L’ULTIMA MESSA DEL VESCOVO BIANCHI

 

Mansueto Bianchi, Vescovo di Pistoia
Mansueto Bianchi, ex Vescovo di Pistoia

IL VESCOVO

 

“Grazie a voi sorelle e fratelli miei, grazie a voi gente di Pistoia. Siete stati la cosa più bella e preziosa che ho incontrato in questi otto anni. Siete stati la perla, custodita e racchiusa nello scrigno di questa città e del suo territorio. Ricordo come un dono di Dio, come una sua carezza, la mia presenza in mezzo a voi”.

Nell’ultima messa nella cattedrale di S. Zeno, il vescovo Mansueto Bianchi, chiamato a Roma da Papa Francesco a ricoprire l’incarico di assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica, non ha voluto fare bilanci dei suoi otto anni nella Diocesi di Pistoia.

Ha voluto invece “ringraziare il Signore per l’incontro con la chiesa pistoiese, la gente di Pistoia, le istituzioni”.

“Chiesa di Pistoia, le tue fatiche e le tue ferite sono anche le tue gemme, la tua preziosità, che chiama l’amore e la dedizione di Cristo buon pastore”.

Il vescovo Bianchi ha sottolineato due cose per le quali ringraziare l’intera diocesi: “quella di avermi insegnato che la sofferenza e l’amore camminano insieme. Come inseparabili compagni di strada. Essi si illuminano, si purificano, si motivano reciprocamente. E’ stato un dono prezioso, anche se ve lo dico sinceramente, difficile”.

La seconda cosa per cui il vescovo ha ringraziato è il cammino della comunione.

“E’ facile e frequente a pronunciarsi quello della comunione, ma tanto difficile a viversi, riempie più facilmente la bocca, che il cuore e la volontà”.

Poi un passaggio sulla Diocesi di Pistoia, “che percorre una strada in salita, sia per la sua particolare, se pur positiva, configurazione del presbiterio, cui va tutto il mio affetto e gratitudine, sia per certi frequenti individualismi, personalismi e qualche volta ruvidezze”.

“Ho cercato, ha concluso il vescovo, l’incontro, l’accoglienza, possibilmente il coinvolgimento da parte di tutti, anche se tante volte ciò non è accaduto, certamente per un mio limite e una mia colpa. Il Signore giudicherà”.

Infine ancora un ringraziamento, per “avermi insegnato uno stile di presenza nella città. Una presenza fatta non di giudizi o di freddi ammaestramenti, ma di immersione concreta dentro i problemi e i disegni, di assunzione di responsabilità, di vicinanza umana, fattiva e collaborativa verso chi soffre”.

All’ombra del cupolone, ha concluso monsignor Bianchi, ci sarà sempre qualcuno che ricorderà Pistoia e un’altra cupola, quella della Madonna dell’Umiltà.

Tante le istituzioni presenti, militari e civili, che sono intervenute per un saluto, come il prefetto Lubatti e il sindaco Samuele Bertinelli.

Infine un regalo per monsignor Bianchi, consegnato da Don Luca Carlesi: la riproduzione in 3 D del San Jacopo dell’altare argenteo della Cattedrale.

[notari – comunicazioni sociali]

 

 

Samuele Bertinelli
Samuele Bertinelli

IL SINDACO

 

Voglio unire al saluto che la comunità cattolica pistoiese ha rivolto a Monsignor Mansueto Bianchi, anche quello, sentito e riconoscente, di tutta la città di Pistoia, della quale Egli, negli oltre sette anni trascorsi qui da Vescovo, ha saputo interpretare i sentimenti, cogliere le fratture ed i limiti, denunciare le povertà.

Mansueto Bianchi è uomo di rare qualità intellettuali e spirituali. Forse proprio per questo nel suo cammino di responsabilità, e di governo della chiesa, ha acutamente avvertito l’intreccio inestricabile di sofferenza e amore che sempre sono annodati alla “quotidiana vicenda del pastore”.

La sua gentilezza e cordialità, il suo approccio istintivamente portato alla relazione con gli altri, di misura e di rispetto, di curiosità e di dialogo, gli è stato giustamente riconosciuto nel tempo con l’incarico importante di Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso, ruolo nel quale ha potuto coltivare la sua dimensione di uomo del dialogo e della frontiera, di uomo di cultura sempre attento ai passaggi e alle soglie.

La sua interpretazione della città anche come progetto, piuttosto che solo come fatto, ha naturalmente ispirato un dialogo vivo, rispettoso e fecondo, con le istituzioni civili cittadine. Le sue riflessioni intorno ai simboli della porta, come accesso, apertura all’incontro con l’altro, e della piazza, come spazio del “confronto in atto” e della relazione con la pluralità che è costitutiva del mondo e di ogni comunità, ci hanno aiutato a far crescere una più matura consapevolezza della inevitabile apertura al rischio che sempre impone il tentativo di costruire la “città sperata”.

Il fatto che il Pontefice, questo Pontefice, abbia chiesto al nostro vescovo di assumere la responsabilità di Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica, in una fase di così profondo rivolgimento della Chiesa e in una temperie così critica e difficile qual è quella della odierna vita nazionale, rappresenta certo un salto per Mansueto Bianchi; in qualche modo una frattura e un nuovo inizio, tali da giustificare, insieme con il disagio e la sofferenza per il distacco da una città e un territorio che lo hanno accolto ed amato, anche la sua paura e trepidazione. Ma questo fatto, così significativo, consentirà anche a Mansueto Bianchi di partecipare da protagonista a quel nuovo progetto di Chiesa, che Papa Francesco sta vigorosamente promuovendo con le sue parole e con la sua straordinaria testimonianza personale: un progetto che tante e rinnovate speranze sta suscitando nel mondo intero.

È un compito, dunque, quello al quale è stato chiamato Mansueto Bianchi, importante a misura dell’importanza che sempre più va assumendo per la società italiana e per il mondo il procedere della Chiesa di Francesco, così concretamente attenta, con le azioni oltre che con le parole, alla vita degli ultimi e dei più semplici.

È quella aperta simpatia per la vita comune, la sua fragilità e bellezza, le sue difficoltà e fatiche, che ha espresso, in questi anni, sul nostro territorio anche la chiesa di Mansueto Bianchi. Se nonostante le gravi difficoltà che il nostro territorio continua ad attraversare, ancora resistono legami comunitari, forme attive di solidarietà, ed è ancora vivo il colloquio della città con i più esposti alla crisi, i più sofferenti e i più vulnerabili, alla ricerca costante di soluzioni e risposte, questo si deve anche alla chiesa pistoiese e alla autorevolezza, alla vera e propria autorità morale e alla capacità di relazione di Mansueto Bianchi con i luoghi del lavoro, della produzione e le difficoltà aspre della società pistoiese.

A me il dialogo con Mansueto Bianchi, così umanamente prezioso ed intellettualmente stimolante, tanto da farmi dimenticare sovente la grammatica dell’ufficialità dettata dall’ufficio e dall’incarico di entrambi, ha consentito di maturare un punto di vista più ricco – e, credo, più aderente al vero – sulla chiesa del nostro territorio e sulle cose degli uomini.

Buon viaggio, carissimo Mansueto

Samuele Bertinelli

[quilici – portavoce sindaco pt]

 

RIFLETTENDO SUL VESCOVO CHE È PARTITO

 

Papa Francesco
Papa Francesco

IN OSSEQUIO al dovere di cronaca, di critica, di libero pensiero e libera informazione – qualità che, seppure non sufficientemente apprezzate in questa città, ci contraddistinguono e ci guidano – vogliamo ricordare che il nostro punto di vista sul vescovo Bianchi è espresso, in maniera sufficientemente chiara ed esplicita, al link Lettera al vescovo non ancora arrivato.

Siamo, perciò, criticissimi specie su queste parole: “avermi insegnato uno stile di presenza nella città. Una presenza fatta non di giudizi o di freddi ammaestramenti, ma di immersione concreta dentro i problemi e i disegni, di assunzione di responsabilità, di vicinanza umana, fattiva e collaborativa verso chi soffre”.

In realtà, secondo il nostro modo di vedere, lo «stile di presenza nella città» di Mansueto si è limitato – e i fatti sono quelli che sono, nonostante Dio [*] – a sorreggere i centri di potere locali e ben radicati, senza mai uscire con ciò che, nel magistero del Papa, si identifica con l’andare contro corrente, il lottare, lo schierarsi, il combattere e il tuonare a dovere quando tuonare è necessario; quand’esso ricalca il dettato evangelico e l’insegnamento di Cristo, a partire dall’invettiva contro i sepolcri imbiancati.

Mansueto di nome e di fatto secondo il principio di un nominalismo aristotelico che non ha età e non invecchia mai, sarà sufficiente osservare il silenzio-assenso che ha sempre caratterizzato questo vescovo dinanzi a vicende come quella di Aias/Apr/Maic-Maria Assunta in Cielo, ben intrecciata con la vita e l’essenza della stessa Tvl, anche sotto il profilo degli interessi economici correlati alle quote di con-proprietà in essa della curia pistoiese. E ciò basta.

Chiariamo che, se parliamo in questi termini, siamo perfettamente in linea con l’Angleus di ieri di Papa Francesco, che ha  detto di importunarli e tormentarli (i preti, i vescovi, i prelati) perché non si dimentichino mai chi sono e quale sia la loro funzione: quella di produrre latte e cibo per i fedeli, indicati dal pontefice come vitellini che danno zuccate alla poppa della madre (vedi).

[*] – Chi sentisse, infine, come blasfema, l’espressione nonostante Dio, torni un po’ a scuola e si addottori rileggendosi Il Natale del 1833 di Mario Pomilio.

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