LETTERA AL VESCOVO NON ANCORA ARRIVATO

Al nuovo Vescovo di Pistoia
Al nuovo Vescovo di Pistoia

Illustre Eccellenza e futuro Vescovo di Pistoia,
lei è chiamato alla cura di una Diocesi ricca di conflittualità e tante problematiche, spesso spicciole e di bottega. Come semplici fedeli le scriviamo, con la massima umiltà e spirito costruttivo, al solo fine di poter meglio stabilire una sincera qualità delle relazioni umane, i veri grandi valori che la nostra comunità dovrebbe riscoprire e praticare senza ipocrisia.

Vorremmo che lei facesse come il Vescovo Simone, che riceveva i fedeli una volta alla settimana, in alcuni periodi anche due, senza filtri e senza mediazioni.

Spesso si presentavano anche dei disgraziati per rappresentare la propria indigenza, chiedendo soldi: il Vescovo Mansueto ha invece interrotto questi importanti momenti di apertura ai fedeli e di ascolto, introducendo una serie insopportabile di procedure burocratiche e accreditamenti che spesso si concludevano con un rifiuto del ricevimento.

Il Vescovo Mansueto manifestava pubblicamente e con eccessiva retorica interesse a problemi del nostro territorio che non era però in grado di risolvere. Celebrava ad esempio la messa in via Ciliegiole come per cambiare le sorti della Breda e scriveva allo stesso Presidente Letta come a voler indirizzare le scelte sulla grande fabbrica cittadina e a prendersi a cuore il futuro lavorativo dei tanti dipendenti.

Mansueto Bianchi
Mansueto Bianchi

Avrebbe fatto meglio ad avviare un’impresa, se la volontà era quella di risolvere il problema della paventata disoccupazione, o meglio ancora non avrebbe dovuto chiudere l’esperienza della casa di reinserimento “Il Tempio”, che offriva occupazione vera e reddito con la lavorazione dei metalli e del legno a non pochi individui.

O meglio avrebbe fatto a correggere opportunamente Luigi Egidio Bardelli nelle sue meandriche e – secondo sentenza recente – illecite soluzioni dell’azienda (mai esistita) Apr, anziché restare muto e impartecipe dinanzi alle decisioni del suo subalterno don Diego Pancaldo, con la sua Maria Assunta in Cielo…

La invitiamo, nuova e ignota Eccellenza, a seguire questa seconda strada: della chiarezza, della fede semplice, senza troppe parole, ma del rispetto sostanziale della legalità e del Vangelo. Senz’altro più francescana e forse più vera e appropriata ai seguaci di Cristo che non a chi, infine, vive nel secolo.

Le chiederemmo infine di rimuovere la roulotte sul retro del Seminario, dove vive accampata, con le stesse condizioni igieniche e materiali di una favela, una coppia di cittadini rumeni, che più dignitosamente potrebbero trovare una sistemazione in immobili diocesani sfitti, anche nelle zone montane, magari continuando ad attendere alla manutenzione delle strutture.

Con l’auspicio che possa cogliere il lato positivo del nostro sentimento, le auguriamo un buon lavoro e le diamo il benvenuto – per quando arriverà – nella contrastata Diocesi di Pistoia:  perché possa essere davvero il Vescovo degli ultimi e dei poveri e non l’autorità che si siede accanto ai potenti dell’urbe del silenzio.

Un gruppo di fedeli

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