LA LEGGE, IL SUO RISPETTO, I GIUDICI E I CITTADINI

Palazzo del Tribunale di Pistoia
Palazzo del Tribunale di Pistoia

PISTOIA. Poniamo il caso (congiuntivo concessivo) che chi scrive sia in attesa di essere incriminato o meno per un presunto reato.

Ditemi voi come dovrebbe sentirsi questo cristiano solamente leggendo il ping-pong in atto nel Tribunale di Pistoia fra il suo Procuratore Capo (ex?), il Tar del Lazio (cogente per l’intero territorio nazionale), il Consiglio di Stato ed il Consiglio Superiore della Magistratura.

Di per sé la questione (che i giornali hanno ampiamente trattato) potrebbe ridursi alle solite schermaglie interne a un organismo dello Stato, ma qui si tratta di Magistratura e non di dispute sul giusto peso o meno di un chilo di pesce o di noci:

  • È lecito sentirsi alquanto impauriti e disarmati?
  • È lecita la preoccupazione di finire nel tritacarne di un giudizio che difficilmente può presumersi sereno?
  • Può presumersi, a buon diritto, sereno e neutro perché anche i giudici non sono esseri umani, senza le loro umane e personali aspettative e preoccupazioni anche di carattere lavorativo?

Una professione che richiede scienza, coscienza e serenità di giudizio, esposta ai marosi di vicende interne che non possono non alterare il clima interno al Tribunale: questa è la vera verità.

Se i Giudici e l’apparato tutto del Tribunale risultano sostanziati da Superman, allora noi siamo nel torto, altrimenti ci chiediamo quale possano essere le nostre difese.

A ben pensare un’arma ci sarebbe ed è quel 91% di cittadini che votarono la norma sulla responsabilità civile dei giudici e che da decenni è volutamente disattesa, alla faccia del popolo che decide e in nome del quale si giudica.

Il 12 giugno 2014 , 187 deputati (contrari 170), hanno votato un emendamento che ha introdotto la responsabilità diretta del Magistrato che nell’esercizio delle sue funzioni, per dolo o colpa grave, abbia arrecato un danno a chi sia sottoposto alla sua giurisdizione.

Speriamo che questo emendamento si traduca in norma codificata e soprattutto attuata, con nocumento degli incompetenti e dei faziosi (che sono in tutti gli organismi pubblici e privati) e con privilegio per la stragrande maggioranza dei Magistrati, persone rette e perbene che hanno ben compreso, nel loro silenzioso e non appariscente lavoro, lo spirito degli artt. 101 e 104 della Costituzione, in base ai quali la Giustizia è amministrata in nome del Popolo sovrano e non di qualche fazione o partito.

Ma chi giudicherebbe, allora, i Magistrati che potrebbero incappare in comportamenti omissivi e/o colposi e dolosi? Apparentemente nessuno, perché per la nostra Costituzione le magistrature particolari ed eccezionali non sono previste.

Non certamente potrebbe farlo un giudice monocratico, ma il Popolo sovrano, attraverso le Corti di Assise, sì. Queste, infatti, sono formate da sei giudici popolari e due giudici di carriera.

Un organismo di garanzia, questo, che consentirebbe ai giudici che fanno il loro dovere di sentirsi tutelati e protetti dagli “infedeli” di cui le cronache giornalmente ci informano.

Magistratura Democratica, dove pascolano imperterriti i vari Ingroia, devono farsene una ragione. Nessuno è superiore alla Legge, correttamente intesa e in buona fede applicata.

Se in primo grado il Berlusca si becca sette anni e in appello è assolto perché “il fatto non costituisce reato”, allora, si converrà: qualcosa non torna.

Io, noi, voi, continuiamo ad avere paura: chi ci “toccherà” quell’ipotetico giorno? Un Giudice primo, secondo, “terzo” o quarto? Tutti vorremmo non pretesa di impunità, come questa casta talvolta pretende, ma spirito di vera Giustizia.

Il progresso e la civiltà, talvolta, non coincidono: il diritto romano, vecchio di duemila anni, ci insegna ancora che la cosiddetta responsabilità “aquiliana” è un principio ancora attuale che deve essere applicato “erga omnes”, ovvero, nessuno escluso. Per poter ritornare al Legum omnes servi sumus, ut liberi esse possimus.

Cicerone Presidente subito!

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