libri. «IO, GELLI E… GUCCINI» DI PAOLO BALDASSARRI

Alle 17 di oggi, 31 gennaio, la presentazione in Sala Maggiore. Quando il capo della P2 donò la sua biblioteca a Pistoia, ci fu il fuggi-fuggi: erano tutti rossi di vergogna?
Pistoia democratica cuce la bocca con la cucitrice e strappa la lingua con le pinze…

TROPPI SOTTINTESI E OMBRE
IN UNA MICROCITTÀ DI PROVINCIA


Paolo Baldassarri

 

PISTOIA. Oggi alle 17, in Sala Maggiore, al Comune di Pistoia, si presenta (e si vende) un riepilogo sulla «caduta dell’Occidente cristiano in un dialogo con Giovanni Mucci».

Non dirò quello che di solito dicono i grandi giornalisti della Tv, dei giornaloni e della stampa organica locale e periferica: non dirò di aver letto il libro, perché non l’ho letto e di solito non bleffo. E non so neppure con che ritmi e quando lo leggerò.

Dirò invece che sarà interessante ascoltare cosa verrà fuori dalla presentazione. Il titolo del volume (assolutamente elegante e stampato con cura sotto ogni punto di vista: insomma un libro di quelli che oggi non si vedono più) echeggia da lontano una canzone leggera e romantica della nostra gioventù, quando Orietta Berti cantava Io, tu e le rose (1967). Senz’altro, però, i temi sfiorati da Baldassarri («il babbo» dell’Istituto Pacini, preside con cui ho passato una decina d’anni sereni e distensivi, forse perché non era un preside di mentalità, né un comunista, come la maggior parte dei suoi colleghi asfittici) toccano nervi un po’ scoperti come l’Occidente cattocomunista bergolico e Licio Gelli, l’unico pistoiese che ha fatto davvero la storia.

Quanto a questa ultima affermazione, tutti i compagni di Pistoia sono formalmente invitati di tagliarsi la lingua e a tacere: lo sanno anche i sassi di via degli Orafi, punto di partenza della via di Santiago, che questo controversissimo personaggio non piaceva a nessuno perché sapeva troppo di tutti.

E, oserei dire, finché tenne in mano le redini (bene o male sono affari suoi e della storia), anche i pistoiesi stavano più buoni: dopo lo scandalo della P2, il vento cambiò. Nella gabbia dei leoni non c’era più il domatore e quindi ogni felino andava per suo conto. Non ho detto leoni perché a Pistoia non ce ne erano e non ce ne sono: al massimo i “grandi” del luogo possono aspirare alla dimensione del soriano da 7 kg, non di più.

Licio Gelli [www.iltempo.it]
E questa loro misura e dimensione modesta, i pistoiesi la mostrarono anche quando Gelli donò la sua biblioteca alla città: chi scappò a destra e chi a sinistra – come un sacco di topi sciolto all’improvviso. Si vergognavano: ma di cosa? Io, che non sono massone, non lo sono mai stato né mai lo sarò, non ho provato vergogna per niente: lui era Licio e io ero Edoardo.

I pistoiesi si vergognarono fino al punto da arrivare a pretendere che non gli fosse dato il permesso per la sepoltura “religiosa”. Alla faccia dei catto-dem che, in fila, non avevano mai dimenticato di rivolgersi a Gelli, anche a Villa Wanda, con il cappello in mano per chiedere piaceri e investiture. Tutti zitti, non è il caso di fare pio!

Stasera, quindi, sarà bello vedere anche quanti avranno il coraggio di salire le scale del Palazzo. Fra l’altro sembra che ci sarà anche il prefetto Emilia Zarrilli, la quale, si dice, andrà in pensione a breve.

Anche questa Sua Eccellenza sparirà da Pistoia, quindi. Strano, però. Non c’eravamo neppure accorti che fosse arrivata. E forse chi, nel dopoguerra, sosteneva che i prefetti andavano cancellati dalla repubblica, non aveva tutti i torti.

Basta pensare – credo – alla Lamorgese…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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