia e in Europa, è chiamata a pagare il parassitismo dei capitalisti e del capitalismo. Non è il fallimento di una “politica economica”, come vorrebbero Camusso, Landini, Vendola e Tsipras. E’ il fallimento di una economia. Non è il fallimento di “una certa concezione dell’ Europa”, come balbetta la liberal progressista Barbara Spinelli. E’ il fallimento della Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri. Incapace di liberare qualsiasi spazio di progresso sociale. Al punto che anche dove la cosiddetta “crescita” (timidamente e provvisoriamente) avviene, avviene sulla pelle dei salariati (liberalizzazione dei licenziamenti in Spagna, contratti a zero ore in Gran Bretagna..).

    La verità è che l’unica alternativa alla crisi italiana (ed europea) è anticapitalistica. Richiede un programma di emergenza che rovesci la logica di classe dei capitalisti, partendo dalla logica opposta dei salariati. Che è poi la logica di un’ organizzazione finalmente razionale della società. …..

    (L’intero articolo su http://pclpistoia.blogspot.it/2014/08/le-prime-difficolta-del-renzismo-la.html)

    Partito Comunista dei Lavoratori

  2. 11 milioni di persone hanno votato colui che “generosamente” elargiva 80 euro a tutti per poi fare la riforma elettorale con Silvio B., la riforma (scempio) della Costituzione con Silvio B., la riforma della giustizia con Silvio B., la riforma del lavoro con Silvio B., la riforma dalla P.A. con Silvio B., eccetera. Evidentemente Silvio B. ha risparmiato un mucchio di soldi per tornare a cavallo e riacquisire quella agibilità politica che il M5S a livello nazionale aveva contribuito a demolire. Cosa vi aspettavate con Renzi? Un nuovo De Gasperi?
    PS: nessuno dei tre è mai stato eletto.

    1. Sì… Ma questo è il P(aese) D(emocratico) e della legalità di comunisti come Giorgio Napolitano. Con contorni di… cattolici romani. Un bel pollo co’ ippatàte.
      Viviamo in uno stato che non esiste e tutti ci danno buoni consigli – ovviamente per lasciarci macellare.
      L’importante è fare le cene in chiesa come a Pracchia (http://linealibera.info/pracchia-la-chiesa-e-i-cattolici-adulti/) e poter vedere le partite in Tv.

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