LA VERA STORIA DEL BELL’ANTONIO

Il cast del Bell'Antonio al Montand
Il cast del Bell’Antonio al Montand

MONSUMMANO. Ci ha pensato Giancarlo Sepe a rendere omaggio, doveroso, alla versione originale de Il bell’Antonio, di Vitaliano Brancati, che il regista pistoiese Bolognini snaturò del tutto offrendolo al pubblico cinematografico come l’elogio della raffinatezza di Marcello Mastroianni.

Dimostrazione tangibile si è avuta ieri sera, quando il cast teatrale è andato in scena al Montand di Monsummano Terme, riportando l’opera nei suoi binari naturali e offrendo il quadro veritiero del dramma di Alfio Magnano (Andrea Giordana), quando scopre che il figlio Antonio, il bell’Antonio (Luchino Giordana), che tutta Catania immagina infaticabile rubacuori, soffra in realtà di impotenza.

A scoprirlo e rivelarlo è la moglie, Barbara Puglisi (Giorgia Visani), la bellissima figlia del notaio Puglisi (Michele De Marchi), che racconta al padre di essere ancora illibata dopo tre anni di matrimonio.

Anche nel film di Bolognini c’erano questi ingredienti; mancò però, alla pellicola, tutto il back ground storico, perché lo scrittore Brancati ambientò il suo romanzo in Sicilia nel ventennio fascista, mentre il regista Bolognini lo catapultò negli anni ‘50, affidando i panni del protagonista ad un incommensurabile Marcello Mastroianni, già troppo grande allora, per incarnare il neo laureato Antonio Magnano e spolverando lo scritto di tutta la componente storico-sociale che l’autore invece aveva sottolineato e denunciato.

In teatro, però, almeno ieri sera, le cose sono funzionate alla perfezione: Ermenegildo Fasanaro (Giancarlo Zanetti), lo zio di Antonio, uomo d’affari contrario al regime, capisce il dramma del nipote: è a lui, infatti che Antonio confessa la propria impotenza, dando allo spettacolo, che gode di un buon ritmo per tutta la rappresentazione, il momento della drammatica solennità; Rosaria (Elena Callegari), la madre di Antonio, è pronta a ricucire ogni strappo familiare, difendendo la presunta virilità del figlio anche al cospetto dell’evidenza dell’impotenza; sorvola sull’infedeltà coniugale del marito e rappresenta l’ideale anello di congiunzione matriarcale della Sicilia di quegli anni; anche la zitella Elena Ardizzone (Simona Celi) si ostina a desiderare il suo Antonio fino a rasentare la follia, non arrendendosi prima al matrimonio combinato con l’avvenente Barbara Puglisi (Elena Callegari, una statuaria femmina dalle mandibole scolpite) né dopo al cospetto della dichiarata e nota impotenza del giovanotto. Anche l’avvocato Ardizzone (Natale Russo), un uomo modestissimo costretto a fare la banderuola che sposa puntualmente la causa vincente e Padre Raffaele (Alessandro Romano), che si augura addirittura la morte, o la cecità, del giovane Antonio, reo di portare in paese la serpe del desiderio, rendono pane all’intera ambientazione.

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