la fotaccia. BENESPERI MANGIA, TRINCA, RIDE E SI DIVERTE: MA PER CURRELI, GRIECO E GASPARI GLI ABBIAMO ROVINATO LA VITA OLTRE CHE IL TUBO DIGERENTE

Il mondo – lo sosteneva anche Leopardi nei suoi Pensieri – spara addosso a chi dice il vero, non su chi è realmente un rappresentante del male e male opera, male facendo a chi lo richiama (odiosamente) al dovere…


Ma Howard il papero cambiò completamente rotta


UN SINDACO DAVVERO UN PO’ NOSTALGICO

MA DA SEMPRE BEN NOTO EPIGASTRÀLGICO!


 

L’archiviare la falce e il martello, fu per lui sùbito un grande macello. Fu costretto da amici e parenti a versar lacrime dure e cocenti…

 

La cattiveria di Giulio Andreotti non è mai troppa per demistificare l’ipocrisia calunniosa della gente e la stupida superficialità della giustizia quand’essa si avventura per strade politicamente ideologizzate, usate, a nostro parere, come strumenti di oppressione e dittatura giudiziaria.

I primi stalker pistoiesi sembrano essere proprio i giudici che fanno d’ogni erba un fascio senza riflettere, senza indagare e con la presunzione (stomachevole) di atteggiarsi a correttori morali dei pistoiesi.

Pensate che alla correzione morale non credeva neppure don Paolo Tofani. Per questo non intervenne mai quando, nella Misericordia di Agliana, si dimenticò di dire al presidentissimo Artioli, che litigare con i Mangoni era un modo utile solo a buttare dalla finestra 450/500 mila euro in liti poi finite, ovviamente tutte male, per l’uomo (come dice lui stesso) che “non è mai stato condannato” e che, in questo, ha superato e battuto brillantemente perfino Gesù.

Bene Giovenale (Satire VI, 48-9) con quel suo quis custodiet custodes?, «chi terrà a bada i guardiani?». Fino dai tempi di Platone (Repubblica III, 13), la frase indicava «sfiducia (genericamente, o riguardo a determinate persone) sulla capacità o sull’onestà di chi ha compiti di sorveglianza», come si legge in Treccani.

Solo che Platone, spirito più sublime che indignato, si riferiva alla struttura dello stato e alle sue propaggini; mentre Giovenale, essendo un satiro/satirico, picchia più in basso; dà all’altezza dei testicoli (testes significa questo, in latino; ma significa anche, pensate, testimoni. Sarà un caso?).

Il satiro/satirico latino parla di custodi messi a guardia di harem ‘femminali’. Una metafora, direi, più terra-terra, ma non per questo non attillata alla santa sede del palazzo di giustizia pistoiese; una sorta di Sodoma minor, quanto a pregiudizi e voglie di persecuzioni sodomitiche, «ove tanto furor la gente invade, che si saltano addosso per le strade» (con variante: «dove il furor così gli uomini invade | che si montano addosso per le strade»).

Questa pregiata citazione distilla dallo Sculacciabuchi da San Rocco, opera che – nonostante lo spregio che s’attrae da parte dei puritani addetti ad arrestare senza far distinzione violentatori sessuali; Ctu dati per truffatori pericolosi nello svolgimento di compiti di liquidatori; vigili urbani che hanno fatto sparire una chiavA con l’arte di un David Copperfield e, infine, semplici giornalisti che scrivono troppo e perciò scassano con la loro vera libertà di parola e d’informazione –; opera goliardica, dicevo, che è pur sempre un caposaldo non del lezzo perbenista che ispira il moralismo dei censori, ma di una fustigazione dei costumi che, in duemilaventidue anni di cristian-cattolicesimo, non sono cambiati né di una virgola né di un micron.

Benesperi a Bianchini: «Ti voglio bene solo se non mi rompi… ippàlle!». Troppa grazia, Sant’Antonio

Il mondo – lo sosteneva anche Leopardi nei suoi pensieri – spara addosso a chi dice il vero, non su chi è realmente un rappresentante fattuale del male e male opera, male facendo a chi lo richiama (odiosamente) al dovere.

Guardate attentamente il Benesperi, iper-protetto da Curreli, Grieco e Gaspari (che non ha ascoltato niente né di niente si è informato) e vezzeggiato dalla sua timidetta difensorA Elena Augustin.

Pare un innocuo idealista simile a Howard il papero. Ascolta attento il “maestro” che si era scelto per la propria campagna elettorale, ma poi, fatta la grazia, gabbato lo santo. Trenta denari falsi (come lui) sono bastati per coprire e nascondere la sua inettitudine pubblico-politica-amministrativa agli occhi della gentaglia di Agrùmia.

Uso gentaglia, e non gente, per come la popolazione del Comune di Agliana/Agrùmia è stata rappresentata in letteratura dalla offesa – secondo Curreli – professoressa Milva Maria Cappellini, alias Blimunda, alias Marcello MC Cantini, moglie di Andrea Alessandro Nesti, nelle famose Cronache che tempo fa ha cancellato a corsa dal web.

Cronache come sacri testi Veda in cui i mantra più significativi consistevano in invocazioni al signore simili a queste: «suino, gran cinghiale, scriventi-scrivani-scribacchi-scribacchini, secernere marciume, diffondono ovunque la materia fecale, vanesio Gran Cinghiale, repertorio di sudiciumi, Maiale Stercorario, Maiale subinfeudato», peraltro ritenute tutte non offensive dal sostituto Luigi Boccia.

Benesperi, come il famoso sarto ammazzasette dei fratelli Grimm, voleva spazzare il concime comunista e di sinistra, sparso in 75 anni di dittatura in nome di Magnino Magni e altri.

Ma poi, per non voler sembrare fascistoide, si è ammansito con il Pd, partendo con il vezzeggiare la donna dell’anno, la Lucilla Di Renzo; colei che regola la vita di quel “canotto della perfezione” (per citare Daniela Ponticelli, altra mirabile rappresentante della falsa informazione e del lecchinismo politico); nel proseguire lambendo, come il cane di San Rocco, la Caritas di don Tofani; nel rinnegare il suo dovere di perseguire, come meritava, il fu-comandante dei vigili aglianesi, il dottor Andrea Alessandro Nesti, altro campione di protetto (per solidarietà di conoscenza e interessi?) dalla mirabile procura pistoiese.

Con Ciottoli, Pedrito Benesperi sul tema Nesti scassò la minchia all’avvocato Ettore Nesi, che fu perfino svillaneggiato dal Ciottoli medesimo e dalla segretaria Paola Aveta.

Su questi fatti, che Maurizio-Agnellone ha negato fornendo falsa testimonianza in aula al giudice Gaspari, le prove sono tutte nelle telefonate sepolte nella copia forense del mio cellulare: un lavoro imposto dal Gaspari stesso, comunque inutile dato – come si è poi visto – che il giudice era intenzionato a priori a condannare/condannarci.

Insomma il sarto ammazzasette epigastràlgico ha finito mandando tutti in pace a tarallucci e vino.

ANDREA ALESSANDRO NESTI. Due esposti anonimi: perdonato in aula; una trentina di cause, di cui solo 2 o tre vinte, tutte a carico dei cittadini di Agliana; false dichiarazioni in atti e verbali quando ha speso più di diecimila € per acquisti di beni e servizi per i vigili, ma in realtà per sedare richieste di pagamento per veicoli scordati in custodia da diverse parti. Volete altro? L’elenco completo è nella lettera firmata dal sindaco che vedete a fondo pagina. Eppure la procura lo ha sempre visto con l’occhio destro. Che sia il fatto che è stato vice procuratore onorario per tre anni con gli stessi togati che hanno chiuso ambo gli occhi su di lui? Ma i pessimi siamo noi di Linea Libera. Belle «autorità costituite» davvero, dottoressa Martucci!

Per chiarezza: su Nesti e sua moglie, protetti in procura, sarà sufficiente leggersi la sentenza del lavoro del giudice Francesco Barracca (la numero 176/2021) per capire, a colpo d’occhio, quanto tutti gli starnazzi dei due cointeressati anche contro di noi, fossero ingiustificati e ingiustificabili fino da dopo la prima sentenza del Tar: quella che aveva ordinato di depennare il Nesti vincitore non-vincitore del concorso dalla graduatoria. Sentenza mai rispettata dai comunistini di Agliana.

Ecco. Sic stantibus rebus («poiché le cose stanno così», traduzione per l’avvocata Elena Giunti che non deve essere appellata signora secondo le leggi della Crusca adottate dal giudice Luca Gaspari: mi ci fece, infatti, un cazziatone in aula), e nonostante tutto, il Benesperi, che era epigastralgico già da molto tempo prima; il Benesperi che, come il papero Howard voleva salvare il mondo dai comunisti; costui, già noto per il suo icastico soprannome legato alla diarrea, si arrese al mondo preferendo calarsi nei panni del ben più, ma altresì famoso, Giuda.

Se sia lui, sia la sua Augustin, sia il suo più che benevolo Gaspari si sono sognati di cancellarmi con questo colpo di spugna odoroso di Gestapo, sarà bene che ridimensionino tutti le proprie aspirazioni e i propri voti augurali.

La soluzione, per vergogne come queste, è solo una: una bella pianta di sicomoro e tre o quattro metri di resistente intreccio di fune bello et iocundo et robustoso et forte come il frate focu di S. Francesco d’Assisi, per mezzo del quale dio “ennallumina la nocte” et amen.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


Solo la procura della repubblica di Pistoia può giungere a non considerare il valore di un atto ufficiale come questo, e a definire il Nesti una vittima di Linea Libera. Ma non c’era anche conflitto di interesse per la procura a trattare e giudicare un suo ex-dipendente tanto apprezzato in precedenza?

 

GIUSTIZIA VERA

VERA GIUSTIZIA

 

 

Degli inciuci sono stufo. È l’ora che, come deve fare un qualsiasi capo-scout, ciascuno, magistrati compresi, si assuma le proprie responsabilità.

Non sto chiedendo favori, ma solo ciò che mi spetta per dettato costituzionale.


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