L’ISDS, IL TTIP, MASSIMO BALDI & I SOLITI FESSI DEGLI ITALIANI

Effetto Ttip in Europa...
Effetto Ttip in Europa…

PISTOIA. Isds, una sigla come tante. Isds: investor-state dispute settlement, che significa grosso modo “risoluzione delle controversie tra investitore e Stato”.

Come recita Wikipedia, l’Isds garantisce a un investitore straniero il diritto di dare inizio a un procedimento di risoluzione delle controversie nei confronti di un governo sovrano. Questo strumento di diritto pubblico è previsto in un gran numero di trattati bilaterali per gli investimenti e in alcuni accordi commerciali internazionali, come il “Trattato sulla Carta dell’energia”.

La notizia, già da fine giugno, è che per la prima volta l’Italia è stata colpita da una richiesta di risarcimenti internazionali, avanzata da tre investitori di energie rinnovabili: il belga Blusun s.a., il francese Jean-Pierre Lecorcier e il tedesco Michael Stein.

Il motivo del ricorso potrebbe rintracciarsi in una serie di tagli legati al Decreto Romani del 2011 oppure nello “Spalma Incentivi” fotovoltaico, un articolo del decreto legge “Competitività” del 2014. La documentazione in merito a simili controversie infatti non è pubblica.

Altro dato rilevante è che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso (vedi qui) di oltre mille associazioni di produttori (tra cui Assorinnovabili) contro lo Spalma Incentivi, che diverrà inefficace qualora venga dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Si tratterrebbe cosi di un’ulteriore e sonora bocciatura di uno dei tanti aspetti di quella demenziale politica economica targata Pd che sta soffocando migliaia di piccole e medie imprese sotto il peso del prelievo fiscale e dei tassi giugulatori delle banche, e portando la disoccupazione a livelli drammatici – anche se Renzi dice che siamo in ripresa…

Massimo Baldi con lo “spelacchiato” Luca Lotti (uscito dal remake di Carlito’s Way)
Baldi con lo “spelacchiato” Luca Lotti (uscito dal remake di Carlito’s Way?)

Una politica economica ad uso e consumo delle lobby renzusconiane dello spreco, che priva il Paese e gli enti locali delle risorse necessarie a quelle che il contribuente ordinario ritiene priorità: treni per i pendolari; patrimonio monumentale in abbandono; investimenti in infrastrutture idriche (la Toscana di Publiacqua pagherà dal 2016 multe per depuratori non fatti), economia circolare e riciclo della materia; manutenzione del territorio e prevenzione rischio idrogeologico (vedi Firenze, Cadore e Rosarno) e un servizio sanitario degno di questo nome – e non come quello del Granduca Rossi.

Del resto nel mondo capovolto del renzismo e del pensiero unico del politicamente corretto qualsiasi cosa è fattibile, anche alla luce del sole e, peggio ancora, nell’indifferenza se non proprio con la complicità della maggioranza dei cittadini. In ogni ambito, dall’economia alla politica, pare che sia andato perduto il buon senso e le parole di Orwell, nel suo romanzo 1984, «l’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù» risuonano in tutta la loro sconvolgente realtà.

Ultimo esempio ne è, ultimo in ordine di tempo, il dibattito sul Ttip (partenariato transatlantico del commercio e degli investimenti). Ci è stato segnalato che il consigliere regionale Massimo Baldi, il più votato nel comune di Pistoia, ha esaltato, nell’aula del parlamentino toscano, questo trattato segreto che prevede proprio l’istituto dell’Isds come elemento costitutivo. Qui il video Baldi-Ttip.

Vorremmo fare alcune domande al consigliere, chiedendo di approfondire ed entrare nel merito. Saremmo grati se rispondesse pubblicamente ed eventualmente se estendesse le domande anche al suo amico Luca Lotti, lo “spelacchiato più potente d’Italia” (citazione) nonché sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Ecco i punti su cui chiederemmo chiarezza.

PROBLEMI DI DEMOCRAZIA E DI SOVRANITÀ

  • I negoziati sul Ttip  sono tenuti nascosti sia ai parlamentari europei che a quelli nazionali. La mancanza di trasparenza e il potere decisionale su aspetti così connessi con l’economia reale non è già un motivo per ritenere il Ttip improcedibile?

Dall’ottima puntata di Report (vedi) del 19 ottobre, risulta che i trattati siano eterodiretti da organismi sovranazionali []*, “calati dall’alto”: qual è allora la contropartita perché l’Europa subisca questa accelerazione? Perché il Pd di Pistoia non organizza un approfondimento sul Ttip, invitando i portatori d’interesse (piccoli produttori agricoli, Aiab, Coldiretti, Cia, associazioni di categoria degli allevatori…) per verificare se davvero si profilano vantaggi per gli stake holders coinvolti, come afferma, fideisticamente, il consigliere Baldi?

  • Con l’istituzione di un tribunale transnazionale, gerarchicamente superiore alla magistratura ordinaria, implicito con il meccanismo dell’Isde, si vuole dunque ufficializzare anche la perdita della sovranità giuridica, dopo quella monetaria ed alimentare? Qualche impedimento costituzionale?

PROBLEMI DI MERITO

  • Nonostante la vulgata comune sottolinei i vantaggi, per l’export italiano del lusso e delle calzature, il Ttip si arena sul problema agroalimentare: il trattato permetterebbe standard qualitativi (ormoni, antibiotici, pesticidi, ogm) molto più bassi di quelli europei, con l’aggravante di abolire il sistema dell’etichettatura la tracciabilità: perché allora non riconoscere che Renzi ha preso una cantonata quando ha definito il Ttip “scelta strategica”?
  • Cosa si risponde alla mobilitazione popolare (vedi qui e qui) di associazioni e movimenti che manifestano la contrarietà al Ttip?
    __________
    [*] – Una funzionaria del global trade afferma che gli atti dei negoziati del Ttip non supererebbero l’esame dell’opinione pubblica e la negoziazione deve essere fatta a porte chiuse; la signora Marcegaglia ha detto che la negoziazione non si può fare in piazza; il viceministro allo sviluppo economico italiano ha chiesto di desecretare gli atti ma serve l’unanimità di tutta l’Europa.
    Mentre in tutta Europa si svolgono mobilitazioni e compaiono posizioni ufficiali di associazioni, istituzioni ed enti (leggere la lettera ai Parlamentari europei), a Pistoia una mozione sul Ttip, che invitava palazzo di Giano a farsi promotore presso il Governo R€nzi€ di una sospensione dei negoziati, è stata bocciata mesi fa, more italico, nella serena indifferenza dei consiglieri di maggioranza (presumibilmente ignari dell’oggetto della votazione o anche loro asserviti ai padroni del vapore?).

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10 thoughts on “L’ISDS, IL TTIP, MASSIMO BALDI & I SOLITI FESSI DEGLI ITALIANI

  1. Caro Lorenzo…stavolta un po mi tocca smentirti. Le trattative non sono affatto segrete…diciamo che è la gente che non se ne interessa. Qui metto i link della Commissione europea dove si può trovare i testi (centinaia di pagine) completi sui quali stanno trattando con gli USA. Secondo stime approssimative per l’Europa c’è in ballo un incremento dei commerci di circa 500 miliardi di euro (poi che la gente vada a stare meglio è tutto da vedere). naturalmente ci sono molti punt controversi sia per quanto riguarda la tutela dei marchi, sia per quanto riguarda la sicurezza alimentare (vedi OGM), sia per la perdita parziale di sovranità. In ogni caso penso che per l’Italia la perdita di parte della sovranità giurisdizionale sia da accogliere con brindisi a go go…che ci tocchi davvero legiferare con più serietà da ora in avanti?
    Massimo Scalas
    PS. in realtà non ho ancora un’opinione precisa sul Ttip, perchè occorre anche una competenza specifica che non ho, però tutto quello che toglie potere e discrezionalità ai nostri politici per me è cosa buona.

  2. “Perché il Pd di Pistoia non organizza un approfondimento sul TTIP?”

    Ma, dico, avete mai visto un tacchino che si cucina il pranzo di Natale? Perché si sappia (forse la notizia è passata inosservata), come M5S abbiamo portato in Consiglio come OdG un testo in cui si chiedeva di prendere pubblicamente le distanze dal TTIP, sollecitando nel contempo i rappresentanti a livello nazionale ed europeo a opporsi a questo “calo di braghe” che consegna il nostro paese nelle mani delle industrie statunitensi, specie quelle alimentari.
    Risultato? L’astensione del PD ha bocciato questo OdG, http://www.comune.pistoia.it/index.php?page=690&cmd=vis&id=6688&parametri=YXV0b3JlPSZxdWVyeT0mYWFhYT0wJm1tPTAmZ2c9MCYmYWFhYTI9MCZtbTI9MCZnZzI9MCZpZF9jYXQ9MA%3D%3D dimostrando ancora una volta come il partito del Bomba, quando si tratta di difendere gli interessi degli italiani, sta sulla difensiva, mentre è molto rapido e scaltro a svendere quel poco di sovranità che ancora ci è rimasta.

  3. In realtà, leggendo anche velocemente la documentazione, in particolare il pdf più significativo, “Una panoramica e una guida semplificata capo per capo”, trovo confermate tutte le questioni poste da più parti.
    Sia i dubbi sollevati dalla puntata della Gabanelli, sia, per fare un esempio che posso controllare da vicino, le questioni dell’energia.
    Infatti nella suddetta scheda informativa consultabile (http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2015/july/tradoc_153643.2067_proof_IT%203rd%20proof%20corr.pdf#204156_2015.2067_TTIP_IT.indd:.80633:447) noto che vengono ventilati impegni generici in merito a concorrenza, sostenibilità etc. Però non c’è traccia di target precisi rispetto a numeri e cifre usate da chi critica il Ttip. In altre parole i documenti del link sembrano, fino a prova contraria, un paravento, che liquida tutti gli ambiti di interessi, dalla chimica all’agroalimentare, con astratte frasi di 2/3 righe di ottimismo e dichiarazioni d’intenti vaghi, senza numeri e senza standard. Esempio, su Qualenergia si osserva: “L’Unione, dal canto proprio, ha fatto di tutto nell’ultimo periodo per preparare il terreno delle importazioni di idrocarburi non convenzionali. Ha stracciato tutti i regolamenti che si era data per limitare l’inquinamento, come la direttiva sulla qualità dei carburanti e quella sulla qualità dell’aria. Un regalo all’industria automobilistica da una parte, alle multinazionali dell’energia fossile dall’altra.

    Si andrebbe così verso l’armonizzazione nella concessione delle licenze di estrazione: i Paesi contraenti sarebbero obbligati a rimuovere ogni ostacolo che inibisca la libera circolazione dei combustibili fossili (ogni comunità che reagisca alla costruzione di oleodotti, leggi Keystone XL, o a nuovi pozzi, leggi Basilicata, è avvertita).

    Interessante in questo quadro è notare la predisposizione del nostro Governo ad anticipare le avances americane e a offrirsi come l’approdo (hub) europeo del gas.

    Federica Mogherini, Alto rappresentante UE per gli affari esteri e certo non estranea alle posizioni italiane al riguardo, ha fatto pressioni a dicembre sul Segretario di Stato americano John Kerry per inserire il capitolo sull’energia nel Trattato e, con esso, aprire un canale di importazione per lo shale gas americano. Mogherini ha sostenuto che un capitolo sull’energia nell’accordo di libero scambio potrebbe rappresentare “un punto di riferimento per il resto del mondo” in fatto di mercati energetici.

    Per i biocombustibili il TTIP, attraverso l’armonizzazione delle normative europee in ambito energetico, incentiverebbe l’importazione di biomasse americane che non rispettano i limiti di bilancio di emissione di gas a effetto serra e altri criteri di sostenibilità ambientale.

    Per le rinnovabili si profila il divieto assoluto di ‘domestic content nelle energie alternative’ (quindi addio a ogni connessione tra sviluppo locale e green economy), con stretti limiti alla possibilità in uso in Europa di incentivare le fonti naturali. In particolare, l’articolo O della bozza al comma a) vieta ai Governi di far valere ‘requisiti relativi al contenuto locale’ nei programmi per le energie rinnovabili. Uno strumento che alcuni Paesi hanno adottato per favorire la creazione di industrie nazionali.

    Nei carburanti da autotrazione sono differenti i limiti inquinanti e anche quí il rischio è un accordo al ribasso. Assai critica è la discussione che si è aperta sulla qualità dei carburanti, che impone in Europa di assicurare una riduzione delle emissioni dei gas serra nell’intero ciclo di vita dei combustibili impiegati nel settore dei trasporti.

    Fin dalla sua adozione, Shell, BP, Exxon Mobil, Chevron e gli altri big del petrolio hanno fatto pressioni per annacquare i suoi effetti. La UE sinora ha sostenuto un ‘peso CO2’ diverso per ciascun carburante in base all’origine/metodo di estrazione della materia prima.

    È su queste basi che il petrolio non convenzionale (per esempio quello estratto dalle sabbie bituminose in Canada), che in seguito al processo di estrazione emette più anidride carbonica di quello convenzionale, viene penalizzato e fin qui rifiutato.

    L’articolo D al punto 2 stabilisce che i Governi, in materia di energia, abbiano la possibilità di mantenere obblighi relativi all’erogazione dei servizi pubblici solo finché la loro politica non è più onerosa del necessario. Diventerebbe quindi praticamente impossibile accordare ai più poveri e ai più deboli una ‘tariffa sociale’ ribassata del gas o dell’energia elettrica. Prezzo di mercato per tutti, senza se e senza ma (ma Renzi ci ha già pensato e la tariffa di maggior tutela per gas ed elettricità cesserà per decreto tra un anno e mezzo).

    Mercato vs ambiente

    In nome della competitività, dunque, si calpestano le capacità fisiche del Pianeta, si ignorano le disastrose conseguenze sul clima, si ipoteca il futuro per un immediato piatto di lenticchie. Strano come questa enorme partita ancora non susciti allarme e reazione nell’opinione pubblica.

    La ‘rivoluzione shale’ è sopravvalutata e potrebbe nel medio periodo rivelarsi strategicamente non solo poco risolutiva, ma addirittura perniciosa, dato che i vincoli climatici e finanziari di lungo periodo potrebbero risultare per questa tecnologia esiziali. In quanto rivaluta le riserve energetiche degli Stati Uniti precedentemente in grave crisi, fornendo a essi una posizione di rilievo assoluto in un mercato tuttavia molto complesso, risulta ovvio che i produttori americani cerchino mercati di sbocco.

    Ma quale interesse può avere l’Europa – e il mondo intero – per un calcolo senza senso, se si parte dal bilancio energetico e dall’obiettivo di produrre sempre più elettricità consumando sempre meno risorse naturali, emettendo sempre meno anidride carbonica e altri inquinanti?

    Questo dovrebbe essere l’obiettivo della politica energetica, preda ancora della retorica di un’insuperabile contesa fra rinnovabili e fossili. È un discorso che in Italia, in una paradossale insicurezza energetica, dovrebbe rappresentare il nerbo di una politica industriale per sfruttare al massimo le proprie risorse naturali rinnovabili in un orizzonte che unisca lavoro, ambiente, clima e politica estera.

    Non sembra che la classe dirigente mondiale – e italiana in particolare – sia all’altezza di una simile sfida. Basta ricordare che un esperto stimato come Alberto Clò, in un’intervista a un quotidiano nazionale, accusa l’Europa di “aver inseguito le farfalle delle rinnovabili (…) promuovendo una strategia illusoria di de-carbonizzazione delle fonti di riscaldamento e finendo per riversare su gas ed elettricità oneri non di mercato, legati agli incentivi per le energie pulite”. Mentre, a dir suo e delle sue fonti di ispirazione “è certificato che nel lungo termine la crescita delle richieste energetiche potrà essere soddisfatta per l’80-85% solo dai combustibili fossili”.

    Un po’ il contrario di quanto abbiamo provato qui a sostenere e documentare. Ma tant’è, perché se a giudizio di Panebianco, l’obiettivo della politica energetica è quello di “spingere Teheran e Mosca a più miti consigli”, allora le grandi questioni dell’uguaglianza sociale e climatica, dell’accesso non dissipativo alle risorse naturali, del diritto alla pace come premessa a una vita dignitosa, della democrazia come risorsa e potere di decisione saranno sempre fuori portata.

    Ma al di là di tutto, deve essere chiaro un vizio d’origine dei negoziati al centro della nostra riflessione. Il TTIP ripercorre la strada del NAFTA, del WTO, di decenni di Washington Consensus, di globalizzazione al servizio delle multinazionali, riproponendo una ricetta ormai obsoleta.

    La libertà intesa come possibilità di fare ciò che economicamente risulta più conveniente, così da favorire solo gli oligopoli della ricchezza e danneggiare chi purtroppo non ha reddito sufficiente per difendere i propri diritti elementari. L’astrazione del mercato è un danno per il Pianeta, l’economia deve rientrare nell’ecosistema perché le leggi della fisica non sono negoziabili.

    Questo andrebbe ricordato ai negoziatori del TTIP. È urgente sempre più un trattato sulla biosfera che gli ultimi sussulti della geopolitica imperniata sulla guerra (militare, economica, sociale) cercano di allontanare nel tempo. L’appuntamento di Parigi a Dicembre potrebbe dare una chance a questo percorso nuovo, socialmente e ambientalmente desiderabile, ma forse impraticabile se da qui ad allora si concludessero TTIP e TTP, due trattati che rappresenterebbero un nefasto canto del cigno di un liberismo che stiamo già ora pagando duramente”. In quei link non trovo convincenti risposte, solo per fare l’esempio dell’energia.

    1. Condivido invece la necessità di ridurre la sovranità, a partire però dalle banche e dalle fondazioni bancarie che hanno dimostrato di non sapersela meritare.

  4. Per ribadire, da un lato le forti e da più parti argomentate perplessità su tutti i settori – mi limito a seguire quelle sui combustibili fossili/energia & materie prime – non mi pare trovino adeguati chiarimenti nel sito http://trade.ec.europa.eu/. Sempre pronto, però, a ricredermi e a salutare positivamente esiti favorevoli del negoziato.
    Dall’altro lato, e lo dico semplificando al massimo, ciò che si vuole spacciare come ragionevole armonizzazione normativa nasconde delle incongruenze. Ad esempio, restando alla realtà: oggi in Italia le plastiche riciclate non possono essere commercializzate in molti paesi eu a causa della non armonizzazione tra certificazione italiana e quella di altri paesi sul settore appunto delle plastiche riciclate. Questo problema si pone ad esempio per l’Utilplastic di Larciano, quindi mi sembra strano che si debba armonizzare le norme tra due continenti diversi quando tra paesi confinanti c’è da fare ancora molta strada, non trovi? E questo è solo uno dei tanti esempi

  5. Bravo Lorenzo: hai completato bene il tuo articolo….in ogni caso sono d’accordo con ilrossi. è ora di iniziare a sviluppare un dibattito(ma i nosti politici sapranno di ciò che parlano?….mi sembra un argomento molto tecnico….), magari prendendo spunto da quello che c’è e non c’è nei link della Commissione Europea. Anche perchè nei prossimi decenni probabilmente la vita che faremo noi e i nostri figli sarà determinata proprio da questo accordo.
    Notte!
    PS. anche sulle banche concordo conspevole che nel sistema attuale non possono essere lasciate fallire (Lemhan Brothers insegna)

    1. Sul tema con me sfondi una porta aperta: sono vegetariano senza rimpianti da qualche anno, sia per motivi etici che di salute…se la gente sapesse cosa c’è nei polli e nelle mucche e nei maiali che vendono al supermercato avrebbe smesso da un pezzo di mangiarli…se fa piacere pubblico qualcosa di istruttivo.
      Notte!

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