L’AFRICA AGLI AFRICANI

Senza parole
Senza parole

FORTE DEI MARMI. Due ragazzini, sui dieci anni, transitano sulla passatoia tra gli ombrelloni del Bagno Carla, sono appena usciti dall’acqua e uno dice di aver comprato una figata, una moto da acqua, l’altro appare moderatamente interessato e comunque apprezza.

Nello stesso momento un bambino di 4 o 5 anni in centro Africa è arrotolato su se stesso, è assediato dalle mosche ma non le sente perché muore, da solo, nella polvere con quelle mosche addosso.

Dopo una mezz’ora i due ragazzini, al Bagno Carla, entrano ed escono dalle onde davanti alla spiaggia curata, ondulata, ventilata e allestita di tende e lettini, sdraio e tavolini lindi e pinti, poi, finito il bagno, risalgono verso le cabine e quello che aveva raccontato di aver comprato la moto da acqua adesso si lamenta, allegramente, del fatto che il telefono nella tasca gli fa scendere il costume.

Intanto quel bambino nel centro Africa ha esalato il suo corto e ultimo respiro.

Che c’entrano questi ragazzini fortunati con quel bambino senza futuro?

Avrebbero potuto fare qualcosa i padri dei due ragazzi. Forse l’hanno anche fatto, avranno partecipato a raccolte di fondi dell’Unicef, della Croce Rossa o di altre associazioni internazionali, avranno pagato quanto il fisco gli ha imposto e parte di quel tributo sarà andato a finire negli stanziamenti che il sistema europeo e sovraeuropeo destina agli aiuti per l’Africa. Ma una enorme fetta di quei versamenti, è noto, resta nella burocrazia della struttura che fa da tramite (si dice addirittura il 95%), ai destinatari arrivano le briciole delle briciole.

Di certo la differenza, il divario tra le condizioni degli esseri umani è clamoroso e a pensarci fa stare male.

Che si può fare?

Interessi milionari si agitano intorno alle ricchezze naturali del continente africano e chiunque di noi individualmente può ben poco.

È questo il gesto giusto...?
È questo il gesto giusto…?

Non sono moltissimi anni che anche qui in Europa, la guerra, la malattia e la miseria si portavano via stuoli di bambini e famiglie intere, però siamo cresciuti, ci siamo organizzati, affrancati da forme di stato e di governo vessatorie, abbiamo prodotto farmaci e debellato molti dei più tremendi mali.

Qualcuno sostiene che serva una nuova colonizzazione dell’Africa che non ce la farebbe a crescere con le proprie forze, abusata dai mercanti di armi e dallo sfruttamento delle risorse da parte dei potentati del mondo.

Perché non dovrebbero essere gli africani stessi – compresi quelli emigrati – a riprendersi in mano il continente nero, tanto ricco quanto sfortunato? Non è strascicando i piedi sulle spiagge o nei parcheggi a elemosinare un euro, né vendendo fumo ai ragazzini davanti alle scuole che tanti uomini giovani e forti aiutano la causa della terra che ha dato loro i natali.

Se ci sono potentati che sfruttano e schiacciano i più deboli, non è pensabile che smettano per liberalità, è necessario che chi è sfruttato si ribelli, si organizzi per la libertà, chi ha tanto sofferto e ora ha raggiunto l’aldilà del mare, deve sentire il bisogno di impegnarsi, subito e più degli altri, perché nessun bambino muoia disperato nella polvere di Luanda o a Freetown, né in nessun altro luogo…

A certi cooperatori nostrani potrebbe sembrare un’eresia, ma pazienza.

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3 thoughts on “L’AFRICA AGLI AFRICANI

  1. Cara Paola, circolano un sacco di luoghi comuni sull’Africa. la gente pensa che là da sempre muoiano di fame. Ma non è così. Ai primi del Novecento l’Africa nera era alimentarmente autosufficiente e. Lo era ancora (al 98%), nel 1961. L’autosufficienza è scesa all’89% nel 1971, al 78% nel 1978….oggi l’Africa, da esportatore di materie prime alimentari è un importatore che dipende per la propria sopravvivenza, dalla “carità” spesso pelosa, dell’Occidente e della Cina, per il 70% del proprio fabbisogno alimentare. Come è stato possibile tutto ciò? Grazie al nostro interessamento. Infatti dopo una breve stagione post colonialista, dove li abbiamo lasciati in pace, probabilmente a seguito di una presa di coscienza (che però è durata poco) della ingloriosa storia coloniale…abbiamo deciso che “andavano aiutati”, anche se loro non lo chiedevano e non ne avevano bisogno…erano autosufficenti, non morivano di fame. Così un mucchio di fessi in buona fede, supportati da gente che fessa non era, ma voleva semplicemente rimettere le mani su quello che aveva dovuto mollare, sono andati a portargli da mangiare e sopratutto a portar loro un modello di sviluppo che è la causa prima del collasso alimentare in primo luogo e poi anche economico, civile e politico dell’Africa di oggi. Sarebbe lunga la faccenda….ma intanto io dico: se questi sono i risultati, per favore non aiutiamoli più. Se abbiamo a cuore davvero la vita di quei bambini smettiamola….torniamo a casa! Lasciamoli in pace!
    Massimo Scalas

  2. concordo…il mondo è pieno di gente che fa cose per “sentirsi buono”, quando buono non è….ma i buoni non esistono. Esistono quelli che si lasciano vincere da impulsi terribili e quelli che li combattono con successo.
    Notte!

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