la tragedia di vaiano. PER SINISTRA ITALIANA È NECESSARIO UN CAMBIO DI STRATEGIA

Dopo la morte di due lavoratori a causa di un incendio di una casa trasformata in laboratorio di confezioni occorre riaprire il dibattito sul funzionamento del sistema produttivo locale e sui controlli all'interno dell'intera filiera tessile pratese
L’immobile dove hanno trovato la morte due operai cinesi

PRATO. Il primo dicembre 2013 un incendio divampò nel laboratorio di pronto moda della ditta “Teresa Moda” nel cuore dell’area industriale pratese causando la morte di sette operai.

Dopo meno di quattro anni è accaduto di nuovo, due lavoratori sono morti a causa di un incendio di una casa trasformata in laboratorio di confezioni.

È necessario ribadirlo: ancora una volta sono morti due lavoratori, un uomo e una donna.

Questa ennesima tragedia riapre con drammaticità il dibattito sul funzionamento del sistema produttivo locale e sui controlli all’interno dell’intera filiera tessile pratese.

Dal settembre 2014 è stato avviato da parte della Regione Toscana un piano triennale di potenziamento delle attività di controllo nell’area vasta, in particolare su Prato l’intervento ha riguardato quasi totalmente le aziende di confezioni gestite da cittadini di nazionalità cinese.

Si è considerato questo controllo come momento centrale e risolutivo dei problemi che affliggono il territorio pratese e come mezzo persuasivo di integrazione.

Come dichiarato anche dal segretario Filctem-Cgil Massimiliano Brezzo i controlli sulle aziende di confezioni si sono rilevati non sufficienti e secondo noi impongono la necessità di un cambio di strategia.

Vigili del fuoco nei capannoni dei cinesi a Prato dopo un incendio

I riflettori sono puntati in modo unidirezionale sulla comunità cinese quando invece bisognerebbe avviare un sistema di controllo su tutta la filiera produttiva a partire dai committenti del mercato e dai proprietari immobiliari.

Come scrisse Marco Revelli all’indomani del rogo di “Teresa Moda del 2013, “Prato è un frammento del nostro mondo globalizzato. Non è certo un residuo di barbarie dentro un mondo civilizzato, è il codice con cui lavorano non le micro imprese da sottoscala o i capannoni diretti da cinesi schiavisti, ma le grandi multinazionali.

Fanno finta di non vedere il vantaggio per le griffe, per gli acquirenti di quei prodotti e per i proprietari dei capannoni affittati o venduti ai cinesi: tutto questo è stato un puro meccanismo di mercato”.

È perciò necessario che le forze politiche e sociali della sinistra lavorino per invertire la rotta di un modello produttivo che impone velocità, compressione dei costi, aumento disumano dei ritmi di lavoro ed annullamento dei diritti.

Andrea Martinelli – Segretario sinistra italiana Prato

Alessia Petraglia – Senatrice Sinistra Italiana

 

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