M5S: «LEOPOLDINE, QUANTO VALE LA PAROLA DEL SINDACO?»

Giuseppe Bellandi
Giuseppe Bellandi

MONTECATINI. Leopoldine vendesi: si è reso necessaria una riunione congiunta di esperti della Regione e del Comune per confermare quello che il Movimento 5 Stelle ha anticipato il mese scorso e cioè che allo stato attuale, non è possibile terminare i lavori alle Leopoldine.

Questa “notizia” conferma anche il fatto che il Pd di Montecatini non ha un’idea di rilancio del settore termale a Montecatini ma soltanto un piano di vendite e monetizzazione degli immobili; conferma inoltre che il sindaco Bellandi, in tutti questi mesi, ha bellamente mentito sulla ripartenza dei lavori.

Tra le altre cose, i cosiddetti esperti si sono dimenticati di menzionare il fermo cantiere, i cui costi (stimati a circa mille al giorno) stanno tutt’ora salendo: per poter rendere appetibili le Leopoldine, è prima necessario fermare il cantiere e quantificare il debito con Cmsa, a meno che l’acquirente non sia proprio la cooperativa costruttori, che al momento vanta un credito teorico di quasi 2 milioni di euro.

Tre cose da fare, subito:
– Tavolo di lavoro aperto ai professionisti ed ai cittadini (già avviato in questi giorni dal M5S)
– Un piano industriale per le Terme.
– Fermare il cantiere delle Leopoldine.

Saltano all’occhio le enormi responsabilità politiche dell’attuale maggioranza Pd di Montecatini, a partire dal sindaco Giuseppe Bellandi che per primo ha messo la faccia e basato un’intera campagna elettorale sulla ripartenza dei lavori alle Leopoldine. Ci ricordiamo le foto in primo piano con il cantiere delle Leopoldine sullo sfondo ed il presidente regionale Rossi al fianco? “Leopoldine, cantiere riaperto entro il primo trimestre 2014”.

Ancora, ci ricordiamo i cartelloni elettorali. “Nuove Leopoldine e parco acquatico della Salute”, quella “Salute” dove è stato necessario scomodare la saga di Star Wars per poterla vedere riaperta al pubblico per qualche giorno.

Montecatini ha attraversato anni di promesse disattese ed il Sindaco Bellandi ha continuato questa tradizione: dal “cantiere che ripartirà” della campagna elettorale siamo poi passati ai “50 milioni dalla Regione” per terminare i lavori, continuando con i “13 milioni dati dal comune per far ripartire il cantiere” fino ad arrivare al laconico “speriamo che qualcuno si prenda le Leopoldine”.

Basta ipocrisia, serve coerenza e per una volta serve un sindaco che scenda in piazza e dica la verità ai suoi cittadini; potrebbe bastare anche una foto, come quella fatta nel 2013, davanti al cantiere delle Leopoldine, stavolta tenendo su un cartello “vendesi”.

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