‘MARINATI 43’, LO SPETTACOLO DELLE COSE PERDUTE

 I Gatti Mézzi con Andrea Kaemmerle

I Gatti Mézzi con Andrea Kaemmerle

CASALGUIDI. Fanno sorridere anche quando tacciono, Tommaso Novi e Francesco Bottai. Quando con loro c’è anche Andrea Kaemmerle, l’ilarità diventa irresistibile, chimica. Perché poi parlano, suonano, cantano, ma soprattutto raccontano quello che succede un po’ tutti i giorni alla gente normale, quella che si alza presto tutte la mattine per portare a casa un tozzo di pane. Con dignità.

Anche Marinati 43, l’ultimo spettacolo dei Gatti Mézzi e Andrea Kaemmerle, ieri sera al teatro Francini di Casalguidi come ultimo appuntamento della stagione 2013-14, è una storia del genere. Di un’ex équipe di bordo caduta in disgrazia e costretta, da ben otto anni, a vivere attraccata al porto di Marsiglia riuscendo a sopravvivere con gli alimenti che qualche magnanimo passeggero delle grandi navi in transito cala loro giù sul molo.

È una comicità familiare, la loro, quasi casalinga, che poggia sull’amicizia che li tiene professionalmente legati da una vita e che sul palcoscenico diventa spettacolo. Battute quotidiane, senza tempo, senza riferimenti organici; non fanno satira, non sono politicizzati. Vivono in questa stagione di eccessi e stanno provando a difendersi, riprendendosi tutto ciò che hanno provato a rubarci: i sentimenti più naturali, l’invidia, l’amore, la tolleranza, la complicità.

Aspettano che l’orata abbocchi, che qualcuno li faccia salpare nuovamente verso il mare largo, quello che ti tiene distante da tutto, ma soprattutto da tutti e che una donna li strappi alla ferrea legge non scritta dei marinai. Tra una sfilza di battute minimaliste, ricche di malinconia, quel tenero e amaro sapore agrodolce della verità, Tommaso e Francesco vanno ai loro strumenti, il piano e la chitarra e accennano ad un swing: hanno ascoltato parecchio Paolo Conte, proviamo ad azzardare, ma se lo sono rielaborato in vernacolo e lo riproducono in pisano. Il fiorentino Andrea, da questa immersione musicale, viene debitamente tenuto lontano. Torna all’attacco quando c’è da rimettere le carte in tavola dell’ilarità , con la musica della saudade del mare.

Prima degli applausi finali, i tre mattatori raccontano che da quando è morto Fabrizio De André, loro, sono un po’ più tristi e dopo aver reso omaggio al colombiano Alvaro Mutis e al marsigliese Jean-Claude Izzo, fonti ispiratrici per le novelle del cantautore genovese, si permettono il lusso di intonare una sua canzone; lo fanno con il rispetto e l’umiltà che si deve nei confronti di qualcosa di inimitabile, quello che è mancato, al precedente spettacolo, “Le cattive strade”, sempre al Francini, ad Andrea Scanzi. Ma lui, si sa, non fa ridere!

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