LA VARIANTE AL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE

Moreno Seghi, Rinaldo Vanni e Renato Ferretti
Moreno Seghi, Rinaldo Vanni e Renato Ferretti

PISTOIA. Nella sala “Nardi” in Piazza San Leone, il Presidente Rinaldo Vanni ha presentato la variante generale al Ptcp, piano territoriale di coordinamento provinciale, in sostanza il piano strutturale della provincia.

«Non si tratta solo dell’adeguamento alla nuova legge urbanistica regionale e al piano paesaggistico. Sarebbe limitativo pensare che sia un’ordinaria manutenzione degli strumenti di pianificazione: siamo di fronte ad una impostazione strategica sovra comunale, un po’ il contrario delle vecchie linee guida dei piani intercomunali di coordinamento, troppo spesso configgenti con i singoli territori e quindi sterili. La Regione poteva osare di più, evitando di lasciare i piani strutturali ai comuni, ci sono intrecci tra territori limitrofi».

Il Presidente Vanni ha voluto specificare che con la nuova legge Delrio le province, evidentemente tutt’altro che abolite, hanno visto rafforzato il loro ruolo e competenza nella pianificazione strutturale. Il responsabile dell’area “strategie di governance territoriale” Renato Ferretti ha aggiunto che una legge del 42 prevedeva i piani territoriali di coordinamento, ma solo tra i 90 e i primi anni del 2000 le province si sono dotati di questo strumento. Pistoia lo ha fatto nel 2002 e nel 2009 è stata prodotta la seconda variante: quella attuale che, dovrebbe concludersi in circa 14 mesi è appunto la terza.

Verrà attivata la partecipazione dei cittadini – la democrazia comporta inevitabilmente dei tempi – e Moreno Seghi sarà appunto il garante della comunicazione e della partecipazione. Il dirigente provinciale ha fatto presente che il piano territoriale di coordinamento «non è un’attività che inizia oggi e dopo enne mesi finisce: il piano deve essere mantenuto aggiornato, monitorato con banche dati e sempre».

Il Ptc si compone di un quadro conoscitivo del patrimonio territoriale, di una parte statutaria e di una parte strategica. Quest’ultima individua gli obiettivi e gli indirizzi da seguire nelle trasformazioni socioeconomiche, con particolare riferimento alle aree agricole, boschive, collinari e l’integrazione tra infrastrutture e diverse modalità di trasporto.

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