LE GORE DI PISTOIA. PARTE SESTA

Presa della Gora di Candeglia sulla Bure di Baggio in via Crespole e Fabbriche
Presa della Gora di Candeglia sulla Bure di Baggio in via Crespole e Fabbriche

PISTOIA. Lo straordinario viaggio della Goricina di Candeglia inizia da una presa sulla Bure di Baggio, all’altezza del ponte presso cui via Crespole e Fabbriche si incrocia con via della Valle.

Si tratta dell’unica gora pistoiese ancora attiva, gestita dal consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno, il consorzio che lo scorso febbraio è subentrato al più noto e familiare consorzio Ombrone-Bisenzio.

Gli addetti di questo ente elettivo provvedono alla regimazione idraulica della Goricina sollevando o chiudendo le serrande di regolazione installate subito a valle del casottino di presa.

Il deflusso viene periodicamente interrotto durante l’anno, in teoria per la pulizia dell’alveo, e sistematicamente nei periodi di allerta meteo. In simili circostanze, ed è il caso di questi giorni, i residenti di via Santomoro e Valdibure in località “Il Mulino”, appena oltre la presa sulla Bure, sono costretti a convivere con una portata quasi stagnante di scarichi grigi e neri che, non diluiti dalle copiose acque della Bure, confluiscono, più o meno abusivamente, nell’alveo della gora e diffondendo in aria odori nauseabondi.

Particolare curioso, ma anche poco noto, del contesto dei luoghi, è rappresentato dalla piccola alcova che si incontra poco dopo l’altro ponte sulla Bure, in via Santomoro e Valdibure, appena superata una curva a novanta gradi e l’edificio che nel Novecento ospitava la gloriosa fabbrica di sparteina, esportata da Pistoia in mezzo mondo.

Per l’esattezza ci riferiamo ad una cella dal sapore romantico e spirituale, agibile e provvista di cancello metallico, dove secondo la tradizione san Felice si ritirava in preghiera.

Vista del ponte di via Crespole e Fabbriche dal ponte di via Santomoro e Valdibure
Vista del ponte di via Crespole e Fabbriche dal ponte di via Santomoro e Valdibure

A tratti coperta ma molto spesso scoperta e ben visibile, la gora lambisce l’abitato di Candeglia, a cui, fino a tre anni fa, forniva l’acqua per il lavatoio situato all’inizio di via Carota e Molina.

La strada in questione inizia proprio a poca distanza dal lavatoio e fino a tempi recenti arrivava a riconnettersi in via Antonelli all’altezza dell’area dove oggi si trova la Camposampiero.

La tangenziale “incompiuta”, che parte proprio da via Antonelli e termina alla rotonda di viale Italia, ha tagliato in due via Carota e Molina, e non a caso sul ramo breve di valle è presente la denominazione “primo tratto”.

Si ha ragione di ritenere, e ce lo ha confermato anche il prof. Mario Bruschi, autorevole storico e ricercatore pistoiese, che il toponimo, comparso solo recentemente, derivi dalla presenza di alcune proprietà della famiglia Caroti e, inevitabilmente, dalla massiccia dislocazione in serie, o ad asta – come si usa dire per le centrali idroelettriche che turbinano la stessa acqua –  di mulini da grano.

Questa via, dominata dalla campagna e da un paesaggio agrario inimmaginabile per una zona distante solo qualche km da piazza del Duomo, richiama per molti aspetti via Molina di Gora, con cui ha condiviso, nel passato, quella vocazione molitoria mantenuta per secoli da famiglie di mugnai.

L’ultimo mugnaio di Pistoia, Mario Ghelardini, ha prodotto la farina fino a un anno e mezzo fa nel suo mulino a pietra a circa cento metri dal circolo di Candeglia, attività, quest’ultima, oggetto di interessanti esperienze didattiche per diverse scolaresche locali. Nelle immagini in allegato si vede perfettamente la tromba del bottaccio e le pale in legno del ritrecine, alloggiate nei locali ipogei di evacuazione dell’acqua. Passeggiando lungo il corso d’acqua artificiale si nota anche un bottaccio riconvertito a terrazzo.

Veduta di Candeglia dal bottaccio del mulino con la gora in secca
Veduta di Candeglia dal bottaccio del mulino con la gora in secca

Attraversando gruppi di case, campi aperti e oliveti, una campagna insomma piena di biodiversità, dove non proliferano le coltivazioni intensive di stampo vivaistico come le palme, che iniziano solo nelle vicinanze di San Rocco e di via delle Mulina, la Goricina di Candeglia arriva ai margini della tangenziale, dove, interrata, si dirige verso il grattacielo-triangolo delle Fornaci.

In questo quartiere di periferia, una sorta di città nella città, dove in modo urbanisticamente promiscuo e con un effetto estetico tutto sommato complesso, insistono orti, antichi casolari contadini e numerosi palazzoni-caserma di qualità edilizia assai scadente, la gora percorre attualmente una deviazione che la conduce nel Rio Diecine, per la gente del posto “il fiume”.

La piazza delle Fornaci è stata recentemente restaurata e, divenuta presidio di integrazione e socializzazione, pullula di vita, di giovani e schiamazzi fino a mezzanotte inoltrata; in via Valiano Valiani (autiere 1918-1941), presso i tombini nel tratto compreso trai due rami di via Castel dei Guidi, è possibile distinguere il fragore sotterraneo delle acque della Goricina, come in conchiglia murmure di mare e anche qualcosa in più.

Anticamente invece il percorso del nostro canale superava l’attuale via Sestini interessando alcuni mulini, ultimo dei quali lo storico mulino Breschi, che ancora conserva, nel piazzale in via Nerucci, le austere macine in pietra.

Tratto dismesso della Goricina, ponte sul Diecine di via Nerucci e cancellino pedonale
Tratto dismesso della Goricina, ponte sul Diecine di via Nerucci e cancellino pedonale

Lasciato quest’opificio la Goricina doveva attraversare, grazie alla tecnologia del ponte canale, tre corsi d’acqua per entrare in Porta San Marco. Il ponte canale sulla Brana è stato distrutto durante l’ultima guerra mondiale e pare che non ne esistano immagini se non nella memoria di qualche anziano sammarchino.

Gli altri due ponti-canale compaiono nelle immagini in allegato e servivano per il superamento del Diecine e del torrente-canale intombato in via di Bigiano e Castel dei Bovani e fuoriuscente sul retro di via Tripoli, dove si unisce al Diecine stesso.

Correndo parallelamente al retro delle abitazioni di via Tripoli e allo stesso Rio Diecine, fino al decadente cancellino pedonale sul ponte di via Nerucci, in un’ampia e dimenticata area fluviale che attualmente aspetta solo di essere bonificata dalla campagna Puliamo il Mondo di Legambiente, la gora di Candeglia arrivava a confluire in un percorso attualmente coperto dal marciapiede ma più che riconoscibile per entrare in città.

Foto allegate: 1a.gora candeglia1b.gora candeglia2a.gora candeglia2b.gora candeglia

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