«L’ITALIA MIGLIORE», QUELLA CHE DEVE ANCORA VENIRE

Vladimir Luxuria
Vladimir Luxuria

PISTOIA. Vladimir Luxuria è un po’ come Parigi: val bene una messa! Oggi pomeriggio infatti, all’auditorium Terzani della biblioteca San Giorgio, la più famosa transgender italiana (l’unica eletta in un Parlamento europeo, quello italiano della XV legislatura) ha unito la sua causa, editoriale – promuovere il suo ultimo libro, L’Italia migliore (Bompiani, 16 euro) –, con quella di chi l’ha invitata, l’Arcigay (omosessuali e lesbiche), nella settimana promossa in città contro l’omofobia.

Sì, perché anche Vladi, dopo essersi laureata con il massimo dei voti con lode nell’ateneo romano in Lingue e letterature straniere e aver messo a frutto tutta la propria conoscenza nelle sue numerose e ripetute uscite teatrali (notevoli), cinematografiche (buone) e televisive (tra queste ultime, alcune decisamente evitabili), si è forse stancata di continuare a perorare unicamente la propria causa transessuale, scegliendo la via, letteraria, dei rapporti generazionali, quelli tra genitori e figli, che tendono, inevitabilmente, a scambiarsi i ruoli.

La sala
La sala

I plot, all’autrice, l’hanno offerto l’alzheimer sofferto dalla madre di una sua cara amica, che non riesce a chiarire alcuni contrattempi adolescenziali avuti con la mamma e il dolore di un amico che non ha voluto e potuto confidare al proprio padre la propria omosessualità prima della sua morte. Due incidenti probatori che hanno suggerito alla transegender foggiana di mettere bianco su nero e dare alle stampe il suo quarto lavoro, decisamente lontano dalle passioni civili e politiche rivendicate nelle prime tre uscite.

Il resto, la sala gremita soprattutto da omosessuali irritati dalle continue discriminazioni che sono costretti a soffrire quotidianamente, velate da quel disgustoso senso di pietismo che pervade soprattutto le false tolleranze offerte loro dalla comunità degli eterosessuali, che si proclamano, puntualmente, normali, è la solita minestra, troppe volte riscaldata, offerta al banchetto di questo paese, anche stavolta con la p minuscola, dove si costruiscono santi e demoni alla bisogna attorno alle loro intime e piccanti sfere private, dimenticando i doveri civili di chi dovrebbe dirigere l’orchestra a scapito degli elementari diritti di tutti.

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