LA TORRE DI PISA SET IDEALE

Piazza dei Miracoli a Pisa
Piazza dei Miracoli a Pisa

PISA. Il fatto che pende le ha conferito una fama planetaria: tutti la fotografano per il fascino indiscreto dell’imperfezione. Parliamo della Torre di Pisa, il campanile più riprodotto fra quelli del Belpaese, capolavoro dell’ingegneria, incantevole scenografia naturale, sul quale il quotidiano “Il Tirreno” ha promosso un concorso premiante chi ha saputo immortalarla con occhi diversi dal solito, valorizzandone aspetti nascosti ed insoliti.

Il simbolo indiscusso dell’Italia ed il prato più famoso al mondo, quello di piazza dei Miracoli, sono stati anche protagonisti al cinema in ben centoventi film nel corso del tempo. Nel 1969 vi soggiornano per due settimane Maria Callas e Pier Paolo Pasolini, con il secondo dietro la macchina da presa, per “Medea”, film al quale partecipano nelle riprese anche alcuni studenti dell’ateneo pisano grazie al docente di Cinema prof. Raffaele Monti.

Due architetture risaltano nella pellicola, rappresentanti il mondo della sacralità (Medea) e della razionalità (Giasone): la cittadella di Aleppo e la piazza dei Miracoli. Durante le pause Callas stava seduta all’allora bar Pieri in via Santa Maria, non era felice in quel periodo a causa di varie delusioni subite. A parte Pisorno, ovvero Tirrenia tra gli anni 30 e 50 succursale di Cinecittà, la piazza dei Miracoli a Pisa ha ispirato cineasti di tutto il mondo, dalla commedia all’italiana al cinema d’autore europeo, anche scandinavo, e poi autori statunitensi o cinesi.

Già nel 1948 con “Totò al giro d’Italia”, il principe De Curtis sale sulla Torre in bicicletta, poi un’altra decina di film tra i quali “La ragazza del Palio”, “Esterina” di Lizzani, “Rolls Royce tutta gialla” (1964) con un giovane Alain Delon e la bella Shirley MacLaine, pellicola quest’ultima dove la Torre pendente è protagonista per ben sei minuti consecutivi.

E poi “Padre padrone” dei fratelli pisani Taviani (1977), con Gavino che si siede su uno degli anelli del campanile, “Good morning Babilonia” (1987) sempre dei Taviani, un Superman in versione cattivo che, dopo aver sorvolato i lungarni, raddrizza la Torre in “Superman III” (1983), “Figlio mio, infinitamente caro” (1985) di Valentino Orsini, con Ben Gazzara, Valeria Golino e Mariangela Melato in cui Pisa fa da sfondo in squarci suggestivi, le goliardate di “Amici miei atto II” (1982) di Mario Monicelli, con il camioncino “Servizio Torri” dei quattro amici burloni, improvvisati operai in piazza dei Miracoli, che fanno reggere la Torre ai turisti tramite corde.

Ultimo, in ordine di tempo, il cortometraggio per la consegna del premio Nobel per la pace su Internet con il celebre campanile scelto quale simbolo dell’evento, approdato poi a New York in occasione della Giornata mondiale della pace. Per conoscere tutto del mitico rapporto tra la Torre ed il cinema italiano e non, è possibile consultare il libro di Alessio Carli “Cinedipendente”.

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