magistratura & politica. COMUNITÀ MONTANA: E ANCHE STAVOLTA I VERI RESPONSABILI SEMBRA PROPRIO CHE SE LA SIANO CAVATA

Se questo quotidiano che dà tanta noia agli smidollati ed il Comitato Recupero Ammanco non si fossero messi di traverso, la “mala quaestio” si sarebbe risolta, sin dall’inizio, nell’ufficio del Sindaco di San Marcello, a tarallucci e vino e, naturalmente, con qualche impiegato infedele da dare in pasto alla folla, come al Colosseo

 

Costrinsero la dottoressa Magi a levarsi di mezzo per facilitare la via del Signore…? E magari dovremmo andare a processo anche noi solo perché ci poniamo delle domande che sono scomode al politicamente corretto che dal dopoguerra ad oggi ha affondato la provincia e la ha tenuta con la testa sott’acqua…?

 

 DAI MILIONI DI ELLER AI 180MILA EURO DI OGGI

CHE FATICA PER RESTARE CON UN PUGNO DI MOSCHE!

 


 

Parlò di milioni di euro scomparsi. Il dottor Luca Eller Vainicher fu consulente su due fronti: uno in procura e l’altro nei Comuni montani

 

di FELICE DE MATTEIS

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LA VICENDA della Comunità Montana è il sepolcro civico di una Comunità spogliata dei suoi diritti e delle sue aspettative. È la storia di professionisti di notule e di “scambisti” a caccia di pubblico denaro senza perseguire l’incarico di una corretta disposizione a seguire le finalità professionali loro assegnate, da loro accettate e, a parere nostro, furbescamente e mendacemente perseguite.

Probabilmente in combutta con i registi di questo “giallo”, che tale non è, ma assume il puzzo e il colore di una cloaca dove la Verità è inarrivabile e tale si è dimostrata anche nella recente sentenza di Corte d’Appello contro l’ex economo Giuliano Sichi, da non confondersi con Valerio Sichi, un signore già Presidente e decennale assessore al bilancio in Comunità Montana.

Questa sentenza riduce la pena al summenzionato economo e trasforma il peculato in truffa. Insomma, nihil sub sole novum, se non fosse che… Se non fosse che questo processo, sul quale non basterebbero migliaia di considerazioni e pagine scritte, non imponesse di dover fare alcune scarne considerazioni che proponiamo come riflessione ai pochi lettori che avranno la bontà di seguirci.

Prima considerazione. Perché si ingaggia un perito (che poi ritroveremo assessore in una giunta comunista toscana) che al contempo rappresenta la Procura e l’Unione dei Comuni senza considerare che le parti potrebbero essere – e lo sono – fra loro confliggenti?

Chi è l’ideatore di questa finezza? Mistero. Il perito Eller, nominato dalla Procura e dai Comuni Montani ci dice, nel suo corposo, ed alla prova dei fatti irrilevante dossier, che “qualcuno” ha rubato milioni di euro dalla disponibilità della soppressa Comunità Montana (defunta o fatta defungere con un debito di € 250.000 a fronte di milioni di euro di disponibilità in beni immobili ed altro…). E ci dice pure, non espressamente dicendolo, che i controlli mancarono in maniera non giustificabile.

Seconda considerazione. Il “bubbone” esplode quando in alcuni Comuni della Montagna il cosiddetto centro-destra è al potere e gli incompetenti (o i poco furbi) di questo potere assumono perfino la dirigenza della Comunità Montana dopo decenni di guida catto-comunista. Si ritrovano con il cerino in mano, questi stupidi, ma non hanno né le capacità né il coraggio di aprire gli armadi delle vergogne gestionali che amministrazioni sinistre e di sinistra hanno attuato negli anni, riscossione dei Bim comprese.

Valerio Sichi

A parere nostro, se questo quotidiano che dà tanta noia agli smidollati ed il Comitato Recupero Ammanco non si fossero messi di traverso, la “mala quaestio” si sarebbe risolta, allora, nell’ufficio del Sindaco di San Marcello, a tarallucci e vino e, naturalmente, con qualche impiegato infedele da dare in pasto alla folla, come al Colosseo.

Ci vantiamo come giornale di avere sempre correttamente pubblicato e rendiamo atto al Comitato di avere vanificato questa vergognosa trattativa, condotta poi da personaggi in odore di conoscenza di leggi che, presi i loro bei quadrini, sono spariti di scena. Ma sui quadrini, torneremo.

Terza considerazione. Si è cercato di addomesticare la voglia di giustizia del popolo dandogli in pasto l’economo/amministratore e due funzionari apicali della Comunità Montana, licenziandoli con motivazioni che pure un ubriaco avrebbe compreso essere “distrazioni di massa” e non sostanzialmente difendibili in sede di ricorso, come poi è puntualmente accaduto.

Anche su questo vergognoso argomento è calato il silenzio in sede dibattimentale a detrimento delle persone interessate e della loro personale dignità offesa.

Quarta considerazione. Vorremmo sapere perché un processo che, ancorché monco dalla nascita, andava comunque avanti, sia stato rimesso alla valutazione di altro collegio giudicante perché l’allora giudice Magi, lamentando una particolare acrimonia nei suoi confronti da parte del P.M., faceva istanza di astensione dal processo ex art. 36 lett. h) c.p.p., e si disponeva che tale processo venisse affidato al altro collegio giudicante.

Altro grande mistero gaudioso e se vogliamo proporre anche un elemento di ilarità, potremmo dire che la Montagna è tentatrice e fra i tanti proverbi ve n’è uno che dice: Maresca, donne belle ed acqua fresca! Potremmo andare avanti ancora per molto, ma non vogliamo tediarvi.

La “cosa” è andata come è andata; le motivazioni di questa sentenza le leggeremo entro i termini previsti, ma una domandina alla quale, tutti voi cittadini della Montagna, dovreste rispondere è questa: i Comuni allora “sfusi” della Montagna si presentarono al processo come parti civili; San Marcello e Sambuca erano rappresentati dal compagno Avv. Giovanni Sarteschi; Piteglio, Cutigliano e Abetone, dall’Avv. Vito di Berardino.

Il dott. Luigi Boccia [La Nazione] è stato titolare dell’inchiesta
Avranno sicuramente e giustamente inviato le loro notule, questi avvocati. Adesso che i Comuni si sono fusi, a chi hanno inviato le loro notule? Esiste una delibera dell’Unione dei comuni o delle municipalità fuse che consente legalmente l’emissione di tanto avere?

Tanto più che nella sentenza, almeno così si legge, le parti civili, cioè questi Comuni, sono stati esclusi da qualsiasi risarcimento? Avanziamo il sospetto che €. 185.000 (e non i milioni del compagno Eller) addebitati come truffa a Giuliano Sichi (da non confondere con l’ex assessore decennale al bilancio Valerio Sichi) possano essere inferiori alle somme pagate ai vari legulei nostrani che le amministrazioni montane hanno a loro tempo ingaggiato. Siamo a disposizione per recepire, eventualmente, qualche chiarimento in merito.

Da tutta questa lorda vicenda un solo soggetto esce becco e bastonato: la Montagna.

Felice De Matteis
[redazione@linealibera.info]


 

PISTOIA, MIRAGGIO DEL DESERTO

TENUTO IN VITA DAL PARTITO DEL QUATTRINO

 

Povero Alessandro Tomasi! Se n’è dovuto accorgere anche lui e senza l’aiuto del suo senatore La Pietra, che anzi s’è mostrato capace di disfare anche i successi ottenuti fino al suo arrivo a Roma in pompa magna

 

PISTOIA non è affatto un’isola felice e neppure quella città a misura d’uomo di cui tutti parlano. È una piccola città di provincia con piccoli uomini di provincia: che però hanno un portafoglio grande come quello di Soros – fatte le debite proporzioni.

Il pistoiese non è avaro: è che conosce solo il denaro

E da contadini di fuori le mura che si sono inurbati nel Medioevo diventando mercanti e poi “nobilizzandosi” (anche se non si sa bene come e perché), i pistoiesi hanno capito che quello che conta non è fare il pane per gli eserciti romani, secondo l’etimo del nome cittadino, ma fare il pane per e a se stessi.

Così chi vuole vivere senza danni in questa città bigotta e quattrinaia, deve allinearsi come il modem quando accendete il computer: adattarsi alla lunghezza d’onda del partito dominante, solo apparentemente il PD, ma, in radice, una semplice strisciata più o meno invisibile trasversale, unita dalla bava di lumaca che mantenga l’ordine: il dio quattrino da fare sempre e comunque a dispetto di tutto e di tutti.

“Se vuoi vivere e star bene, prendi il mondo come viene”. A Pistoia lo prendi rosso, ma non di Montefalco, troppo nobile: di quel colore con cui si stampavano le monete-lenzuolo da 10mila lire di quando eravamo ragazzi, con la faccia di Dante, il fiorentino tanto ammirato ma dal caratteraccio che gli imponeva di mandare tutti a quel paese.

Povero Alessandro Tomasi! Se n’è dovuto accorgere anche lui e senza l’aiuto del suo senatore La Pietra, che anzi s’è mostrato capace di disfare anche i successi ottenuti fino al suo arrivo a Roma in pompa magna.

La mentalità del contadino inurbato e borghesizzato ha fatto il resto nel corso dei secoli fino al momento attuale: in cui questa città, pur con una amministrazione di centrodestra, è, in buona sostanza, in mano alla e ostaggio della sinistra.

Chi, come Linea Libera e chi scrive in questo momento, non si allinea al politicamente pistoiese, in cui qualsiasi cosa è la stessa cosa, ha vita dura e grama. Della quale, però, personalmente non mi lamento, dato che preferisco che qualcuno (come ben sapete che mi è accaduto di recente) cerchi di spezzarmi, piuttosto che piegarmi io stesso, di mia volontà, al consolidato pensiero all’ammasso.

Ai pistoiesi il Padre Dante piace così

Come fu fascistissima, la Pistoia città del silenzio oggi è politically pìstoyes. Ed è una bella condanna, questa. Hanno voglia, i pistoiesi, da chic, ad andare a Santiago e a pregare in duomo e nelle chiese progressiste!

Per potersi salvare, Pistoia avrebbe bisogno solo di essere totalmente coperta dal mantello di San Jacopo: l’unico forse in grado di asfissiare tutte le strutture pubbliche cittadine, di azzerarle e di mettere un punto per fare andare a capo la storia.

Sì: sono radicale e manicheo; forse anche più di un po’ anarchico. Ma perdìo, quanto puzzo c’è in questa ringrullita città di santi, navigatori e poeti, pieni di boria e incapaci di capire la storia se non è fatta di carta moneta e di bilanci perlopiù falsi o falsati dai revisori dei conti!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Satira al bando in una città allo sbando


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