L’ASL RESTITUISCE ALLA CHIESA GLI ARREDI DELLA CAPPELLA DELL’EX-OSPEDALE CASELLI

L'ex Ospdeale Caselli di Quarrata
L’ex Ospdeale Caselli di Quarrata

QUARRATA. [a.b.] Con delibera del direttore generale, l’Asl n. 3 (Ufficio Gestione delle risorse economiche finanziarie e strumentali) ha stabilito di cedere, a titolo gratuito “attestandone la totale legittimità ed utilità per il servizio pubblico”, alcuni arredi religiosi ancora contenuti all’interno del Presidio Caselli di Quarrata da tempo chiuso.

Si tratta di panche, candelabri, altare, tabernacolo. Tali arredi ospitati nella cappellina dell’ex Ospedale oltretutto sono risultati in pessimo stato di conservazione anche a causa delle notevoli infiltrazioni di pioggia presenti nell’edificio.

A richiederne la “restituzione all’uso cui erano destinati” e a denunciare il forte stato di degrado in cui versano i locali dell’ex cappellina, è stato don Maurizio Andreini a nome della parrocchia di San Michele Arcangelo.

Rivolgendosi al dottor Roberto Abati con una mail risalente al 18 dicembre scorso, don Andreini (sacerdote tra l’altro nato e cresciuto a Quarrata e attualmente in servizio presso la parrocchia di San Michele Arcangelo) ricorda che, nel corso di una visita ai locali della cappellina interna dell’ex ospedale, ha riscontrato che le infiltrazioni di acqua stavano danneggiando gli arredi religiosi: “Gli arredi presenti, altare compreso – scriveva – non hanno valore artistico ma sono oggetti il cui valore è dato dall’uso a cui sono destinati, ragione per cui sarebbe importante che tornino ad essere utilizzati nella liturgia del culto sacro”.

La mail di don Andreini
La mail di don Andreini

L’Asl, dopo i necessari controlli, ha verificato che i beni indicati “non risultano essere mai stati censiti all’interno del patrimonio dell’Azienda Usl 3 di Pistoia” ricordando anche che “il valore di questi arredi è esclusivamente di carattere religioso” e che gli stessi “non rappresentano alcuna utilità ai fini istituzionali dell’Azienda Usl 3 di Pistoia”.

Nel maggio scorso dalla cappellina dell’ex residenza sociale assistita (Rsa) di via Larga venne trasferita nella chiesa di Santa Maria Assunta di Quarrata una statua della Madonna di Lourdes, acquistata nel lontano 1996 con i compensi dell’associazione culturale “Il Tempo” i cui soci erano appunto gli anziani ospiti di quell’edificio.

Vedi: http://andreaballi.blogspot.it/2013/05/la-madonnina-degli-anziani-del-caselli.html

 

«FINIRÒ AL CASELLI»

 

Un'antica cartolina del Caselli
Un’antica cartolina del Caselli

UNA VOLTA, cari quarratini trapiantati di fresco nella dismessa città del mobile, e cari giovani (anche 40enni e 50enni) che non ricordano più, i cittadini doc dicevano ai loro familiari: «Quando son vecchio mettimi al Caselli» oppure «Finirò al Caselli come tutti».

Ricordo sempre – e oggi non senza un filo di commozione – i “poveri vecchi del Caselli”, quando da chierichetti, col prete, con don Ciottoli o il cappellano Magni, andavamo a dargli la benedizione di primavera o a visitarli per Natale e Befana.

Il Caselli era un “contenitore di male”, di male vero: la vecchiaia. Ma era nato per questo, per questo era stato lasciato per testamento ai quarratini (e non all’Asl!) e a questo serviva: a far sì che i vecchi di Quarrata non dovessero essere scaraventati in residenze assistite a decine se non a centinaia di chilometri di distanza.

In più, al Caselli si facevano – come si diceva allora – gli analisi del sangue (notare il maschile!) e i raggi (c’era la radiologia) e anche certe piccole, ma utili operazioni chirurgiche, come l’appendicectomia o i calcoli alla cistifellea. Ci aveva lavorato anche un medico notissimo: Faustino Vannucci. E i raggi li faceva – se ben ricordo – il dottor Conti, capace di dirti, dopo una lastra ai bronchi, «Smetti di fumare!», mentre aveva una sigaretta accesa in bocca.

Non c’è più il Caselli. Si iniziò a sacrificarlo negli anni 60-70 quando si partì per la riforma sanitaria e non si volle farlo passare – come si diceva allora – per “ospedale generale di zona”. Ricordo perfettamente la battaglia in Consiglio Comunale, tempi di Amadori: allora scrivevo per La Nazione.

Oggi quattrini non ce ne sono più. Né per il Caselli – già fatto dismettere da un pezzo – né per il Pacini di San Marcello, recentemente fatto transitare a miglior vita con la cosiddetta “opera di potenziamento” e i patti territoriali di Marroni, scritti nel bronzo.

La spending review, quel caro e inettissimo formaggione del prof. Monti, sant’Antonio Abate… e un sacco di altre fregnacce per dire che non c’è trippa per i gatti.

I quattrini ci sono solo per i dirigenti investiti, come i cavalieri del Medioevo, per volontà politica. La gente può anche schiantare. E il patrimonio lasciato dei benefattori di un tempo, come il Caselli, può andare tranquillamente in rovina e marcire sotto la pioggia.

Ma scusate: non era molto meglio quando c’era ancora il muro di Berlino e la “guerra fredda”…?

Edoardo Bianchini

P.S. – Qualcuno faccia leggere queste righe a Carlo Rossetti, buona memoria storica e… pronto a commuoversi anche lui.

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One thought on “L’ASL RESTITUISCE ALLA CHIESA GLI ARREDI DELLA CAPPELLA DELL’EX-OSPEDALE CASELLI

  1. Non potrebbero restituire alla cittadinanza anche il resto dell’edificio, e non solo gli arredi della cappellina, visto che lo stanno facendo marcire? E poi, visto che era stato edificato dalla cittadinanza, a che titolo o per decisione di chi entrò nel patrimonio dell’ASL ?
    Non ricordo di un referendum fra i cittadini, VERI PROPRIETARI, per deciderne la cessione.

    Roberto Trinci (da Facebook)

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