LAGHI PRIMAVERA, RITRATTO DI UN PAESE FINITO

Quante chiacchiere e quanti danni per realizzare una “muraglia cinese” che costerà 17 milioni di € e non salverà la Piana pistoiese dalle alluvioni perenni!
Quarrata sott'acqua vista dal cielo
A Quarrata e nella Piana l’acqua arriverà comunque…

PISTOIA. Ci sono tre circostanze, emerse durante e a partire dall’assemblea di Ponte alle Tavole, che fotografano perfettamente un’Italia che non può salvarsi. O almeno con le attuali condizioni politiche, istituzionali, sociali, umane e culturali al contorno.

Non parlo certo del fatto che la politica potrebbe scegliere di diventare grande, cosa che non farà, e riprendere la previsione urbanistica di buon senso che individuava la cassa d’espansione a Bottegone.

Il consigliere Alessio Bartolomei (come già qui è stato scritto) ha ricordato che l’allora assessore provinciale Giovanni Romiti, residente in quei paraggi e vicino alle istanze di alcuni vivaisti del posto, riuscì, grazie al proprio peso politico e al comitato “Il Guado”, costituito ad hoc, a boicottare la realizzazione dell’infrastruttura idraulica proprio nel posto più adatto.

Il Comune di Pistoia riuscì perfino a rendere possibile l’edificazione dell’ospedale in una zona di pertinenza fluviale, il campo di volo, golena naturale dell’Ombrone, ma come detto questi sono tutt’altri discorsi.

La prima circostanza, generale, è che la famiglia Noci – quella che il progetto intenderebbe confinare letteralmente all’interno della cassa d’espansione – richiese e si vide negato il permesso per l’installazione di un pannello fotovoltaico sul tetto della propria abitazione.

Giovanni RomitiLa filiera degli enti (Comune, Soprintendenza e via cantando) istituzionali motivò il rifiuto con il vincolo paesaggistico: proprio quello che finora è stato ignorato in fase progettuale della “muraglia cinese” e proprio quello che il Comune chiede oggi alla Regione Toscana di rimuovere dall’area del parco urbano dei Laghi Primavera, per così procedere nella fase esecutiva.

Ecco, visto che dai tempi di Giolitti e del suo aforisma “per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”, pare che nulla sia cambiato, non converrebbe almeno disboscare tutta quella giungla di enti, uffici e autorità (con super dirigenti e comodi funzionari) che, come abbiamo visto, servono solo per bloccare le iniziative di sviluppo creative e utili (pannelli fotovoltaici) e per veicolare, a norma di legge, operazioni improcedibili per le persone normali rispettose delle norme (pianificazione casse espansione ai Laghi Primavera, accordo di programma per il campo di volo – anche quello a suo tempo vincolato)?

La seconda circostanza è stata l’aver visto la filiera istituzionale partecipare all’assemblea senza aver risposto alla domanda per cui era chiamata a render conto ai cittadini: i 17 milioni di euro per la cassa d’espansione ai Laghi Primavera sono o non sono la soluzione per mettere in sicurezza la piana pistoiese? Sono o non sono, cioè, la soluzione al problema del territorio?

L’assessore Mario Tuci, politicamente, ma meglio pilatescamente [*], ha derubricato, specificando di essere un politico e non un tecnico. Il presidente del consorzio di bonifica Medio Valdarno (ex consorzio Ombrone-Bisenzio) Marco Bottino ha esaurito in tre minuti la sua supercazzola, per dirla con Andrea Scanzi, il giornalista di Il Fatto che gli ultras “democratici” vedono come fumo negli occhi e non sopportano in quanto ricorda costantemente loro – la verità non fa piacere – l’incantamento per il Panariello minore di cui sono caduti vittime.

Invece l’ingegnere David Malossi, progettista delle casse d’espansione, ha candidamente puntualizzato di aver lavorato alla variante del progetto del 2007 e che quindi non può rispondere di scelte progettuali altrui. Anzi peggio, quando dalla platea sono stati chiesti dettagli sulla voce degli espropri e relativi costi, capitolo non banale di un progetto, ha risposto di non essere in grado di entrare “in questi dettagli”.

L’area dei Laghi Primavera
L’area dei Laghi Primavera

Insomma, avete capito perfettamente: siamo in «terra di nessuno», dove nessuno risponde di come vengono impiegati i soldi pubblici e in base a quale logica/criterio vengono prese le decisioni, e l’unica pseudo e generica giustificazione è che “l’Autorità di Bacino deve comunque mitigare 24 milioni di metri cubi d’acqua e i 600mila dei Laghi Primavera fanno numero”. E la Regione spende 5 milioni di euro all’anno per organizzare la partecipazione…!

Terza circostanza, da censurare, è stato l’intermezzo regalato alla platea da Stefano Cecchi, capataz del Pd di Ponte alle Tavole, che ha preso il microfono per uno sterile quanto puerile, ancorché premeditato, intervento provocatorio. Ha cercato di contrapporre i cittadini interessati alla salvaguardia del bene comune Laghi Primavera a quelli della piana, a cui è stato fatto credere che con la cassa d’espansione pistoiese non avranno più l’acqua in casa. Anche Enrico Guastini sulla propria pagina facebook (vedi) ha raccontato l’ameno siparietto, all’interno di un’ampia e accurata analisi della serata.

Mauro Chessa ha così colto l’occasione di spiegare a Cecchi che ci sono due problemi da tenere distinti: da una parte la sicurezza delle acque alte, dall’altra di quelle basse, cioè nella Piana che si allaga ogni anno. Qui il problema è dovuto al fatto che i torrenti affluenti dell’Ombrone, come il Quadrelli, non riescono a scaricarsi ed esondano.

Tra l’altro lo stesso Daniele Manetti, vero e proprio pasionario dell’opzione casse d’espansione, è perfettamente consapevole che La Ferruccia, Valenzatico e limitrofi non saranno messi in sicurezza dall’infrastruttura in oggetto… Ma qualcosa bisogna pur sempre sperare!

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[*] – Pilatescamente. Sì, perché in questa Italia non esistono, e nessuno se le assume, le responsabilità, come ha documentato anche la iena Giulio Golia a Carrara.
Il Sindaco, cui erano arrivate segnalazioni dal Genio Civile e da cittadini sulla pericolosità dell’argine, sì è autoassolto perché “la competenza è della Provincia” e lui ha inoltrato correttamente le segnalazioni ricevendo la rassicurazioni che “va tutto bene”.
Il Presidente della Provincia si è autoassolto perché “è un politico, non un tecnico, queste responsabilità sono dei dirigenti o comunque dei tecnici”.
I dirigenti provinciali, non i diretti interessati ma dei colleghi, hanno fatto intendere che le verifiche sull’argine in polistirolo risultavano proceduralmente corrette e non sussisteva alcuna criticità.
Morale: magari l’impresa appaltatrice nel frattempo è fallita e i dirigenti in questione staranno accelerando per la pensione; nessuno ancora una volta sarà responsabile ma almeno la forma è salva.

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