LAING & TELEFONATA-GHIGLIOTTINA: «FATTO, AVANTI TUTTA!»

Simona Laing: ne parlerà Il fatto Quotidiano?
Simona Laing: ne parlerà Il fatto Quotidiano?

PISTOIA. Che la questione Laing non fosse – come erroneamente credevano i Pd pistoiesi, generalmente non molto perspicaci nell’intuire finezze – una cosa da prendere sottogamba, lo avevo immaginato sin dall’inizio.

Tanto più quando sono iniziate a circolare le voci sulla famosa telefonata – di cui tutti a Pistoia sanno, di fatto, il contenuto e l’autore – con cui alla Laing la democrazia del Partito Democratico aveva tentato di imporre il silenzio fino a che (dato il no della coraggiosa dirigente di Farcom) la sua testa è stata mozzata e immolata sul patibolo di una rivoluzione (! ridicola !) in nome del «cambiamento di verso»: probabilmente dalla semplice boccaccia alla pernacchia e non altro.

Ho sempre creduto – e ho sempre detto – che quella brutta storia di minacce e offese sarebbe stata materia adatta alle stanze romane, più che a quelle (reticenti e torbide) della provincia toscana: una piccola provincia toscana, forse la più piccola di tutte quante le province toscane.

Fatto sta che, dalla conferenza stampa della Laing allo Spazio di via dell’Ospizio, e da quando la sfidante decapitata ha ufficialmente parlato, in pubblico, della telefonata, la fibrillazione è arrivata alle stelle. Non poteva essere diversamente e ci sono stati, per forza, i ritorni.

È cosa certa che Il fatto ha telefonato alla Laing. È certo – per quanto ne sappiamo – che Il Fatto ha il file della telefonata. Ha chiesto alla Laing l’autorizzazione a pubblicare. La Laing ha risposto – da quel che sappiamo – di no. Ma è  probabile (nessuno potrebbe, però, metterci la mano sul fuoco) che, se non domani, 16 aprile, nei prossimi giorni quel file possa essere, come si dice in ambiente universitario e non solo, sbobinato e pubblicato. Se i colleghi del Fatto lo faranno, anche senza l’autorizzazione della Laing, come giornalista con 43 anni di scrizione all’albo e venti di professionismo, non potrò che fare un plauso all’iniziativa: costi quello che costi.

Sappiamo che quel file è arrivato al segretario regionale del Pd, Dario Parrini, e a Agostino Fragai. Ed entrambi hanno – chi in un modo, chi in un altro – declinato [s]garbatamente l’invito a occuparsene, ma con le fuffe ovviamente più incredibili, dato che, se un partito (che non dovrebbe essere un club privato) si dà delle norme e delle regole (quelle per cui la Laing non poteva e non doveva essere decapitata/epurata!), non può, in corso d’opera, disattenderle come semplice cacca. Se non altro perché quel partito è sempre quello che, nonostante l’ingresso massiccio dei “furono democristiani”, si rifà (ma quanto degnamente?) alla questione morale di un suo famoso segretario.

Bene. Dato tutto questo, ripeto: se il caso sarà portato alla luce, non potrò che constatare con soddisfazione che, forse, la Resistenza, di cui la sinistra si è sempre riempita la bocca, forse a qualcosa è servita; anche se non a tutto almeno a far vedere gran parte fino in fondo.

E a chi – non so bene fra Parrini e Fragai – ha detto che è cosa indegna e ignobile il solo fatto che la Laing abbia registrato, mi viene da dire solo una cosa: lasci il posto che occupa, torni a casa a lavorare e smetta di filosofare; ma soprattutto si vergogni, da democratico, di parlare così.

Al Fatto mi viene da dire: Avanti, Savoia!

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