l’asl delle veline e del tuttapposto. «PRIMA DI TUTTO L’EDUCAZIONE, SIGNOR DOTTORE!»

«Di certo, l’abbiamo capito che la parola d’ordine è “non spendere”, del resto i soldi scarseggiano e quindi scoraggiare e spingere verso il privato è una scelta obbligata per chi voglia mantenersi il posto nelle Asl...». «Personalmente, per chi non lo ricordasse, io mi sono sentito dire, allo sportello, “cazzi sua!” dalla gentilezza di una impiegata per la quale l’Asl non ha mai adottato alcun provvedimento»
Asl. E non sai dove entri
Asl. E non sai dove entri

PISTOIA. Se l’Italia è alla frutta, la sanità nazionale è in coma profondo. Ogni giorno, purtroppo ci ritroviamo a lamentarci per qualche mancanza più o meno consistente, ogni giorno gli utenti del sistema sanitario nazionale perdono un servizio, un sostegno, un aiuto da parte di uno dei più importanti servizi pubblici collettivi.

È molto importante aver chiaro che servizio pubblico non vuol dire affatto che non costa niente, costa anzi moltissimo, a tutti, sia a chi paga i tributi sia a chi non li versa perché quello che si spende in sanità è necessariamente sottratto a tutte le altre attività pubbliche.

Ne consegue che tutti gli operatori – dirigenti, medici e assistenti – devono essere ben presenti a se stessi e non immaginare di avere a che fare con una massa di malcapitati, ignoranti o incapaci su (o, peggio, contro) cui riversare le proprie frustrazioni.

Di certo, l’abbiamo capito che la parola d’ordine è “non spendere”, del resto i soldi scarseggiano e quindi scoraggiare e spingere verso il privato è una scelta obbligata per chi voglia mantenersi il posto nelle Asl.

Per esempio un ambulatorio pubblico dove non si trova nessuno all’entrata, alle cosiddette Informazioni, come si può interpretare?

Asl. E non sai a chi chiedere
Asl. E non sai a chi chiedere

Più si spende nei servizi meno soldi restano per gli stipendi dei dottori… Ma quella laurea che, dopo le fatidiche sette camicie, alla fine sono riusciti a conseguire, non per essere un medico ma per ergersi a faro dell’umanità data la possibilità di firmare la ricetta e bearsi della facoltà di imporre le mani come un Sant’Antonio taumaturgo… ebbene quella laurea non serve proprio a niente quando non si è in grado di interloquire civilmente con gli utenti (paganti, e comunque ciò non dirime).

Quindi ci rivolgiamo agli operatori del sistema sanitario: prima di tutto l’educazione, anche se venite dalla campagna, come insegnavano i nonni e come avete dimenticato appena avuto il posto pubblico. Se chi vi sta davanti è ammalato, sordo e/o ignorante, è un paziente (dal verbo greco paschein, soffrire) e vi paga comunque la seggiola.

Poi ai loro dirigenti: è un dovere del datore di lavoro assicurarsi sulla normalità dello stato psicofisico dei propri dipendenti, nonché verificare chi e come svolge determinati incarichi.

Un consiglio infine, se è lecito, a chi è paziente e ci legge: chiedete sempre il nome e cognome a chi si deve occupare di voi perché la responsabilità può e deve essere fatta valere.

[Paola Fortunati]


 

SÌ, MA CHI VIVE DI SPERANZA MUORE…

 

Peggio di una Vergine di Norimberga
Peggio di una Vergine di Norimberga

A MONTECATINI, dice il proverbio.

Personalmente, per chi non lo ricordasse, io mi sono sentito dire, allo sportello, “cazzi sua!” dalla gentilezza di una impiegata per la quale l’Asl non ha mai adottato alcun provvedimento (vedi).

Perché esistono due Asl, a Pistoia: quella ufficiosa e reale, con cui ogni giorno facciamo i conti; e quella ufficiale, strombettata e sviolinata dalle veline d’istituto, di cui avete un mirabile esempio qui e se non vi fermate alla superficie vi rendete conto che la velina parla non tanto come ufficio stampa, quanto come ufficio stampa & propaganda: non fa fare una dichiarazione alla direzione dell’azienda (si parla di denunce – andate a leggere – contro dipendenti: cose serie, non caccole!), ma informa con sussiegosa superiorità e freddezza delle punizioni (se l’Asl potesse, perfino corporali: dalla frusta alla Vergine di Norimberga) e accredita che all’Asl si fanno le cose serie –senza però fare minimo cenno al fatto che a Pistoia ci sono ben 70 posizioni organizzative (quattrini da pagare da parte del paziente per il personale dipendente: un numero spropositato, 70, più alto di quello di Careggi); una delle quali proprio sua, della velina d’istituto.

Ecco come stanno in realtà le cose, cari pistoiesi che volete bene alla sanità di Rossi e della Saccardi: gente che rivoterete anche se, per premio, vi spellassero vivi come in sacrificio al dio Xipe-Totec.

È vero che dovete resistere con le unghie e con i denti: ma non illudetevi. Finché non li manderete tutti a casa a calci in culo – intendo dire i politici democratici della Regione – di speranze ne avrete poche.

Hanno il potere che gli date e se lo tengono: esercitandolo come i peggiori padroni che possiate immaginare.

E scusate tanto, ma… vi sta bene!

Edoardo Bianchini

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