MA L’ON. BINI VUOLE PROMUOVERE O AFFOSSARE LA MONTAGNA?

Ancora sull’incontro pubblico di Calamecca dove la recente proposta di legge per la Montagna non ha convinto i presenti
L’On. Caterina Bini
L’On. Caterina Bini a Calamecca

CALAMECCA-MONTAGNA. Durante le due ore scarse dell’incontro pubblico di Calamecca dello scorso 8 agosto, (vedi le due puntate precedenti: Aspettando quelli che le poste (e Giurlani) e Tagli… “a stretto giro di Posta”), non si è parlato solo di Poste.

L’On. Caterina Bini era salita in montagna portandosi dietro la fresca proposta di legge da lei presentata insieme ad altri parlamentari del Pd: Modifiche alla legge 31 gennaio 1994, n. 97, per favorire l’erogazione dei servizi di pubblica utilità nei comuni montani.

Un titolo un programma: e quale miglior occasione per presentarla se non in una assemblea dove si parla di tagli ai servizi? Operati però non dal Pd, il partito per definizione dei buoni, o dalla loro stessa componente governativa, ma da entità indipendenti che sfuggono ad ogni controllo.

Di giorno Jekyll e di notte Hyde. Una doppia personalità nello stesso organismo. Un caso di licantropia da studiare a fondo. Ma in fondo lo hanno sempre sostenuto fin dai tempi di Enrico Berlinguer, con la tesi (illogica) del partito “di lotta e di governo”.

Il logo
Il logo

La proposta di legge accennata en passant, con leggerezza, è caduta lì nel mezzo del discorso in maniera casuale, perché per chi, giornalmente, antepone gli interessi dei cittadini a quelli delle corporazioni e delle lobby, è una fatto usuale, normale a cui non dare troppo peso e importanza.

Peccato però, che quando si votano le leggi ci va sempre Hyde e non Jekyll. È successo, recentemente sul finire del 2014 per il pellet, la cui iva è passata dal 10% al 22%.

Vedi qui che roba: Pd 255 presenti, 255 voti favorevoli, e sfiga, i nostri eroi Pistoiesi, Bini e Fanucci, non erano né assenti né in missione e hanno proprio votato per favorire la montagna (per i dettagli vedi: Camera – votazione n. 130 – seduta n. 356 del 22/12/2014 – Legge di Stabilità 2015 – ddl 2679-bis-B – voto finale). L’indomani, il 23 dicembre, pre-vigilia di Natale, Luca Marmo Sindaco di Piteglio ululò in solitario alla Luna, poi calò il silenzio.

Le modifiche della proposta di legge Bini a modifica della legge del 94/1997 su “Nuove disposizioni per le zone montane”, prevedono l’istituzione di un fondo regionale, variamente alimentato per una quota variabile del totale delle singole risorse che vi confluiscono dal 5 al 30%, tra cui, se non abbiamo interpretato male, anche “i proventi derivanti dai canoni per l’uso delle acque pubbliche”, cioè i Bim, i sovracanoni idrici a carico delle società che gestiscono centrali idroelettriche. Introiti che dovrebbero spettare ai Comuni per intero, ma che in montagna, per anni, nessuno ha mai riscosso (Comunità Montana-esattore), richiesto (Comuni-beneficiari) e pagato (Società private-debitori), perché nessuno sapeva, vedeva e sentiva (vedi bene qui). Ma qualcuno che parlerà ci sarà?

Il fondo così composto, per il 50%, dovrà assicurare i livelli minimi di servizi per i residenti, tra cui rientrano: i servizi sanitari, la scuola, i servizi postali e bancari, le telecomunicazioni, trasporti ferroviari e stradali e la viabilità locale.

La centrale elettrica del Sestaione
La centrale elettrica del Sestaione

Qui il secondo problema – il primo è quello dei Bim: cosa si intende per servizi minimi e qual è il parametro per misurarli? Perché, se per servizi minimi, si intende quella ciofeca degli sportelli “Ecco Fatto!” dell’Uncem di Giurlani, che sono sostitutivi del nulla (a proposito a Cutigliano come siamo messi? Dopo due anni è stato aperto lo sportello a Pianosinatico?), o delle Botteghe della Salute di Marroni ex-assessoro alla Sanità Toscana, siamo in una botte (forse non di ferro ma di m…). Sì quella piena di chiodi in cui fecero ruzzolare Attilio Regolo.

Se i servizi, non meglio precisati minimi, fossero disattesi, ecco la pensata: i cittadini delle zone sfigate, i cui enti pubblici non provvedano a istituire o a potenziare – ci risiamo a si potenzia – i servizi e nel caso in cui obiettive condizioni morfologiche e insediative del territorio non lo consentano, potranno “evadere” l’addizionale regionale sulle persone fisiche, un bello sconto in base al reddito oscillante tra 1,42% e 1,73%.

In tempi in cui l’obiettivo è il pareggio di bilancio, tra il mantenere i servizi o concedere lo sconto, si sceglierà, anzi sceglieranno democraticamente, quello più conveniente.

Inoltre quali sono le condizioni morfologicamente obbiettive e ostative per l’insediamento dei servizi? Chi lo stabilisce? Che siano le zone acquitrinose dove sono sorti i nuovi ospedali della Sanità Toscana?

Nel caso l’On. Bini non accetti le proteste, le facciamo la proposta, perché bisogna essere, non critici ma propositivi (vedi) quindi: iniziate a lasciare alla Montagna le proprie risorse, come i Bim e non il 5 o 30%; basta un articolo: “I proventi derivanti dai canoni per l’uso delle acque pubbliche sono destinati ai Comuni.”

Finito l’incontro l’On. Bini, indispettita per l’accoglienza, si è recata al “Parco delle Stelle”. Evidentemente quelle viste a Calamecca non le erano bastate…

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