lettera al direttore. L’IPOCRISIA DEI PALADINI DEI DIRITTI CHE VORREBBERO IMBAVAGLIARCI

«Non ho mai scritto, e mai lo farò, che una manifestazione ideologica rituale debba essere soppressa: credo profondamente nella libertà d’opinione, a differenza di molti giornalisti e lettori che sulla carta si definiscono liberali ma poi minacciano querele ogni minuto col preciso scopo di indurre al silenzio il solito dissenziente eretico»
Un gruppo di No-borders, ovvero coloro che combattono per l’abbattimento delle frontiere

PISTOIA. Caro direttore, utilizzo di nuovo questo spazio per confrontarmi direttamente con lei o, forse è più appropriato, sfogarmi con lei.

Ha presente il mio articolo sulla Giornata Mondiale del Rifugiato? Quello in cui descrivo tale evento come una pagliacciata in cui non si racconta la verità e a cui parteciperanno categorie di persone che ci stanno come il cavolo a merenda.

Scrivevo, e ne sono ancora convinto, che si tratta dell’ennesimo evento mondano, molto chic, per propagandare un’idea sottilissima ma al contempo con molta forza.

L’idea è la solita che ascoltiamo da anni e che negli ultimi tempi, dato l’interventismo di Salvini, si è triplicata in fatto di violenza nei modi: insomma non esistono i confini (Mattarella li ha definiti dei meri segni sulla cartina geografica), siamo tutti cittadini del mondo (della serie che stiamo tutti quanti facendo un Erasmus) e quindi è stupido pretendere di controllare e gestire i flussi migratori che ci ammorbano da anni.

E si può essere d’accordo o contrari alla politica salviniana, ma se si ritiene che l’evento fissato per il 20 giugno abbia altro significato da ciò che io ritengo veritiero, e se mi si vuole dare della testa di cazzo per ciò che ho scritto, lo si deve provare.

Guarda caso, direttore, è avvenuto tutto il contrario.

Gente indignata, gente sconvolta per le mie parole, minacce di vario genere senza però aver mai tentato, nei commenti, di abbattere la mia opinione fornendone una migliore. Sorge in me il dubbio, ma lei potrà contraddirmi tacciandomi di paranoismo, che in realtà non esista un’opinione migliore, più giusta, meglio articolata, bensì solo l’opinione minoritaria, fatta passare per maggioritaria, intrinsecamente violenta e che non prevede quella dissenziente. 

Non ho mai scritto, e mai lo farò, che una manifestazione ideologica rituale debba essere soppressa: credo profondamente nella libertà d’opinione, a differenza di molti giornalisti e lettori che sulla carta si definiscono liberali ma poi minacciano querele ogni minuto col preciso scopo di indurre al silenzio il solito dissenziente eretico.

Ebbene, non voglio una Giornata Mondiale del Rifugiato, ma ne voglio cento, mille. Evviva il pensiero difforme dal mio.

Ma, muovendoci all’interno del perimetro della solita libertà di critica, gradirei mi venissero fornite argomentazioni solide riguardanti l’errore che pare io abbia compiuto.

Sbaglio forse nel dire che ad eventi come questo, e che mirano ad esaltare una categoria di persone, vedi i gay pride, ormai partecipano le categorie più disparate e che niente hanno a che fare con questo genere di rivendicazioni?

Liberi i partigiani di ritenere la lotta lgbtq la nuova frontiera della resistenza, ma libero anche il sottoscritto di ritenere assurdo un approccio simile.

Sbaglio forse nel dire che, dopo l’erosione delle ideologie forti e classiche nel secolo scorso, oggi chi ha perennemente voglia di lottare ha bisogno di creare nemici e battaglie ad hoc, spesso banali e fondate su problemi inesistenti, e i termini che descrivono le categorie di cui sopra verranno quindi utilizzati per descrivere categorie che non c’entrano un tubo?

L’arrivo dei nuovi cittadini italiani

Direttore, vorrà dire qualcosa l’utilizzo dei termini “fascista, nazista, razzista” nei confronti di coloro che, in ordine di gravità, vorrebbero sommessamente un controllo maggiore dei flussi migratori verso l’Italia, vorrebbero che ogni bambino possa avere almeno inizialmente un padre ed una madre, vorrebbero poter sbagliare in buona fede utilizzando il termine razza senza per questo essere crocifissi e, per terminare con un tocco di classe, vorrebbero poter continuare a nutrirsi di carne di animali uccisi senza essere paragonati ai nazisti? 

Me lo dica lei, lei che sa giudicare meglio di me.

Cosa diavolo significa appioppare etichette contenenti significati così pesanti alle spalle di persone che tecnicamente non hanno mai sostenuto niente di tutto ciò? Io, dopo quell’articolo come dopo molti altri pezzi che ho scritto in passato, sono tornato all’interno del perimetro di quelle categorie: sono un pò fascista, un pò razzista, un pò omofobo e molto altro ancora. E per questo merito l’imbavagliamento.

Alla fine di tutto, mi trovo a pensare che la differenza vera e corposa tra me e lor signori stia proprio in questo: io mi arrogo il diritto di definire quella Giornata una colossale stronzata, loro ritengono che per questa mia opinione meriti la fustigazione, e io completo l’opera garantendo a loro il diritto di pensare tutto ciò.

Direttore, mi dica lei: parlare di libertà è passato di moda?

[Lorenzo Zuppini]

 

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