libertà di stampa. CONTANO I FATTI, ESIMENTI

Nella sentenza n. 60/2019 la Cassazione si allinea con la giurisprudenza della Cedu: se il "fatto è vero" il giornalista può usare toni graffianti esagerando le valutazioni conseguenti
La legge è uguale per tutti, sempre di più per i giornalisti

PISTOIA. La suprema Corte di Cassazione, sempre più allineata alla Cedu (Corte europea diritti dell’uomo), riafferma la tutela della libertà di informazione, salvaguardando i giornalisti.

Con un recente pronunciamento definitivo, vengono riaffermati gli interessanti principi in tema di diffamazione e di libertà di stampa dalla quinta sezione penale della Cassazione.

Nella sentenza n. 60/2019 in linea con la giurisprudenza elaborata dalla Cedu, vengono assolti il direttore di Repubblica Ezio Mauro e altri due colleghi: se il fatto è vero – dice la Cassazione – il giornalista social watchdog; può usare toni graffianti, anche esagerando nelle valutazioni conseguenti.

Estratto della sentenza della Corte di Cassazione

Si tratta infatti di salvaguardare il preminente principio del diritto di cronaca per ottenere la migliore informazione disponibile, da assicurare costantemente alla pubblica opinione.

Un presupposto fondamentale in una democrazia matura e consapevole dei diritti dei cittadini.

Noi, che come abbiamo già detto, ci riteniamo immeritatamente dei cani da guardia della democrazia, non possiamo che rallegrarci di tale ennesimo pronunciamento che allinea finalmente anche il nostro sciagurato paese alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo.

Il tempo – sta scritto da qualche parte – è galantuomo.

[Alessandro Romiti]

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