l’italia dei sordomuti. «COMUNITÀ MONTANA? PAGHINO ANCHE I POLITICI “NON VEDENTI”!»

«Dopo essere venuti in possesso della Relazione Eller, quella che avrebbe dovuto chiarire il tutto e che, alla prova dei fatti, niente ha chiarito» si è capito che l’obiettivo era forse quello di mettere una pietra su tutto…
Nessuno si accorse del buco del Consuntivo 2009?
Nessuno dei politici si accorse mai di nulla?

GAVINANA-MONTAGNA. Ecco il testo del discorso letto da Graziella Cimeli all’incontro pubblico di ieri, 23 luglio,  organizzato dai 5 Stelle sui problemi dell’Appennino:

Cari amici, il Comitato Recupero Ammanco in Comunità Montana, quale sua portavoce, mi impone l’onore e l’onere di rappresentarlo e di fare, mio tramite, alcune considerazioni che mi auguro, questa riunione e i suoi qualificati rappresentanti vorranno fare proprie nei loro politici obiettivi futuri.

Il percorso che abbiamo intrapreso e che qualche amico spiegherà più nel dettaglio, parte da lontano; da quando ci siamo accorti che un Ente come la comunità Montana veniva soppresso per un ammanco che veniva addebitato a spontanee confessioni di appropriazioni di nostro denaro da parte di un suo funzionario, al punto tale che – così appariva – l’unico esito avrebbe dovuto consistere nella soppressione dell’Ente medesimo e nella condanna del profittatore di turno. Naturalmente nessun politico risultava coinvolto, come da italica prassi.

Il problema era ed è più grosso.

Debbo annotare che la stampa tutta, a scandalo scoppiato, si è occupata del problema, ma un particolare ringraziamento lo dobbiamo al direttore Bianchini che, prima come responsabile di Quarratanews, adesso come direttore di Linee Future, ci ha sempre garantito il suo appoggio e la dovuta pubblicità.

Bene, anzi, male: quando “il caso” venne alla luce, ci costituimmo in Comitato con lo scopo di seguire la vicenda e dare il nostro civile apporto affinché tutta, e sottolineo tutta, la Verità venisse a galla.

Abbiamo intrapreso tutte le possibili vie con a sostegno la firma di quasi duemila cittadini della Montagna, raccolte in un lasso di tempo brevissimo e che moralmente ci aveva autorizzati a rivolgersi a tutti i politici, di qualsiasi schieramento e di qualsiasi rilevanza: dal politico locale a quello provinciale, dai Sindaci della Montagna al Presidente della Provincia ed a quello della Regione.

Favorire i privati per tenerseli buoni
Favorire i privati per tenerseli buoni

Quest’ultimo, che si chiama Enrico Rossi, senza alcuna venatura polemica ma solo per onore di verità, è quello che ha “potenziato” il nostro Ospedale e reso moderna e fruibile la nostra Sanità e che attraverso i suoi pilotati comunicati stampa ci fa credere che, per quanto concerne il diritto alla salute, oggi è meglio di ieri. Vero, amico Bracali? Ma non divaghiamo. Abbiamo interessato del caso i Parlamentari di zona fino al Presidente della Repubblica che all’epoca si chiamava Napolitano.

Una cosa avevamo compreso, dopo essere venuti in possesso della Relazione Eller, quella che avrebbe dovuto chiarire il tutto e che, alla prova dei fatti, niente ha chiarito; una relazione richiesta dall’allora Giunta dei Sindaci e in contemporanea dalla Magistratura, cioè dall’organo politico e dall’organo inquirente.

Abbiamo compreso subito che questo binomio politico giudiziario era stranamente confluente mentre avrebbe dovuto essere l’esatto contrario. E qui mi fermo perché nel nostro accanito percorso di accertamento della vera-verità abbiamo fatto rilevare l’incongruenza posta in essere allo stesso Procuratore Capo della Repubblica di Pistoia, dott. Canessa, il quale ci ha rassicurati che nessun impedimento avrebbe intralciato il percorso di un processo che è ancora in corso e del quale, per correttezza, non desidero parlare.

Certo è che, al momento, nessun politico è stato chiamato a rispondere della propria inefficienza, della sua prolungata “non vedenza” o, forse, della sua colpevole accondiscendenza.

Dunque, amici dei 5 Stelle che ci avete cortesemente invitati, a nome del Comitato Recupero Ammanco in Comunità Montana, io vi ringrazio. A dibattere di questo problema, questa sera, avete invitato rappresentanti della Regione e del Parlamento del vostro Movimento.

Il Procuratore Capo della Repubblica, dottor Paolo Canessa
Il Procuratore Capo della Repubblica, dottor Paolo Canessa

Debbo dirvi con tutta franchezza che i tanti cittadini che con la loro firma e il loro sostegno, attraverso la mia persona, sono qui rappresentati stasera, si attendono che la Politica che voi rappresentate, porti fatti, sostanza e non più parole.

Sarò cruda nell’esporre il nostro problema: ci hanno tolto, di fatto, la Sanità, i servizi postali, la viabilità che fa fuggire il turismo e continuano a dire, tutti i politici, e voi siete parte di questa politica, che in Montagna tutto procede per il meglio.

Vi chiedo di tornare a dibattere della Comunità Montana quando avrete sostanziali novità e verità da proporci; quando comincerete, se ve lo permetteranno, di portarci i nomi degli artefici politici di questo disastro che ha nomi e cognomi e che noi, chiedendo di essere rappresentati come parte civile nel processo, ma non accolti, chissà perché, ancora attendiamo.

Di una cosa potete essere certi: le chiacchiere non fanno più farina e noi non siamo per niente disposti a farci ulteriormente rimbonire.

Tornate in Montagna: vi aspettiamo per ascoltare fatti concreti e non vacue promesse.

Da parte nostra potete contare su tutta la documentazione e su tutti i tentativi messi in essere per arrivare alla verità.

Così come ci siamo comportati con altre forze politiche, così ci comportiamo con voi.

Restiamo in fiduciosa attesa.

Ripeto: in attesa di fatti, non di chiacchiere delle quali la Montagna è arci-stufa. Buon lavoro.

Graziella Cimeli
Portavoce Comitato Recupero Ammanco C.M.

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2 thoughts on “l’italia dei sordomuti. «COMUNITÀ MONTANA? PAGHINO ANCHE I POLITICI “NON VEDENTI”!»

  1. Ho forti dubbi su i “Politici non vedenti”.
    A dimostralo sono le condanne – sia pure marginali- emesse – nei confronti dell’allora presidente Mauro Gualtierotti e dell’assessore Ilio Giandonati e la chiamata in giudizio del sindaco revisore.

    Non credo affatto che chi ha tenuto in mano nell’ultimo ventennio le sorti della Comunità Montana ( Presidenti, vicepresidenti e Assessori PCI, Pds e PD ed altri provenienti da truppe cammellate) sia stato all’oscuro di tutto quanto bolliva in pentola.

    Credo invece che – semprechè non abbiamo taciuto per timore o perchè buona regola dei burocrati era ed è “lascia pur che l’acqua scorra– dormissero alla grande i due Dirigenti (prima sospesi, poi licenziati e successivamente riassunti ed inseriti nei ruoli della Provincia con compiti analoghi a quelli esercitati in Comunità).

    Non credo invece che tutta la responsabilità degli ammanchi e dell’allegra e disinvolta gestione dell’Ente- etichettato dal popolino come Comodità Montana- debba ricadere su Giuliano Sichi economo, cui fu attribuita in prima battuta una confessione di responsabilità da lui, forse tardivamente, respinta.

    Sarebbe poi interessante conoscere la motivazione con cui il Dirigente responsabile firmò l’atto con cui si assegnavano – e senza pretendere alcuna fidejussione – 300.000 euro ad una ditta fallita pochi mesi dopo. L’atto in questione aveva ricevuto pareri dall’economo?

    Ed infine non c’è nessuno che rammenta come l’inizio della fine fu determinato dal brillamento del pilone in cemento della vecchia funivia Doganaccia-Croce Arcana cui presenziarono presidente, il dIrigente assessori, sindaci che -ad opera terminata- si fiondarono nella sala del Consiglio Comunale di Cutigliano per una solenne sbicchierata? Infatti il brillamento fatto senza aver ottenuto le dovute autorizzazioni determinò l’intervento della Sovrintendenza ai Beni ambientali e la sospensione immediata dei lavori.

    Poi – a mela matura- avvenne la denuncia delle tre/ quattro dipendenti e scoppiò la bomba che destò dal sonno gli amministratori della Comunità Montana che – allarmati e disorientati- decretarono la morte dell’Ente- a causa – dissero- di un passivo di poco più di 200.000 euro quando il patrimonio ed i beni dell’ente superavano di molti zeri l’affermato passivo.

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