lecceto & dintorni. USI, ABUSI E SOPRUSI. DAL MONTALBANO VIOLENTATO ALLA PIANA SOTT’ACQUA: SIAMO MESSI MALE, MOLTO MALE

Altri cittadini si muovono e scrivono di loro casi gestiti in maniera non ortodossa. E scrivono: «Non vorrei che questa situazione di ingiustizia passasse sotto silenzio, perché si tratta di un comportamento che va a ledere coloro che hanno dei diritti, regalandone a profusione a chi non li possiede»

 

Primo Levi ci narra che nel Lager questa era la regola. Come pare che debba accadere in una forma di Lager democratico, ma di fatto gestito con criteri di privatismo globalizzato

 

NON CI SERVE LA BANDIERA

MA UNA LEGGE GIUSTA E VERA

 


 

Quarrata è ben rappresentata dietro a questa sorta di sbarre da carcere. Collina o pianura non fa molta differenza

 

QUANDO SCRIVO E DICO che il Comune di Quarrata è un problema sotto più punti di vista, anche se mi saltano addosso e cercano di imbavagliarmi, ipotizzando che io sia un delinquente abituale e seriale che massacra i cittadini privati (ma sono davvero privati certi cittadini che rivestono pomposamente anche ruoli pubblici come, ad esempio, quello di consulenti del tribunale o, proprio per questo, sono già entità pubbliche?), li perseguita, li rincorre, li bastona: altro non fo che analizzare un sistema di conduzione della cosa pubblica che tutto è fuorché cosa pubblica, e che molto ha del puzzo della gestione di tipo non privato, ma privatistico.

Ieri pomeriggio come direttore di Linea Libera ho ricevuto, nella casella della redazione, una lunga e dettagliata lettera/accusa di un cittadino che è indignato; che chiede aiuto e mi invita a dargli una mano per portare alla luce ciò che, in questa specie di “pentola a pressione” che è il Comune di Quarrata, non riesce a venire a galla, perché il coperchio è fissato come se ci fosse stato saldato.

Mi hanno fatto impressione le ultime righe della lettera:

«Non vorrei che questa situazione di ingiustizia passasse sotto silenzio, perché si tratta di un comportamento che va a ledere coloro che hanno dei diritti, regalandone a profusione a chi non li possiede».

Non ho bisogno di essere un magistrato di quelli che sono definiti nostri «giudici naturali» e che si divertono, fin troppo spesso, a manovrare e fare le leggi a loro immagine e somiglianza, dedicandosi a una filologia spicciola che è sintono netto – e non di rado – di grande ignoranza e impreparazione sotto il profilo linguistico.

Ho fra mano varie sentenze e decisioni che sono esemplari eterni di come non si debba fare il giudice e di come non si sa in che modo alcuni di loro possano essersi laureati e aver vinto un concorso.

Si passa dall’intelligenza astrale nel dire e scrivere in sentenza che un ricorso del lavoro, presentato pochi giorni prima del termine di decadenza stabilito per legge, “è evidente prova che il lavoratore non aveva intenzione di chiedere la riassunzione” (giudice meraviglioso, pistoiese e cresciuto a latte del 68 e princìpi di penicillio extraparlamentare di estrema sinistra filo-lavoratori); a quella abissale di un giudice che concede (le motivazioni sono state poi smontate in Cassazione, mi si dice) un assegno di mantenimento a signora divorziata che ha fatto domanda di ottenerlo, ma oltrepassando assai i termini per agire. E come si vede… ecco la legge che per gli amici si interpreta e per i nemici si applica. Questo è il tribunale di Pistoia: c’è quasi da essere certi che, se Renzi passerà da lì, non verrà solo assolto… Sarà portato agli onori degli altari con una bella aureola di “santo sùbito”.

Ma a Pistoia, che vive e regna sotto le capriate ben solide del tempio del Grande Architetto, ci sono pure – come dicevo – dei giudici filologi che scambiano i fischi per i fiaschi e le lucciole per lanterne. Giudici che, quando non sanno come dar torto all’evidenza dei fatti, sono capaci di sostenere, e motivare, che un testimone non è attendibile in quanto, avendo letteralmente deposto con la formula «mi risulta che etc.», nella testa del genio linguistico dell’Accademia della Crusca e della Semola, l’espressione significa “che il teste parla per sentito dire”!

C’è qualcuno che vuole incriminarmi anche per questa mia documentata affermazione? Perché parlo di fatti certi e affermo e ribadisco che, se un testimone dice «mi risulta…», ha la certezza del fatto: la stessa certezza che c’è nel “risultato di un problema”?

Ecco. In questo caso a me «risulta» – e provate a smontarlo, o scalpellini della lingua italiana – che il Comune di Quarrata adotta, poveri noi, comportamenti discriminatori a seconda dei casi e dei cittadini attuali.

Questo dice anche la lettera che ho nel cassetto e che pubblicherò: ingiustizia (è chiaro il termine o è da interpretare da qualche solerte Solone?) che nasce da un «comportamento che va a ledere coloro che hanno dei diritti, regalandone a profusione a chi non li possiede».

Inizia la campagna di stampa e il cartello scompare. Mistero della fede. Annunciamo il tuo stalkeraggio, Signore…

Ed ecco che si torna alla questione di Lecceto che – lo vedremo poi, nei fatti – è molto più estesa e generalizzata sul territorio del Comune con giunta dell’Anpi e bandiera civica – forse utile solo perché, sbandierandola, confonde e imbambola il cervello della gente come quello del toro dinanzi alla rossa muleta del toreador.

E chi sono i personaggi e interpreti di questa “recita a soggetto”? Èccoli nella cruda realtà dei loro nomi e cognomi. Rispuntano il perito elettrotecnico Marco Bai, capo dei vigili quarratini; l’ex impiegato Enel, Marco Mazzanti, sindaco esperto di burraco; il geometra Massimo Valensise, addetto alla viabilità e al verde pubblico e, infine, il geometra ingegner Iuri Gelli che – parodiando Dante – sovra gli altri com’aquila vola.

Non racconto niente – per ora – perché al momento non ho ancora studiato a dovere le carte, le mail, le foto, i documenti. E, contrariamente a quello che si vuol fare credere su di me, non sono assolutamente abituato a fare le cose “a capocchia”; né a buttar giù giudizi o a prendere iniziative da tasso alcolico ematico superiore al consentito.

Non sono per niente abituato a uscirmene a vanvera: e so ben leggere, scrivere e fare di conto. Quando avrò esaminato il tutto, abbasserò tre volte le luci e farò capire agli spettatori a teatro che… lo spettacolo sta per iniziare.

Intanto, per restare legati ai guai di Lecceto, tenete presente che, grazie a tutti gli atti posti in essere dagli amorevoli vicini e confinanti, mia figlia e il suo compagno da ben 13 anni

non possono ricevere visite

non possono far giungere operai e tecnici per le manutenzioni

non possono respirare perché, se escono sull’area a comune, c’è chi subito arriva a molestare

non possono andare su e giù per la strada privata (?) perché ci sono grappoli di telecamere male orientate che ledono il diritto all’immagine di chiunque transiti per via vicinale di Lecceto

Secondo voi, signori giuidici, è normale che chiunque debba scendere sotto gli occhi di tre telecamere? O certa gente ha dei seri problemi?

non possono sentirsi sicuri neppure riguardo alla posta che viene lasciata nella loro cassetta perché, appena passato il postino, c’è chi va a frugarci dentro

non possono telefonare, perché arriva qualcuno a sentire e a commentare ad alta voce

non possono uscire nell’orto (in abbandono da anni per le aggressioni che i lavoranti subivano da certe persone perbene, finché non dissero: «Non veniamo più, perché non possiamo essere molestati ogni volta che arriviamo»)

non possono – per questo stesso motivo – neppure fare l’olio con le olive delle 25 piante che in queste condizioni sono andate in malora

e sono costretti ad ascoltare farsi infamanti con cui si grida loro che “presto tutti i beni dei civici 10-12-14 saranno sequestrati (e da chi? Dall’anonima sequestri?) e loro saranno costretti ad andarsene da lì e, quando se ne andranno, ci saranno feste con bòtti e bòcce di champagne”.

Meno male che sarei io lo stalker seriale, feroce, persecutorio, vessatorio, violento e che gira con una mazza da baseball in mano!

La vera violenza si chiama catene & cancelli, muri e insulti, offese e ingiurie gridate in aria ai quattro venti

Avrei, da cittadino e da giornalista, un sensato consiglio da dare al signor Procuratore Capo di Pistoia, dottor Tommaso Coletta, che non ho l’onore di conoscere. È quello di avocare a sé, al più presto, il problema Lecceto; di aprire un’indagine, vera e approfondita, sul Comune di Quarrata; di dare così respiro non a Edoardo Bianchini, ma a tutti quei quarratini che – pur non parlando perché schiacciati, come le patate in puré, inibiti e intimiditi dal potere – sanno che a Quarrata l’amministrazione dell’Anpi adotta comportamenti che vanno «a ledere coloro che hanno dei diritti, regalandone a profusione a chi non li possiede».

Pace e bene agli oppressi!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Ricordate l’Art. 21. Non importa di cosa: basta la parola!

 

 

A MARCO SINDACO
NEL GIORNO DELLA
VIOLENZA ALLE DONNE

 

Se tu volessi far cosa gradita,
pedaleresti su per la salita
fino a Lecceto, là, sul Montalbano,
a toccar la violenza con la mano.
Ma tu non lo farai, caro Sindàco,
dedicandoti solo al tuo… burraco!

Peppe Della Riconca


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