LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA

Stasera il post-punk degli Arctic Monkeys chiuderà il sipario sul Festival Blues. Ieri, penultima serata, tono soft con “Joan as a Police woman” e Suzanne Vega
Suzanne Vega
Suzanne Vega

PISTOIA. Affiora la stanchezza, sui visi e sulle cose di questo 35esimo Festival che così lungo (otto giorni) non è mai stato. E prima dei fuochi d’artificio dell’epilogo, un vero e proprio inferno rock, quello previsto stasera con il concerto degli Arctic Monkeys, la Direzione artistica della manifestazione si è voluta prendere, giustamente, un turno di pausa, mandando sul palco due tra le meno espressive lady del panorama mondiale: Joan as a Police woman e Suzanne Vega, non a caso offerte gratuitamente ai residente pistoiesi.

Che fosse un concerto di passaggio, quello di ieri sera, penultimo appuntamento di questa edizione, lo si è capito dalle seggioline allineate nel mezzo della piazza, quell’artificio estetico che a nostro modesto avviso non fa che peggiorare la situazione di serpeggiante disinteresse.

Ma siccome abbiamo compreso, dall’inizio, lo sforzo titanico degli organizzatori per mettere in piedi, di questi tempi, un’architettura così sontuosa, saltiamo a piè pari le performances femminili di ieri e ci tuffiamo in quello che succederà oggi, un vero e proprio evento nell’evento perché gli Arcitic Monkeys, da soli, valgono un Festival.

E non mi rinfacciate, vi prego, il fatto che la formazione post-punk britannica sarebbe la benvenuta ovunque, ma non ad un Festival Blues come si chiama e lo dovrebbe essere, da 34 anni, quello di Pistoia: stasera, se ci fosse un adrenalinametro, il concerto si dovrebbe interrompere dopo il primo brano per manifesta e non sopportabile scarica emotiva. Le urla delle adolescenti non equivalgono, sulla scala termostatica, quelle del gradimento degli intenditori, ma in piazza, come suo, dirsi, fumerà l’aria, perché loro, la tranquillità, non sanno nemmeno cosa sia, né quale significato abbia.

Domani sera si inizieranno a fare i conti: costi, spese, ricavi; ritorni pubblicitari, rimostranze, coinvolgimento cittadino e affluenza non indigena. Si ridiscuterà del mercatino, si riposizionerà l’asticella del blues meno decentrata e si guarderà, nonostante tutto, all’edizione numero trentasei, quella dei 35 anni di vita del Festival. Ah, giusto, dimenticavamo: se ci fosse qualcuno, tra gli scontenti, capace di fare meglio, è gentilmente pregato di uscire allo scoperto, illustrarci i progetti e dimostrarci i benefici.

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