LA MORTE NON È NIENTE…

Chi accompagna la gente all’eutanasia e se ne vanta, va sbattuto in galera «in attesa di una nuova legge che sancisca il diritto a “crepare” come le bestie o comunque secondo i desiderata»

DUNQUE, un altro disgraziato, malato di Sla, ha deciso di porre fine ai suoi giorni e, spettacolarizzando ancora una volta la morte, si è affidato a quei delinquenti – e mi assumo la responsabilità anche penale dell’espressione – che si chiamano Marco Cappato e Mina Welby.

Questi delinquenti si vantano di infrangere una legge e si vantano di autodenunciarsi per il reato commesso.

Vanno sbattuti in galera. In attesa di una nuova legge che sancisca il diritto a “crepare” come le bestie o comunque secondo i desiderata.

È un campo al quale malvolentieri ci avviciniamo perché se da un lato comprendiamo (o tentiamo) la sofferenza e lo sfinimento che certe malattie producono, dall’altro ammiriamo con commozione le migliaia di persone che silenziosamente e dolorosamente vivono il dramma di un’esistenza che trascende i canoni della ragione e induce a credere comunque che non tutto ciò che accade sia il frutto di un evoluzionismo malato o di un razionalismo meccanicistico che inizia e muore con noi stessi e in noi stessi.

La spettacolarizzazione di certe malattie e soprattutto la criminale speculazione che delinquenti operano su questi casi umani ci fa ribrezzo.

Questi signori che di morte vivono e sulla morte speculano, sono per loro stessa ammissione dei delinquenti, cioè riconoscono e pubblicamente asseriscono di contravvenire a una legge dello Stato: devono essere puniti.

Anche in omaggio a chi soffre nel silenzio insieme ad amici e familiari e trova comunque nella vita temporalmente limitata e sofferente una ragione per continuare a vivere.

In questi giorni ci ha lasciato un giovane amico appena quarantenne che fin da piccolo ha subito l’aggressione del male, lo ha combattuto e ha vinto per poi arrendersi a un’altra devastante e definitiva malattia.

Ha trascorso questo tempo circondato dall’affetto dei suoi cari e dal “tifo” silenzioso dei suoi amici.

Nessuna televisione, nessun fischietto e rulli di tamburi per una vicenda che, lo si voglia o no, è un inno alla vita e un esempio per tutti quanti noi che potrebbero un giorno ritrovarsi nell’angosciosa attesa di un fine-vita che, comunque, arriverà per tutti.

Se c’è una dignità anche nel morire, lo Stato ha il dovere di legiferare e porre limiti e motivazioni anche a questo diritto, ricordandosi, se possibile, che esiste un diritto naturale…

Altrimenti, senza tante fanfare e delinquenti di contorno, si prenda il treno, si vada in Svizzera – dove per soldi si fa tutto – e si disponga del proprio fine-vita come ci pare.

Ma la propaganda al suicidio, no; lo spettacolo da infimo avanspettacolo camuffato come battaglia civile, no.

A tutto c’è un limite imposto da convenzioni e rispetto; a prescindere dalle proprie credenze e convinzioni.

Soprattutto, questi turisti della morte e i loro becchini delinquenti, devono il massimo rispetto per chi, rifuggendo la pubblicità, vive, combatte e muore.

Un mio carissimo amico che ha “coltivato” come un fiore ed “accompagnato la moglie”, affetta da sclerosi progressiva e della quale non sto a specificare il doloroso percorso, per quaranta anni, davanti ai miei auguri un poco imbarazzati, ha inteso rispondermi inviandomi queste semplici e meravigliose espressioni di Sant’ Agostino:

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Buona Pasqua a tutti; anche agli assassini.

[Felice De Matteis]

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