liti temerarie. ONOR, REPUTAZION E PUR DECORO: GIUDICE SAGGIO, ORSÙ, COPRIMI D’ORO!

 

Cosa volete farci, signori avvocati? Ci odiate in migliaia, ma molti ci amano

LA LIBERTÀ DI STAMPA AI TEMPI
DEI CATTO-COM E DELLE COOP SOCIALI


Libertà di stampa…? Dove, scusi?

 

«… la tattica degli uomini politici nei confronti dei giornalisti e degli intellettuali ha preso una direzione bifronte. Per coloro che, senza per questo essere dei rivoluzionari, hanno un angolo di visuale totalmente diverso nei confronti del ‘sistema’ c’è l’emarginazione e il silenzio. Per i pochi, pochissimi, giornalisti che nel ‘sistema’ ci stanno, combattendolo, c’è l’intimidazione costante, per tornare al discorso di Travaglio, della querela e dell’ancor più insidiosa e direi anche ignominiosa azione civile di danno perché nell’azione civile non si vuole che sia ripristinata la propria onorabilità, si vogliono solo quattrini, inoltre nell’azione civile anche un ladro che sia riconosciuto come tale dalla magistratura può avere soddisfazione, sempre pecuniaria, se il giornalista ha usato “termini non continenti”. È chiaro che per un piccolo giornale, o un singolo giornalista, ciò è estremamente oneroso, perché quand’anche si abbia ragione vuol dire costi e un’infinita perdita di tempo. Più che a lavorare noi dobbiamo passare le giornate a difenderci.

Poiché le richieste degli uomini politici sono milionarie andrebbe, come ricorda ancora Travaglio, ripristinata la fattispecie della “querela temeraria”, dove per far causa bisogna depositare una cauzione proporzionale alla richiesta del danno e se poi tu la querela la perdi, perdi anche la cauzione. E allora un uomo politico, che pur ha alle spalle la tutela rassicurante del suo partito, prima di fare una causa che ha solo scopo intimidatorio ci penserebbe due volte. Per parte mia, ma questo sta solo nel mio “personalissimo cartellino” come diceva Rino Tommasi quando faceva telecronaca degli incontri di boxe, ripristinerei l’antico istituto del duello. E allora si vedrebbe chi ha le palle e chi non ce le ha».

Massimo Fini
[segnalato da Salvatore Majorano]


La Grande y Felicisima Armada

 

PRATO-PISTOIA. Il 13 dicembre scorso scrivevo diffamazione & dindi. onor, reputazion e pur decoro: giudice saggio, orsù, coprimi d’oro!, un intervento dedicato esplicitamente a tutte le minacce e le ritorsioni che girano nel nostro mondo politicamente corretto a danno e scàpito dei giornalisti: o, meglio, di quei purtroppo pochi giornalisti che intestardendosi nel voler raccontare la verità, toccano più nervi scoperti di un trapano di dentista e rompono le uova nel paniere.

Il 19 dicembre scorso, su Il Fatto Quotidiano, Massimo Fini sembrava avermi letto e scriveva Liti temerarie, era meglio la Dc da cui è stata tolta la parte che vedete riportata qui sopra.

I tempi sarebbero maturi per fare una vera e propria pulizia delle tante “tenie” che ti si inchiodano nell’intestino all’uscita dello stomaco – sorrette e male indirizzate da tanti nobili avvocati (Giuliano Fontani buonanima diceva: «Avv. vuol dire semplicemente avvoltoio») –, ti induriscono l’addome e ti tolgono il nutrimento. Purtroppo la maturità del tempo non va mai di pari passo con la maturità morale (specie dei politici, dei parapolitici e di quelli che con loro hanno frequenti rapporti, se non contagi).

Ve li immaginate disposti a fare una riforma della giustizia come prospettata da Fini? Per loro vorrebbe semplicemente dire: «Aspetta che ora mi taglio i coglioni con le mie stesse mani!».  Tormentare i cronisti e ridurli alla morte del silenzio è troppo bello e gustoso e (occhio) non solo per i PaDroni del baccellaio o per quella cosa moscina e incazzosa di Di Maio, che s’indigna a mo’ di una faraona; bensì pure anche della destra la quale, il giorno che andrà al potere, l’unica cosa di buono che avrà fatto sarà stata quella di levarci dai PieDi i compagni del divano buono di Gad. Per il resto,  nessuno ne dubiti, cercheranno anche loro di imbavagliare (e se possibile tagliare la testa a) San Giovanni Battista e alla sua voce che grida nel deserto.

Nel mio pezzo parlavo anche di un avvocato di Prato, Guido Giovannelli che, in due colpi assestati a suo modo (a favore di un ricco e prospero notaio, Mario Muscariello; e di una signora dottoressa in mezzo a una tempesta magnetica di proporzioni da Star Trek) ci aveva chiesto, per il loro onore e decoro, 30mila+30mila=60mila euro di danni, solo perché avevamo riportato che il Muscariello era il notaio che aveva rogato un preciso atto di compravendita legato ai problemi edilizi del Carbonizzo di Fognano (materia connessa più o meno direttamente anche all’avvocato Guido Giovannelli che aveva fornito consulenza legale per Betti proprio in tale specifico settore); e avevamo narrato, su altro versante, vicende giudiziarie non particolarmente gratificanti riguardanti la Giuntoli: non inventate da noi per ammannire la torta, sia chiaro; ma raccolte direttamente e minuziosamente sul web.

L’avvocato Guido Giovannelli [da Tv Prato]
Inammissibile, tutto questo. E Guido Giovannelli ci sparò col cannone prima per la Giuntoli (indignatissima e inferocita!) e poi per il suo amico Muscariello di Montemurlo. In ambedue i casi l’avvocato ci chiese, con lo stile perentorio del leguleio che si presenta con una carta da lettere che sembra l’organigramma del Ministero di Bonafede (faceva forse come i gatti quando rizzano il pelo per sembrare più grossi?), ci chiese – dicevo – di togliere gli articoli che ledevano irrimediabilmente i suoi clienti, sui quali stavamo solo dicendo quella che Feltri definisce «verità fattuale». E niente più.

Il giorno che giunse la lettera per la Giuntoli, non avevo voglia di stare a battibeccare; e in maniera molto serena e conciliante, senza fare polemiche, tolsi il pezzo-Giuntoli con il solo scopo, che qui confesso, di ottenere (e sbagliai) che Giovannelli si calmasse e smettesse di rompere i corbelli – parte anatomica gemellare ben nota a tutti, che a Prato come in Toscana, ma anche in Italia, è più ampiamente documentata con il termine di «coglioni»).

Inutilmente, dicevo. Non tenni infatti conto che, come dice il proverbio, «donne, ciuchi e noci voglion le mani atroci»: un paio di sganassoni ben assestati (beninteso in parole scritte) sarebbero stati più convincenti per l’azzimato patrono & sussiegoso.  Infatti… Infatti pochi giorni dopo, rièccoti una nuova lettera, fatta a copia-incolla su quella della Giuntoli, con cui il Giovannelli ricominciava la solfa pro Muscariello. Ma se il suo amico notaio ha fatto un contratto, avvocato, è colpa mia?

Una volta va bene, due no. Neanche per un avvocato «à la page», ottimista e di sinistra e per giunta nell’occhio destro del fu-Vescovo Agostinelli. «Ogni limite ha una pazienza» (Totò). E il leguleio – per certi aspetti di forma e di eleganza, finanche vagamente somigliante al più famoso Giuseppi –, fu mandato gentilmente a fare in Duomo; quello stesso del pulpito di Donatello da cui S.E. Agostinelli era solito mostrare la «cintola» della Madonna (per chi ci crede).

Prato, ostensione di Natale. Il Vescovo Agostinelli

Era inevitabile che l’Avv. si comportasse ancor più da cavaliere difensore dell’umile dottoressa Giuntoli: la partita era già vinta contro due giornalisti di provincia e un quotidiano on line. E così di recente ecco che arriva la citazione per il tribunale civile di Firenze,  scritta il 1° dicembre 2019 (buon Natale, Giovannelli!) e notificata per l’udienza di giovedì 9 aprile 2020.

Quello, però, che mi preme segnalare alla pubblica opinione – perché i comportamenti dei personaggi pubblici, avv. inclusi, devono essere indicati e mostrati chiaramente in pubblico –, è il modo anomalo e contraddittorio (lèggasi: manifestamente illogico) con cui il nostro censore ragiona sragionando a diritto e a rovescio su posizioni più che simili identiche.

Ecco la «solerzia di per sé molto eloquente», di cui l’avvocato non ha capito niente

In data 19.09.2019 Giovannelli chiese la rimozione dell’articolo, e scrive: «Con una solerzia di per sé molto eloquente, il giorno successivo, 20.9.2019, la diffida è stata riscontrata, e l’articolo prontamente e senza obiezioni rimosso».

La solerzia credo di averla bene illustrata poco fa; quanto all’essere essa «di per sé molto eloquente» posso accettarlo senza battere ciglio anche con valore confessorio: ma a condizione che il Giovannelli accetti, con il medesimo valore confessorio, un’altra «solerzia di per sé molto eloquente»: le dimissioni, più o meno in tronco, della dottoressa Giuntoli benevolmente giustifica dal suo avvocato che scrive: «Dette dimissioni sono state conseguenza, esclusivamente quale misura tuzioristica, dell’indagine avviata dalla Procura di Prato a carico anche della Dott.ssa Giuntoli, per il reato di cui all’art. 365, c.p.. contestatole tuttavia non come Presidente del Consorzio, bensì nella sua qualità di Presidente di due delle Cooperative consorziate, incaricate dell’esecuzione del servizio di gestione dell’accoglienza di migranti nel territorio della Provincia di Prato».

Il «mistero della fede»

Ci scusi tanto il Giovannelli intelligente, ma chi vorrebbe gabbare? Io vengo volentieri in tribunale a dire che tutta la sua impalcatura è assolutamente ridicola: ma trincerare la Giuntoli dietro una «misura tuzioristica», non è la solita “cagata pazzesca” di Fantozzi? In che cosa, dimettendosi, la signora Giuntoli si è tutelata in modo più sicuro il lato B ove, alla fine, esca da quel tritacarne che sono i tribunali con una condanna? Ce lo vuole spiegare, in concreto, il suo perfetto insegnante di volo senza paracadute?

Onestamente al povero giornalista stupido sfugge il fine ragionamento giuridico addottrinato del grande patrono in toga. Non sfugge, però, il ricordo di un grande professore che sosteneva con convinzione che chi si laurea in giurisprudenza ha delle soglie morali molto labili e basse: perché può sostenere, con la stessa faccia di tolla, che Cristo era un maschio e, allo stesso tempo, promuovere una causa per certificare l’autenticità del sesso femminile di Gesù.

Sotto questo punto di vista, avvocato Giovannelli, Totò era chiaro e definitivo: «Ma mi faccia il piacere…!».

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Per pranzo puoi scegliere carne e patate o patate e carne:  tertium non datur!


Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email