liceo forteguerri. PISTOIESI, «NON GRIDATE PIÙ»

«Domani sera, con l’evento della notte aperta, i presenti parteciperanno a una scena grandiosa e triste come quella del valzer del principone nel “Gattopardo”»

 

Caro Liceo Forteguerri, non basta il Cosmopavone a riportarti fra i vivi…

«LA VOCE DEL CANTOR NON È PIÙ QUELLA»


Il Liceo Forteguerri

Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

G. Ungaretti


 

NEL 1687 IL PARTENONE fu adibito a polveriera e, a causa di un colpo di mortaio veneziano, saltò e andò in mille pezzi. Era rimasto in piedi fino a quel momento, ma in un istante si perse ciò aveva sfidato due millenni.

Tentare di riportarlo in vita oggi, riposizionando pietre e statue perlopiù portate via dagli inglesi (Lord Thomas Bruce, VII conte di Elgin), sarebbe un’operazione antistorica pari a una implausibile ricostruzione del Colosseo, realizzata togliendo, da altri monumenti di Roma, tutte le pietre che gli sono state sottratte nel corso dei secoli.

Insomma, riportare in vita un morto non è un’operazione di ingegneria genetica, ma un’aberrazione da Frankenstein: fortunatamente non mi sento Bergoglio e preferisco il tradizionalista Benedetto anche se, scegliendo, prenderei gli ortodossi, pazzi, ma fermi su certe posizioni indiscutibili.

Tutto il preambolo mi serve – disgraziatamente – per parlare dell’operazione «La Notte nazionale del Liceo classico» che domani sera illuminerà le finestre di quel convento in cui anch’io ho studiato e insegnato (ma perlopiù mi è stato quasi impedito, perfino con la forza…) e da cui mi sono liberato con la stessa felicità di un negro raccoglitore di cotone con le catene ai piedi.

Anna Maria Corretti, preside del Liceo Forteguerri

Mi dispiace sinceramente per la preside Anna Maria Corretti, una ragazza della mia gioventù di insegnante (nata nel 1964), che circolava per i corridoi del Forteguerri in veste di rappresentante degli studenti. Mi spiace perché so che è persona seria e competente, determinata e capace. Mi spiace anche perché è sorella di una ragazza mia allieva al ginnasio, Angela (di nome e di fatto) Corretti.

Mi spiace perché moglie di Riccardo Panerai e amica di alcuni altri pistoiesi, amici miei, che hanno tentato, in qualche modo, di opporsi allo strapotere del signor Luigi Egidio Bardelli, a Pistoia patron di tutto e di tutti per tutto l’arco costituzionale, prima attraverso l’Aias (che al classico ha mandato suoi assistiti, auspice don Renato Gargini e che, dai giovani del classico di allora, ha tratto – parliamoci chiaro e fuori dai denti – manodopera «a gratis»), poi attraverso la Tvl sulla carta dell’Aias, ma in realtà di lui Egidio e della sua famiglia.

Mi dispiace e l’Anna Maria mi scuserà: ma, come ha sempre detto il nostro comune maestro Vasco Gaiffi, la verità quando si deve dire deve essere detta. E la verità è che il liceo classico è, oggi, una non-scuola: perché, quando a un batterio gli togli un pezzo di Dna, non è più quello di prima; è altro da sé.

Volenti o nolenti, il Forteguerri non ha più “la voce del cantore” (altra citazione gaiffiana che puntava al Berchet): e la svolta fondamentale è stata quella miserabile riforma che ha distrutto gli italiani e la loro cultura, fin da quando fu scritta la prima Lettera a una professoressa.

Domani sera, con l’evento della notte aperta, i presenti parteciperanno a una scena grandiosa e triste come quella del valzer del principone nel Gattopardo. Ci sarà, invero, l’Angelica e ci sarà pure il bel Tancredi (li vogliamo vedere come metafore della nuova classe dei docenti che dipendono da gente come Valeria Fedeli o Lorenzo Fioramonti o Lucia Azzolina incolta, copiona e somara?), ma con loro, e con il principone, ci sarà pure il padre di Angelica, don Calogero Sedara, genero di Peppe Merda.

L’ingresso a palazzo Salina: Tancredi, Angelica e don Calogero Sedara

Quel liceo in cui anch’io ho studiato e poi insegnato (?); in cui da studente ho fatto le mie sante/tante forche e portato a termine le mie prime forme di ribellione anarchica (chiedete a Franco Breschi, lo conoscete bene; interrogatelo sull’episodio in cui tirai il libretto delle assenze in faccia al preside più repressivo e pieno di pregiudizi che abbia mai conosciuto: Arles Santoro, poi ispettore ministeriale); quel liceo al cui ginnasio partimmo in 32 per arrivare in 16 in prima liceo (poi fusi con la sezione C) e tanto altro: quel liceo non solo non c’è più, ma non tornerà neppure. Perché, per poter tornare, sarà necessario che si compia il ciclo completo della storia secondo Polibio.

Quel liceo iniziò la sua discesa all’Ade allorquando fu preso d’assalto dalla sinistra pistoiese  e fu snaturato da una invasione di gente che, nominata «cavaliere del tempio» con i famosi corsi di riqualificazione nel passaggio media-superiore, fu promossa da presidi democratici, come la signora Rita Flamma, acquisendo l’abilitazione all’insegnamento del latino (per esempio) con la lettura di appena 400 versi – credo di ricordare – del quarto libro dell’Eneide. Docenti del superiore che ebbero anche il fegato di portare terze liceo classico alla maturità con soli tre canti tre del Paradiso di Dante – canti che loro non sapevano spiegare o che spiegavano in classe, ma leggendo su dei foglietti e dei riassuntini Bigami.

E lo stesso, in quell’epoca sanculotta (quella delle orde barbariche Cgil-Cisl in caduta libera), accadeva anche in altre materie: quelle caratterizzanti che, sempre la stessa preside, trattava come secondarie e ininfluenti alla formazione culturale dei ragazzi.

Quella preside che fece approvare, da un collegio dei docenti coniglio, il provvedimento per cui non si doveva dare meno di 4 a prescindere dalle decine di errori in un compito. Io ebbi ragazzi, poi passati per voto di «coniglio», che mettevano dai 20 ai 30 errori in una versione di 10-11 righe: più lunghe non ne ho mai date e tutti lo sanno.

Cesare Angotti, provveditore agli studi di Pistoia [dal Corriere Fiorentino]
Quel provvedimento fu annullato, in autotutela, dal provveditore (buon riposo per lui, perché anche lui si è limitato a riscuotere lo stipendio e basta) Cesare Angotti, distinto signore calabrese per il resto buon «chiacchieratore a vuoto».

Non so con certezza quale sia oggi la situazione. E non voglio neppure saperlo. So soltanto che il liceo classico Forteguerri non c’è più; che quello che si vede è un’altra cosa. E a ritirarlo su con gente in grado di sapere a sufficienza le materie caratterizzanti (altro che violini e corni inglesi!) fino al punto di saper scrivere, senza errori, trenta righe di buon latino, qualche distico elegiaco in latino e in greco, qualche strofe saffica in ambedue le lingue, sarà – come si dice in filosofia – un «problema», vale a dire un qualcosa che non ha soluzione.

Se poi il Forteguerri ha da fungere solo come salotto buono, al posto delle Stanze di gloriosa memoria, per i matrimoni endogamici de la crème pistoiese, allora – Saffo, fr. 111 – «Alzate l’architrave, carpentieri. Lo sposo, simile ad Ares sopraggiunge, il più alto fra tutti gli uomini».

Prosit!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Delitto di cronaca e critica


Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email