LE GRANDI OPERE D’ARTE CHE FARANNO GRANDE PISTOIA

Giardino Volante di Villa Capecchi
Giardino Volante di Villa Capecchi

PISTOIA. Onestamente la provincialità non ci fa difetto: molte volte siamo veramente dei provinciali, come si usava dire. Oggi che ci stiamo irrimediabilmente trasferendo forzosamente nell’area metropolitana dobbiamo cominciare a sentirci tutti romani, napoletani, parigini o bostoniani, perdinci!

D’altro canto in via degli Armeni, dove ha sede Villa Capecchi, ci transitiamo noi, mica i napoletani o i romani. Gli islamici, i turchi, i marocchini e i senegalesi con annessi albanesi e rumeni, anche loro ci transitano – mi riferisco a quelli residenti in Pistoia – e quindi anche loro, con la loro presenza, fanno di noi, e cioè di Pistoia, una città ed una civiltà multietnica e multirazziale. Con buona pace degli autoctoni, sempre meno e sempre più fessi.

Le stesse piccole e familistiche attenzioni di cui la Fondazione ci onora, con il suo finanziamento di settecentomila € più Iva per rifare artisticamente il giardino di Villa Capecchi, lasciando poi a noi cittadini – consenziente il Comune del compagno Bertinelli – l’onere della sua manutenzione, dovrebbero indurci a riunirci in via de’ Rossi, sede della benemerita Fondazione, per manifestare al Mecenate (con i nostri soldi) Papa/Papà Ivano tutta la nostra riconoscenza.

Solamente un provincialotto può avere da ridire sul fatto che i registi di tale opera siano figli d’arte, dall’arch. Lapo Ruffi, all’arch. Angiolo Mainolfi, alla dott.ssa Stefania Gori; e solo un provincialotto malizioso può notare che i figli, tramite la Fondazione Caripit, commissionino (o siano indotti a farlo) ai padri le imperiture opere d’arte che, come “La luna nel pozzo”, sorellastra della fontana di Buren a Quarrata, tanto attrae i turisti che vengono ad ammirarla appositamente, salvo poi dare uno sguardo “di sguincio”, invitati da pistoiesi lì per caso, ai fratelli della Robbia, autori o quasi di quelle formelle fantozziane sulla facciata del vecchio Ospedale del Ceppo…

A onore del vero dobbiamo dire che la dott.ssa Gori non ha un genitore che compone opere d’arte come gli altri due: ha solo un genitore che certe “bellezze” le raccoglie e le ammira nella sua magione. Se qualcuno s’intende di mercato di arte comprenderà che anche la famosa “merda d’artista” valutata meno di una lira, con la promozione alle spalle che ne fu fatta, ne vale oggi, assieme alle altre opere di questo esimio artista, per lo meno qualche milione. Anche se sempre di merda si tratta. Ed anche se c’è chi investe in titoli di stato o in “ruggine” o cemento, ognuno, grazie a Dio, sceglie come gli pare, anche se più o meno con furbizia e a lungo termine.

Piero Manzoni. Merda d’artista: un altro modo di investire...
Piero Manzoni. Merda d’artista: un altro modo di investire…

Qui ricadiamo nel provincialismo. So però che mentre molti giardini pistoiesi sono preda di cacca di cane per l’ignoranza e l’inciviltà dei loro padroni, nonostante i giochi per bambini lì posizionati e nonostante le continue lamentele dei cittadini, si accetta di manutenere un giardino pubblico, quale Villa Capecchi, sapendo che il costo di manutenzione sarà sottratto ad altre aree pubbliche perché non ci sono più soldi.

Questa è demagogia allo stato puro. Così le “opere” dei vari Ruffi e Mainolfi acquisteranno valore e buon per chi se le è comperate con quattro talleri. Anche questo è investire.

Perché non posizioniamo queste “opere d’arte” nei giardini di via Mazzini? Giardini troppo popolari per siffatte “bellezze”? Vogliamo proporre ai nostri fratelli dell’area metropolitana di collocarle in piazza Signoria, o nel giardino di Boboli, a Firenze?

Sai che investimento sarebbe!

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One thought on “LE GRANDI OPERE D’ARTE CHE FARANNO GRANDE PISTOIA

  1. La situazione è peggiore di ogni più funerea aspettativa!
    Questa mattina, passando di fronte al giardino, ho potuto notare l’installazione di uno dei primi manufatti: si tratta di un gigantesco gazebo in metallo azzurro (è solo la base antiruggine o rimarrà di quel colore?!) che occupa lo spazio che più degnamente sarebbe stato destinato a due alberi o quanto meno ad una siepe con panchine ombreggiate.

    A questo punto, non potendo contare sulla lungimiranza dei nostri degni (?) amministratori, non posso che propormi quale capofila di una banda di onesti cittadini che nottetempo (ma anche in pieno giorno: qualsiasi giudice ci assolverebbe come benefattori della Città!) vadano a smantellare questo orrore per rivendere il metallo all’ingrosso e ricavarne contanti da versare alle devastate casse comunali (magari per riaccendere qualcuno dei lampioni stradali spenti in centro).
    L’iscrizione alla banda di volenterosi è gratuita, ma sono sicuro che qualcuno pagherebbe per togliersi lo sfizio…

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