lavoratori (neri in nero). DON BIANCALANI OFFRE MANOVALANZA?

A “In Onda” La7, Don Biancalani dichiara che i suoi ospiti migranti, lavorano nelle industrie dell’indotto cinese a tariffe ridicole e non regolarizzati. Questo non è un problema e se lo fosse, non è suo ha detto serafico
La senatrice Borgonzoni in contraddittorio con Don Biancalani a In Onda

PISTOIA. Ancora una volta, la realpolitik, schiaccia e annienta la “politica degli ideali” intrisa nella retorica del mainstream.

È stata la senatrice Lucia Borgonzoni a contestare a don Massimo Biancalani in diretta, durante la trasmissione “In onda” una contraddizione che emergeva nella narrazione del sacerdote pistoiese, intervistato nella diretta Tv sulla condizione dei suoi giovani ospiti africani, oramai famosi in tutta Europa.

Intanto che Dacia Maraini e Parenzo gettavano “acqua sul fuoco”, la Borgonzoni protestava per la evidente pubblicizzazione di una copertura (del parroco) nell’invio dei suoi ospiti in aziende dove vengono pagati 3 o 4 euro l’ora.

Dacia Maraini, pro “immigrazione spinta”

La difesa di don Massimo, è stata molto labile, richiamando la presenza delle distese di coltivazioni del Sud Italia, dove i migranti sono dimostratamente e notoriamente sfruttati e sottopagati, contestando altresì che lui “non si occupa di verificare” la collocazione al lavoro degli ospiti (ovvero se in regola o al nero) e che la senatrice, anziché fare eccezioni sulla precarietà che sussiste nel macrolotto pratese, farebbe meglio a costruirlo il lavoro.

Don Biancalani, sembra vivere in un mondo alla rovescia: prima si “ospitano le maestranze” e dopo si “cerca l’impiego” a prescindere dalla legge di Jevons, quella che regola la formazione del prezzo, frutto inesorabile dell’incontro della domanda con l’offerta.

Ci spiace di constatare il ricorso munifico alla retorica del parroco pistoiese che costruisce un nuovo paradigma sulla circostanza degli ospiti lavoranti neri a “nero”: i ragazzi “mandano i pochi soldi guadagnati alle loro famiglie, con grande sollievo per costoro”.

Insomma, par di concludere, “il fine giustifica il mezzo”.

Perché stare a fare dei distinguo sulla dimostrata collocazione dei migranti, nelle mani di spietati datori di lavori asiatici?

“Avanti africani” – sembra concludere Don Massimo – il tessile reclama gli sfruttati, e gli sfruttatori – d’ogni etnia o nazionalità – saranno sempre disponibili al reclutamento di giovani disperati, altrimenti nullafacenti.

Ecco risolto d’un botto, i mali dell’Africa, ovvero di una grande fetta dell’umanità.

[Alessandro Romiti]

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