lezioni a distanza. CACCIARI BOCCIA LA DESIDERI: LA SCUOLA NON SI RIMPIAZZA CON UN TABLET

Cacciari ovvero il bocciatore degli omologatori favorevoli alla “scuola rovesciata”. È comunista, ma non un cretino

 

AGLIANA. Le lezioni a distanza informatizzate o anche note come modello di scuola rovesciata, non sono sostitutive di quelle tradizionali, perché non inclusive: sono solo disumanizzanti. 

Un parere autorevole e definitivo quello del filosofo Massimo Cacciari, apparso su La Stampa: la scuola convenzionale è una esperienza umana insostituibile e chi pensa di promuovere la “scuola rovesciata” con l’uso di Pc e tablet, commette un grave errore.

Vogliamo dunque riprendere l’articolo della collega Piera Salvi che riportando un’intervista alla dirigente Angela Desideri, salutava il “modello informatico” delle lezioni come una novità di grande utilità e vantaggio, anche secondo il parere della dirigente di ascendenza-Mantellate.

Niente di tutto ciò: i demokrats, dovranno farsene una ragione e ripensare alle misure più ortodosse dell’insegnamento, magari con la Montessori e qualche bacchettata sulle mani ai bambini più indisciplinati.

L’appello è firmato da Massimo Cacciari e altri notevoli esperti che speriamo facciano “s(q)uola” anche all’Istituto Comprensivo di Agliana e alle scuole del resto del mondo.

Essi sono: Alberto Asor Rosa, Maurizio Bettini, Luciano Canfora, Umberto Curi, Donatella Di Cesare, Roberto Esposito, Nadia Fusini, Sergio Givone, Giancarlo Guarino, Giacomo Marramao, Caterina Resta, Pier Aldo Rovatti, Carlo Sini, Nicla Vassallo, Federico Vercellone.

Come sarà riuscita Lucia Azzolina a laurearsi? E come sarà diventata preside?

Nel nostro articolo del 2 maggio scorso, avevamo anticipatamente espresso un parere divergente, contestando le ovvietà “omologatorie e più correct” della dirigente Desideri e ci possiamo anche vantare di averlo fatto in tempi non sospetti e con una sottoscrizione di ben 126 condivisioni su Fb: quando si dice che l’argomento è di attualità.

Come vedete dall’appello di Cacciari, anche i comunisti, se non cretini, si dissociano dalle frottole di un governo di somari in cui il ministro dell’istruzione dichiara che gli studenti non sono “imbuti da riempire”.

Questa, quasi quasi, andrebbe mandata a prendere l’acqua alla fonte con tre panieri: uno lo riporta pieno lei e gli altri due l’intelligenza siderale di Beppe Grillo (o Grullo?).

Preside Desideri, è pronta a riaprire a settembre o confida nella direttiva di sospensione della min(e)stra Azzolina?

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


MAMMA, DA GRANDE

VOGLIO FARE IL PRESIDE

 

 

VI HO GIÀ DETTO un sacco di volte come si fa carriera in Italia. Le scuole di pensiero, dal dopoguerra a oggi, sono state sostanzialmente due: quella Dc e quella Pci. In mezzo c’erano tutti i partitucoli, dai socialisti alla destra. Ma nei due blocchi avevano poggiato il culo America e Russia – e risalendo fino all’uovo, Atene e Sparta o, se preferite, democratici e comunisti.

Non sono idee peregrine e mie, intelligentoni radical chic che amate laurearvi in finezze sociopsicologiche e/o in scienze della comunicazione (come fate, poi, a comunicare se non sapete l’italiano, genii?). Lo spiegò bene, nel 1967, il professor Piero Treves a Firenze, storico dell’antichità poi divenuto, mi pare, rettore all’università di Venezia.

Dc e Pci spingevano i loro, che però, in primo luogo, non potevano essere così palesemente somari da sbagliare un contenitore con un imbuto, da copiare tre quarti di una tesina di Siss e da fare un concorso da dirigente (i presidi ci gongolano, ma non contano un due di briscola) presentandosi per prendere 5 a inglese e 0, magari tagliato, a informatica. Azzolina docet.

La competizione si fe’ sempre maggiore, fra America e Russia. Finché, allo scoppio del 68 venne il momento e il Pci «sagagnò (= disfece) i maroni» della scuola che avevamo; e, con l’aiuto di santa romana chiesa di Barbiana, decretò per legge che nessuno poteva essere bocciato.

Ecco perché oggi ci sono così tanti ciuchi in giro: a cominciare dalla Valeria Fedeli, minestra dell’istruzione che – in perfetta buonafede (non il ministro) – credeva che il suo diploma di assistente sociale fosse equiparato a una laurea; la Valeria sindacalista coi capelli-carota, a cui personalmente non avrei messo in mano neppure le palline del Bianconiglio di Alice.

Paolo Baldassarri

Per farla breve, in 41 anni e mezzo di servizio, di veri dirigenti ne ho conosciuti 1 e uno solo: Paolo Baldassarri. Di presidi velleitari, arroganti, imbecilli, incapaci, vagabondi, acefali (ma con la tessera in tasca) un vero e proprio squasso, dicono in Emilia; un mucchio, una catena montuosa come quella del Monte Bianco, che non è la gelateria di via Dalmazia (ditelo anche a Di Maio).

Quando buttarono giù il muro di Berlino, la fine del mondo era già tutta destinata: dai George Soros, dai Bill Gates, dagli ebrei ricchissimi e rovinosissimi d’America; e l’umanità normale (quella europea: che ha creato lo sviluppo dell’Occidente, compresi i pezzi di merda della finanza senza regole che ho citato) fu destinata al declino verso la scomparsa.

Come? Ciuchificando il popolo fino a troncare i binari dell’ascensore sociale (se non sapete cos’è, chiedetelo, ad Agliana, a Guido Del Fante: lui sa tutto); rendendo tutti più uguali nell’ignoranza e anche nella cafoneria; ibridando in maniera socialmente destabilizzante le nazioni con l’inoculazione di virus anche di 100-120 chilogrammi, con ciò intendendo l’inserimento, fuori sequenza, dell’immigrazione selvaggia: dal colore della pelle alla religione non libera come l’Islam.

Nel frattempo l’abile mossa di Mani Pulite accorciò la distanza Dc-Pci e spinse questi due partiti (già accostati da Aldo Moro e da certa chiesa aperta a tutto), che si erano affrontati in una guerra senza quartiere, a fondersi in un monoblocco con il nobile scopo di «inculare comunque l’intero popolo italiano».

La prima vera ibridazione avvenne con l’inoculazione del vaccino della Margherita. La seconda, vera e propria modificazione genetica, sta avvenendo con il Covid-19: e se andrà a buon fine, ridotti a stracci umani, saremo (no: sarete) fritti.

Angela Desideri

Ma insomma… come si fa carriera? Poche regole:

non alzare mai la voce
non criticare mai il governo
non dire parolacce se non contro Salvini e i populisti
essere buon cattolico formale
essere comunista o anche catto&comunista
farsi notare e farsi scegliere, da un preside più vecchio, come collaboratore di presidenza, scodinzolando tutto il giorno tutti i giorni
frequentare sindacati e politici ed essere raccomandati in quei ridicoli concorsi in cui si discute di aria fritta e di didattica libera a ruota libera
dare la certezza che la mano che ti accarezza la capa, non la morderai mai e poi mai e che terrai i prigionieri sotto l’egida del frustino di cuoio del Lager.

Se poi hai fatto la scuola dalle Mantellate, «stai a posto». Inizi a insegnare religione e finisci preside senza sapere cos’è una lezione di una qualsiasi delle tue materie di studio curricolare (?).

Se infine ti dicono che si può fare scuola anche con un «schioccapalle* di sambuco» al posto della penna, non dubitate che i primi a dire che è una soluzione ideale, saranno i prèsidi: non li hanno infatti addomesticati come pappagallini per favorire una didattica per  rincoglioniti senza spirito critico e senza ragione? Per questo ministri come l’Azzolina potranno pisciare loro in testa e gridare: «Aprite l’ombrello che piove, imbecilli!». La favola dei vestiti del re non la ricordate, vero ciuchettoni di stato per un esame di stato che farà pena?

Anche questo è un nuovo miracolo italiano e… sia lodato Gesù Cristo!

Per lo schioccapalle lasciamo fare una bella ricerca ai ragazzi che, alla maniera dell’Azzolina, potranno copiare liberamente sul web e prendere anche ottimi voti.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Non si deve più rispetto a un uomo che alla verità


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