L’AMIANTO DI PUBLIACQUA: ALLARMISMO E APPROSSIMAZIONE

Amianto
Amianto

PISTOIA. Una recente campagna mediatica su facebook e sui giornali è riuscita a toccare le giuste corde della paura irrazionale e a ottenere dai gestori vaghe promesse di analisi e di sostituzione delle tubature incriminate. In questi giorni è partita anche una petizione. Niente di male. Anzi bene procedere alla verifica quantitativa e all’ammodernamento degli impianti.

Ma quanta confusione e quanta approssimazione in questo tipo di denunce che si vantano di essere serie e scientifiche e invece la verità la raccontano a metà, dicendo solo ciò che fa comodo.

Vorrei riassumere quello che ho trovato cercando da inesperto. Giusto per capire che il contesto è piuttosto articolato, e, più importante, non c’è veramente da essere allarmati. A cosa servono colpi di teatro come il presentarsi alla stampa con bottiglie di acqua e amianto invitando i presenti a bere? Come se chiedessi a qualcuno di bere candeggina… eppure è proprio l’ipoclorito di sodio che si usa per la disinfezione dell’acqua che beviamo.

Non vorrei che, gridando al lupo (o all’amianto), le persone decidano che è meglio bere acqua in bottiglia con le conseguenze che potete immaginare sulla salute pubblica (trasporto, plastica). Non sarebbe questo un bel risultato per chi si professa verde, ecologista e a favore dell’acqua pubblica!

Le prime contraddizioni si notano subito nell’articolo di denuncia [1]. Si dice che l’amianto nell’acqua è rischioso perché nell’uso domestico si trasferisce all’aria e quindi può essere inalato con i noti rischi di tumore ai polmoni e di mesiotelioma.

La mappa dell’amianto di Publiacqua
La mappa dell’amianto di Publiacqua

Una corretta osservazione, peraltro già studiata nel 1988 [2]. Però viene citato un articolo che parla di tumore al tratto intestinale [3]. Quest’ultimo studio, piuttosto recente, è anche citato nel corposo ‘Handbook of the water analysis’ [4] (965 pagine, ed. 2013) che dedica all’amianto il cap. 14, per un totale di cinque (su 965!) pagine che riassumono lo stato della conoscenza dei rischi per la salute per l’amianto in acqua. Accanto alla sopra citata referenza [3], secondo cui esiste una connessione tra amianto nell’acqua e alcuni tipi di tumori, c’è un altro studio che afferma l’opposto [5] basato su una accidentale contaminazione da amianto nel 1985 nella cittadina di Woodstock (proprio quella del leggendario concerto).

L’incidenza dei tumori sui 2500 abitanti è stata valutata dopo molti anni senza rilevare aumenti significativi di patologie gastrointestinali o polmonari. Per avere una idea dell’entità dell’incidente basti dire che docce e rubinetti erano intasati dalle fibre di amianto! Strano che si sia omesso di citare questo macroscopico precedente.

La conclusione, condivisa da altri articoli di review (si veda ad esempio [6]) è che non c’è ancora evidenza di un legame tra problemi alla salute e amianto ingerito.

Infatti se da un lato l’Oms afferma testualmente che ‘non è necessario stabilire linee guida per l’amianto in acqua potabile’ [7], l’Epa (US Environmental Protection Agency) ha precauzionalmente fissato il limite di contaminazione a 7milioni di fibre per litro [8] sulla base di studi effettuati sui ratti che hanno sviluppato tumori benigni all’intestino una volta ingerita acqua contaminata. Anche queste importanti determinazioni non sono state portate all’attenzione dell’opinione pubblica.

Un’ultima osservazione riguarda Risoluzione del Parlamento Europeo 2012/2065(Ini) che accenna ai rischi legati all’amianto ingerito, pur in un ambito di sicurezza sul lavoro e non di sicurezza domestica.

Un’immagine della campagna
Un’immagine della campagna

Il parlamento europeo non è una istituzione scientifica e infatti nella bibliografia del documento manca qualsiasi accenno ai rischi da ingestione di amianto. A titolo di esempio in questo atto parlamentare [9] si parla di viaggi nel tempo; non per questo i viaggi nel tempo esistono.

L’aspetto profondamente triste e grave di questa vicenda è lo sfruttamento implicito e spregiudicato di quei lavoratori che per aver inalato fibre d’amianto sono morti.

Il fine è la piccola rivendicazione politica o la guerra a Publiacqua che su altri fronti e con altri argomenti dovrebbe essere contestata. È un vero peccato che, sia da chi ne ha i titoli, sia dai mezzi di informazione, sia mancato, tranne alcune sporadiche eccezioni [10], un approccio serio, obiettivo e scientifico al problema.

L’unica cosa da fare adesso è analizzare le acque alla ricerca di fibre d’amianto e valutare i risultati rispetto alla normativa statunitense che è l’unica al mondo che fornisce valori di confronto. Per il resto sarebbe meglio abbassare i toni, per rispetto di chi è morto e di chi ha combattuto battaglie vere e autentiche sul problema dell’amianto che si respirava nelle fabbriche.

Giacomo Sguazzoni

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