marcia per la pace. UNA SFILATA DI BUONI PROPOSITI CHE PUZZA DI BAVAGLIO

Non sono ancora riusciti a spiegarci cosa diavolo abbiano in comune le definizioni di fascismo e razzismo con la critica all'accoglienza indiscriminata di migranti clandestini
Antonio Vermigli organizzatore dell’evento con Don Massimo Biancalani

PISTOIA. La ventiquattresima Marcia per la Giustizia, avvenuta sabato 9 settembre, si è rivelata una farsa.

Non è chiaro neanche agli organizzatori dell’evento, che sono Rete Radiè Resch e Libera, con il patrocinio dei Comuni di Quarrata e Agliana, cosa significhi la parola giustizia se calata in un contesto di questo genere, dove capeggiava il corpulento don Biancalani fiancheggiato da quella che lui definisce “la meglio gioventù” (ovvero i migranti clandestini), con lo striscione della associazione da lui creata “anti-razzista e anti-fascista”.

Ha scritto il sindaco di Poggio a Caiano che il tema “è il richiamo al dovere dell’impegno”: una supercazzola con scappellamento a destra. O meglio, conoscendo i soggetti, è facilmente intuibile cosa volesse lasciar intendere il primo cittadino. Egli infatti ha specificato che dobbiamo batterci in “un momento storico dove molti cercano di rinchiudersi nel proprio “io” che guarda solo ad interessi privati”.

Tradotto in italiano corrente: che nessuno si azzardi a dir pio sull’accoglienza degli immigrati, poiché la questione principale del nostro tempo consiste nel vivere a braccia e mente aperte, e a vigilare c’è don Massimo con la sua associazione anti qui e anti qua, presidio fisso contro il cattivo gusto di mandare in frantumi la vetrina della correttezza politica.

Per chi tende ad avere un pensiero proprio, avendo quindi un’autonomia intellettuale discreta (che consiste nel non accettare acriticamente il parere altrui: non ha niente a che vedere con l’intelligenza, dunque è raggiungibile da tutti), uno slogan del genere somiglia ad un bavaglio.

Ebbene sì: ancora una volta sono gli stessi difensori della democratica Italia ad essere i primi a censurare le idee non conformi, stilando una lista di comportamenti inaccettabili che verranno puniti con il supporto del Presidente di Regione Rossi, il quale ha creato un organismo di vigilanza per le nuove e pericolosissime forme di fascismo.

Quest’ultimo è andato di recente in visita da don Biancalani, ché i pochi e grandi pensatori di questo

Scenografica bandiera

secolo è bene che rimangano uniti, per conoscere i dettagli della vicenda dei migranti portati in piscina e le polemiche seguenti, evidenziando come il prete abbia tracciato il sentiero giusto da seguire. Indignazione e solidarietà condivise, comunità di intenti, e quindi una vicinanza ideologica e pratica abbastanza ambigua, essendo entrambi rappresentanti di due mondi che, in virtù della cara secolarizzazione, non dovrebbero venire in contatto.

I loro rispettivi superiori, Jorge Bergoglio e Paolo Gentiloni, allo stesso modo si sono incontrati per complimentarsi per le rispettive e identiche idee sullo ius soli, creando un precedente pericoloso, appunto ambiguo, perché tende a mischiare gli affari che riguardando la sfera del sacro con quelli che riguardano quella del profano.

Ovviamente, essendo stata la secolarizzazione una conquista di libertà e autonomia, i passi fatti indietro stanno consistendo in una palese perdita di libertà di pensiero e di espressione. La associazione di don Biancalani, come l’organismo creato dal Presidente Rossi, ha come unico fine quello di annichilire il pensiero non conforme, a loro parere scorretto, bollandolo come fascista e razzista, cioè legandolo artificiosamente ad un periodo storico caratterizzato dall’assenza di libertà.

Loro, infatti, non sono ancora riusciti a spiegarci cosa diavolo abbiano in comune le definizioni di fascismo e razzismo con la critica all’accoglienza indiscriminata di migranti clandestini.

Ma come ogni regime totalitario, non devono risposte e spiegazioni a nessuno.

[Lorenzo Zuppini]

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