lettere. CARO DIRETTORE, MA IL MINISTRO POLETTI CI È O CI FA?

«Non soffro ancora della sindrome di Stoccolma. E a Poletti e Sinistra preferisco l’insalata (mi perdoni il Maestro Battiato)»
Giuliano Poletti

PISTOIA. Caro Direttore, mi scusi se mi rivolgo ancora a lei ma non saprei altrimenti con chi sfogarmi.

Sono uno degli illusi che ha mandato e manda il proprio curriculum vitae a giro, alle varie aziende. Per trovare lavoro o migliorarlo. Per avere anche qualche collaborazione (retribuita, please). Chi lo desidera, quindi, sa dove trovarmi (donne, è arrivato l’arrotino).

Mi accorgo solo oggi di averlo fatto invano (non l’arrotino, spedire il curriculum): le parole del ministro Poletti sono state chiare, chiarissime.

Chissà gli addetti alla selezione del personale che fine fanno fare a quella povera carta, mica alle mie o alle speranze di milioni di persone! Forse ne fanno una pallina e ci giocano in ufficio: così, per dare un senso alla propria esistenza o trascorrere il tempo in vista della mitica partita serale di calcetto. Quella che, talvolta, serve a uscire di casa senza il permesso della gentile consorte.

Il partitone. Lo confesso: qualche volta ho partecipato anch’io. E mi pareva d’essere un protagonista, un atleta vero e mi son buttato. Ma ora, alle mia età, con tutti gli acciacchi muscolari e articolari via, ma chi me lo fa fare di ricominciare a giocare? E poi, perché?

Sì, il lavoro è importante, decisivo, fondamentale, nobilita l’uomo e dà il pane per campare, non ti fa cadere in depressione, ti rende vivo, persona vera, spesso fa star bene, te e i tuoi cari, quando ti piace quello che fai.

Ti emoziona, pure. Ma arrivato a quest’età, in cui non siamo né carne né pesce, dopo tutte le umiliazioni vissute, dovrei anche andare a passare l’ora d’aria in compagnia del ministro Poletti e dei suoi simili? Per conquistarmi un rapporto di fiducia e poter lavorare? Ai loro ordini?

Suvvia e chi sono Tafazzi, quel signore che si prendeva a bottigliate gli zebedei? Non soffro ancora della sindrome di Stoccolma. E a Poletti e Sinistra preferisco l’insalata (mi perdoni il Maestro Battiato).

Gianluca Barni

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