«MA QUANTI SOLDI ABBIAMO PERSO CON I BENI DELLA COMUNITÀ MONTANA?»

Patrizio La Pietra
Patrizio La Pietra

PISTOIA. Con la delibera del Consiglio Provinciale n. 43 del 10 aprile 2014, si è chiuso un altro annoso capitolo legato alla ex Comunità montana.

La suddetta delibera definisce in maniera precisa il metodo di gestione del patrimonio immobiliare così detto “indisponibile”, in quanto proprietà della Regione, ma gestito dalla ex Comunità Montana e il patrimonio “disponibile” di cui la Comunità Montana era direttamente proprietaria.

Nella delibera oltre a ripercorrere la storia e l’iter burocratico del predetto patrimonio, si individuano una serie di criteri ed indirizzi per la gestione e l’affidamento di questi beni. In particolare, cosa fondamentale per la gestione di un bene pubblico, si dice che da oggi dovranno essere “poste in essere procedure di evidenza pubblica conformi alle prescrizioni di cui al Dpgrt 61/R-2055 finalizzate al rilascio di nuove concessioni”.

Questo può legittimamente porre dei dubbi su quale metodo e criterio sia stato usato fino allo scioglimento della Comunità Montana per l’aggiudicazione delle concessione.

Chi e come decideva come darle? Non ci è dato sapere, ma non per negligenza degli uffici provinciali, ma semplicemente perché tutta la documentazione è sconclusionata.

Un altro dato, in questo caso chiarissimo, è che l’uso di questi beni – siano essi terreni o immobili – e fatto da chi ne detiene l’uso in maniera, direi, impropria, appare piuttosto discutibile, in quanto la stragrande maggioranza delle concessioni risulta scaduta o addirittura non ufficialmente sottoscritta, come se ci fosse stata una stretta di mano e grazie.

Su questo, senza dilungarsi molto, basta leggere gli allegati A e B alla suddetta delibera, che in maniera molto chiara definisce il Comune dove sono situati i beni, la denominazione, l’utilizzatore e lo stato della concessione.

Devo dire che le situazioni più critiche o meglio non definite sono nel Comune di Abetone dove il Sindaco uscente si ripresenta chiedendo alla cittadinanza un voto per come ha ben amministrato il proprio Comune: forse sarà anche vero, ma se si dovesse giudicare da come ha amministrato i beni della ex-Comunità Montana qualche dubbio l’avrei.

Pantalone
Pantalone

Al di là della nota puramente polemica, dovuta alla campagna elettorale, rimane il fatto che anche in questo caso si evidenzia come la gestione non solo contabile e amministrativa, ma anche immobiliare sia stata fatta con la più assoluta mancanza di regole e in questo caso, però tutti lo sapevano, dagli organi amministrativi a quelli politici, ma anche da chi usufruiva di dei beni stessi.

Forse allora il problema della ex Comunità Montana non è solo politico, ma anche “culturale”.

Infine in commissione, la responsabile amministrativa della Provincia, nell’illustrazione della delibera, ci ha anche detto che da quando la cosa è passata in mano alla Provincia la percentuale di realizzo dei canoni di concessione è passata da una media del’1/2% degli anni precedenti ad un 50% di realizzo del 2013. Praticamente non pagava nessuno o nessuno ha mai chiesto a nessuno di pagare.

Non parliamo certo di grandi cifre, complessivamente qualche centinaio di migliaia di euro, ma essendo beni di un ente pubblico anche un centesimo non pagato o non riscosso è un danno per l’intera comunità.

Non entro in merito poi ai costi di concessione, perché non è stato possibile averli, ma da indiscrezioni si parla che per un terreno, su cui sussiste un intero comprensorio sciistico, il canone si aggira intorno agli 8.000,00 euro l’anno.

Peccato che con l’abolizione delle Province, forse, ulteriori chiarimenti sulle varie vicende della ex-Comunità Montana non verranno più resi noti.

[*] – Fdi-Alleanza Nazionale, ospite

Scarica la delibera: DELIBERA BENI IN CONCESSIONE

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