LA PORRETTANA E LA MONTAGNA INCANTATA

Tanta retorica per non affrontare il problema
Immagine dal sito di Massimo Baldi
Immagine dal sito di Massimo Baldi

PISTOIA. Domenica scorsa ho partecipato con piacere e interesse alla manifestazione in difesa della linea ferroviaria porrettana – ben consapevole che oltre che nel nome di un tema-chiave per il nostro territorio mi stavo mobilitando per qualcosa che ha un posto speciale nelle mie personalissime intermittenze del cuore.

Ritengo però un errore quello di concentrarsi sulla linea ferroviaria in sé, immaginando che in questo stato di cose si possa rivendicare per la porrettana un ruolo strategico a livello di infrastrutture, e men che meno a livello di economia del turismo. Al momento, diciamolo, la linea ‘porrettana’ serve una sparuta minoranza di utenti, per lo più adolescenti della montagna che la utilizzano per raggiungere le scuole di Pistoia ( e questo, sia detto per inciso, alimenta le mie perplessità sulla costruzione di un parcheggio di interscambio nei pressi della stazione di Pistoia Ovest, che è chiaramente una stazione di discesa e non di salita). E, data questa utenza, la sostituzione del servizio ferroviario con un servizio bus non grida vendetta.

È inutile parlare di rilancio della porrettana se non si comincia a parlare di rilancio del territorio montano. E per farlo bisogna in primo luogo uscire, politicamente, dall’incantamento retorico che vede nell’appennino tosco-emiliano un territorio su cui investire sul piano dell’offerta turistica. Senza giri di parole: questo è il solito walzerino verboso di chi per la montagna non vuole fare nulla se non nascondere il problema sotto il bel tappeto di un domani di cui non si stanno costruendo i presupposti, né in termini di progetto politico-amministrativo né in termini di investimenti.

La montagna ha bisogno di riconquistare se stessa. Gran parte delle località dell’appennino toscano vive oggi una stagione di progressivo degrado socio-economico, il cui segnale più tangibile è il fenomeno dello spopolamento. È necessario invertire questa tendenza. In primo luogo, dobbiamo ridare ai cittadini delle nostre montagne strumenti e luoghi di decisione e di autodeterminazione, nel nome di un vero e proprio federalismo locale. In secondo luogo, dobbiamo rivedere le politiche fiscali delle località montane: la piccola imprenditoria, il commercio, l’insediamento residenziale in montagna devono essere incoraggiati. Infine, quando si parla di politiche urbanistiche a volumi zero e di recupero e ristrutturazioni, è venuto il momento di guardare al territorio montano come a un contesto strategico per il rilancio di un’edilizia sostenibile che si coniughi a un incremento tangibile della qualità della vita. Va da sé che il primo passo, il più urgente, per la realizzazione di questo progetto è un intervento radicale e massiccio che impedisca il dissesto geologico del territorio montano.

Solo in un quadro simile ha senso inserire il tema della linea ferroviaria, qualificandola cioè non solo e non tanto come strumento per valorizzare la montagna come periferia della città, ma come infrastruttura strategica che permette alla montagna di vivere di se stessa.

Massimo Baldi

[ribattuto da http://massimobaldi.com/2014/02/13/l-a-porrettana-e-la-montagna-incantata/]

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One thought on “LA PORRETTANA E LA MONTAGNA INCANTATA

  1. Se volete salvare la città dovete necessariamente ridare la Vita alla Montagna, quella stessa VITA che le avete tolto con tutti i mezzi e i mezzucci.

    La cancrena del dito mignolo del piede fa morire l’intero corpo.

    BASTA CON LA POLITICA DEI NUMERI anche perchè è evidente che la SOVRANITA’ non appartiene più al POPOLO.

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