LA SOCIETÀ AUTOSTRADE CI AMA: ANCHE QUESTA È ITALIA

O Telepass o morte
O Telepass o morte

RAVENNA. Della serie “non si finisce mai di imparare” ed “è bene saperle certe cose”.

Domenica calda, caldissima di luglio, quella che ci siamo appena messi alle spalle: rientro “intelligente” da Ravenna, splendida città di mare, ricca di storia e cultura. Partenza alle 14:45, minuto più minuto meno, per anticipare i vacanzieri del dì di festa, quelli riottosi (anche ragionevolmente) a riprendere presto la via del ritorno.

Ebbene, la scelta parrebbe azzeccata: d’altronde l’esperienza – non è la prima volta – dovrebbe servire. Ma all’improvviso, sulla diramazione nei pressi della barriera a Lugo, la fila. Sì, qualcosa di differente dalle altre volte c’è: non abbiamo il telepass in auto e alla barriera le auto fornite del lasciapassare scorrono, le altre no, perché invece di tre caselli aperti, ce n’è uno soltanto attivo.

L’avevamo notato anche in altre occasioni, persino durante l’inverno, ma non c’eravamo mai chiesti il motivo. Perché la Società Autostrade ne chiude due, lasciandone uno soltanto aperto, complicando la vita agli automobilisti non dotati di telepass? Non c’è verso: la coda s’allunga e quando, dopo una quarantina di minuti (per percorrere 200 metri), siamo in prossimità, altra sorpresina. La colonnina che dovrebbe distribuire i biglietti non ne ha più o perlomeno parrebbe non darne più.

La gente, tra i disciplinati della coda e i soliti furbetti, che arrivano più vicino possibile al casello, lesti a immettersi nella fila da sinistra e persino da destra, non ne può più ed esasperata scende, pigiando tutto quel che trova a portata di mano, compreso il pulsante posto più in alto, quello per i camionisti o conducenti di pullman.

Un giorno di ordinaria follia...
Un giorno di ordinaria follia…

Pochi minuti prima una pattuglia della Polizia stradale si era portata nelle vicinanze del casello: un paio di minuti di osservazione, poi pronta ripartenza verso la città. Ma proprio questa strana incursione della Polizia ci fa venire un’idea: chiamare il 113, spiegandogli la situazione: non riusciamo a immetterci in autostrada e pure siamo ormai a meno di 40 metri dalla sbarra.

Al nostro grido di dolore “potete venire a verificare la situazione? Nessuno della Società Autostrade si fa vedere nei paraggi, ci spiega. Hanno lasciato un solo casello aperto e la colonnina non distribuisce più i biglietti”, la risposta, laconica, fa accapponare la pelle. “Purtroppo non possiamo farci niente. Sappiamo tutto: è una scelta della Società Autostrade, per limitare gli ingressi”.

Anche questa è Italia, anche questo è un modo di incentivare il turismo (ironico). Piuttosto, carissimi: chi può si doti di telepass e chi non se lo può permettere, si ciucci il calzino.

P.S. – Ah, pigia e ripigia qualcuno riesce a sbloccare il pulsante in alto, quello degli autotrasportatori per intendersi, che adesso sputa tagliandi a raffica. Ed ecco un ragazzetto della Società Autostrade, mandato coraggiosamente in avanscoperta, a pregare la gente di rientrare nelle proprie vetture, di non pigiare più il pulsante in alto… Se no, altro che limitazione degli ingressi! Già, con quel che si paga, giusto trovare continui lavori in corso e ostacoli. Lo fanno per noi, ci vogliono proprio un gran bene.

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