l’intervista. MIGRANTI, I DUE MODELLI DI ACCOGLIENZA: LA MIA POSIZIONE

Elena Bardelli (Fdi): "L’immigrazione può e deve a mio avviso essere controllata e regolamentata"
Le Piastre. Migranti al Bellavista

PISTOIA. Nel consiglio comunale di ieri è stata discussa tra l’altro la mozione presentata dai consiglieri Alessandro Cenerini e Roberto Bartoli che impegnava la giunta Tomasi a trasformare tutte le strutture dei Cas (i Centri di Accoglienza Straordinari, gestiti da consorzi, cooperative o associazioni) presenti nel comune di Pistoia in strutture Sprar (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati).

L’obiettivo della mozione era quello di impegnare il sindaco e la giunta ad avviare quanto prima il procedimento per partecipare al bando per l’estensione dello Sprar anche in collaborazione con altri Comuni della Provincia e attraverso la società della salute dell’area pistoiese trasferendo tutti i richiedenti asilo presenti nei Cas in piccole strutture gestite sotto il modello Sprar con l’individuazione di gestori competenti.

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno respinto la mozione così come presentata

A proposito del tema affrontato in aula abbiamo intervistato Elena Bardelli (Fdi Pistoia).

Nella mozione di Cenerini e Bartoli viene fatto un confronto fra i due modelli di accoglienza dei migranti. Quale è il suo pensiero?

“ Il confronto tra i due modelli di accoglienza dei migranti, uno di tipo emergenziale gestito dalla Prefettura e l’altro dai Comuni, in realtà ha poco senso poiché si è rivelata sbagliata a monte, ossia a livello nazionale, la gestione del fenomeno immigratorio, ispirata ad un tipo di accoglienza senza riserve e condizioni.

Elena Bardelli (Fdi)

Si afferma che lo Sprar, sotto il diretto controllo dei Comuni, offra maggiori garanzie di integrazione nel contesto sociale e culturale delle nostre comunità civili, ma ciò non toglie che il sistema italiano di accoglienza abbia clamorosamente fallito: le frontiere sono aperte a tutti, quando sappiamo che soltanto l’8-10% di coloro che arrivano clandestinamente in Italia sono effettivamente rifugiati; i tempi per l’identificazione delle persone sono lunghissimi, cosicché i richiedenti asilo sostano nei centri di prima accoglienza senza nessuna occupazione; i reati e i delitti a carico di migranti sono in aumento; i provvedimenti di espulsione non trovano immediata esecuzione, per cui chi è irregolare o ha violato le leggi rimane a girovagare di città in città nel nostro Paese.

A peggiorare il quadro si sono aggiunti purtroppo i fenomeni del traffico di esseri umani e dello sfruttamento degli stessi da parte dei gestori delle strutture di accoglienza, che ha portato a parlare addirittura di business dell’immigrazione”.

Secondo lei, al di là di come è andata la votazione in consiglio comunale, il passaggio a livello locale dal Cas al modello Sprar, quali benefici apporterebbe in termini di qualità e utilità?

“ Il passaggio a livello locale dall’uno all’altro modello, a patto che sia operativamente fattibile, non so proprio quali benefici apporterebbe in termini di qualità e utilità : occorrerebbe infatti sapere se le persone accolte dai Comuni abbiano il diritto di rimanere in Italia, ossia se sia stato loro riconosciuto lo status di rifugiati. In caso contrario le amministrazioni comunali non possono certo farsi carico delle loro necessità quando si riducono in maniera drastica le risorse destinate dallo Stato e dalla Regione alla cura delle persone disabili e delle persone maggiormente deboli e svantaggiate seguite dai Servizi Sociali, non essendo più possibile in certi casi nemmeno far fronte alle loro esigenze più elementari”.

A quale modello di immigrazione pensa?

“L’immigrazione può e deve a mio avviso essere controllata e regolamentata. Ben vengano allora le modifiche al sistema prospettate dall’attuale governo, volte a garantire l’ospitalità solo a chi ne ha reale diritto, permettendo solo a chi è riconosciuto profugo di arrivare nel nostro Paese e contemporaneamente rendendo effettive le espulsioni.

Solo così si potranno attuare efficaci percorsi di integrazione anche dal punto di vista lavorativo e occupazionale”.

[Andrea Balli]

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