libertà di stampa. PIÙ CRITICA, PIÙ DEMOCRAZIA 

Dopo la nuova sentenza della Corte di Cassazione, aumentano le tutele per i giornalisti. Quanto tempo occorrerà affinché le Procure si andranno ad allineare alla nuova giurisprudenza in materia di libertà di stampa?

PISTOIA. Anche questa volta, portiamo all’attenzione dei nostri lettori una notizia di conforto per l’intera categoria dei giornalisti.

La Cassazione con la sentenza 8195/2018 sez.5, allarga la possibilità di criticare e libera interpretazione del giornalista riconoscendogli – quale social watchdog – una maggiore autonomia discrezionale nella qualificazione di una fattispecie di interesse pubblico che assuma una rilevanza per la formazione della pubblica opinione.

Sacro appare dunque il principale principio dell’esigenza di portare la pubblica opinione alla conoscenza dei fatti e non risulta scrimine sul significato semantico dei termini usati dal giornalista che è finalmente più libero di esprimersi. la Cedu (Corte europe dei diritti dell’uomo) sta lentamente permeando anche i Giudici della Repubblica, speriamo solo che il processo si accelleri.

La suprema Corte di Cassazione, spiega infatti che il diritto di critica, a differenza della cronaca e del resoconto di mera denunzia, si concretizza nella manifestazione di un’opinione.

È vero che essa presuppone in ogni caso un accadimento storico, ma il giudizio valutativo, in quanto tale è diverso dal fatto da cui trae spunto e non può pretendersi che sia obiettivo in senso assoluto.

Il giornalista non è una macchina che usa algoritmi per elaborare un articolo: almeno non in questo momento storico.

Ormai il giornalismo è sul web

Da qui si potrà assumere una maggiore autonomia dei giornalisti che sono impegnati sui fronti delle denunce dei numerosi illeciti che vengono svolti da amministratori incapaci o irresponsabili, sindacalisti fedifraghi (e ne avete visti diversi in queste pagine negli ultimi mesi), dirigenti della Pubblica Amministrazione che lavorano con un occhio chiuso, segretari dormienti, dipendenti pubblici che aprono buvette, dirigenti di servizio associato che dimenticano i verbali nei cassetti, causando una perdita di incassi all’amministrrazione comunale, e tanti altri.

Coloro che pensano di esercitare delle intimidazioni ai giornalisti con le querele dissuasorie, fatte a strascico o a bersaglio, avranno meno corda da stendere: da sempre, come è giusto e legittimo, si può meglio scrivere che un concorso male istruito e viziato da errori formali è taroccato; che un dirigente che è distratto e superficiale è infedele (anche per come ha giurrato di prestare bene il suo servizio nella Pubblica amministrazione); che un Sindaco cialtrone che non rispetta gli standard di regolamento è omissivo e colluso con certe categorie che sfruttano le sue disattenzioni, che un Segretario Generale che non applica il rispetto alla disciplina dell’accesso generalizzato (ovvero il Freedom of Information Act) è un dirigente infedele e tante altre attribuzioni di qualità che sono utili a promuovere l’efficienza della macchina di un Comune, una Asl o qualunque altro Ente di diritto pubblico.

L’abbiamo già scritto anni fa: libera stampa in libero Stato.  

A questo link potete trovare la recente sentenza estesa

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20190225/snpen@s50@a2019@n08195@tS.clean.pdf

[alessandroromiti@linealibera.info]

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email