ménage à trois. LA “DESTRA CONCORDATA” PARTENDO DA ALBERTO LAPENNA

Dal rifiuto dell’accusa di “nazarenismo” a Montecatini alle ipotesi di accordo Fi-Fdi/An-Lega per referendum e elezioni amministrative in arrivo. «So cosa significa amministrare: non voglio perciò fare un’opposizione che non sia costruttiva»
Alberto Lapenna
Alberto Lapenna

MONTECATINI. Di lui si dice di tutto e il contrario di tutto, ma lui nega impassibile il tutto e si professa assolutamente innocente. Di che? Gli chiedo ridendo. Di tutto, risponde.

«Lo so – aggiunge – che mi accusano di essere un “patto del Nazareno” vivente a Montecatini perché sono lo zio del vicesindaco Rucco, ma credimi: non parliamo mai di politica né di cose del Comune o finiremmo inevitabilmente alla rissa…».

– Ma tu hai anche il problema dell’Alessandra De Paola…

«Sì – dice –, ma che rapporti ho con lei se non perché la conosco fin da piccola e l’ho vista crescere? Dovrei forse trattarla male solo perché è di un colore politico diverso dal mio? Credo che vada lasciata lavorare: poi, alla fine, vedremo se lo ha fatto bene o male».

Così inizia questa specie di intervista che intervista non è, ma piuttosto una chiacchierata su quello che potrebbe essere o sarà l’accordo di tutta la destra in vista di referendum d’autunno e di elezioni amministrative della primavera del prossimo anno: appuntamenti tutti molto più che importanti, perché si torna a discutere di Pistoia e Quarrata, tanto per andare sul grosso.

– E cosa intendi quando dici “la mia non è un’opposizione becera: vengo da una cultura di governo e la faccio come chi ne ha la cultura”…?

Rucco vicesindaco Montecatini
Rucco vicesindaco Montecatini

«Guarda, è semplicissimo. In mezzo a tutto quello che ho visto e fatto, siccome non mi sono limitato a essere semplice opposizione, ma più volte sono stato alla guida di un’amministrazione, so cosa significa amministrare; so quali ne sono le difficoltà; so cosa si suda e si patisce: perché, dunque, dovrei fare la testa d’ariete contro una porta? Solo per il gusto di sfondarla? Non è il caso, dico, di comportarsi secondo schemi meno radicali e più costruttivi? Non credi?».

Il discorso di Lapenna è ineccepibile. Ma i dolori di un ménage à trois – Forza Italia, Fdi-An e Lega – si sono già fatti sentire con tutta la baraonda che è scoppiata alla notizia che il coordinatore di Fi aveva presentato un ricorso alla Corte dei Conti per i quattrini giunti per le Terme ma che, a quanto pare, più che in investimenti se ne sono andati inghiottiti in buchi di bilancio per errori che al momento non ci interessano, perché qui siamo venuti a parlare di matrimoni.

Alessandra De Paola
Alessandra De Paola

«Mi hanno accusato, sì, lo so – dice Lapenna –. Ma dove sta il problema, scusa? Io non ho presentato alcun esposto alla Corte dei Conti: mi sono semplicemente limitato a inviare alla magistratura contabile un mazzetto di documenti; quelli che avevo raccolto. E a chiedere se loro vi ravvisano niente che possa dare àdito a un avvio di procedimento contabile. È tutta questa la mia grande colpa? Chi ho offeso?».

– Ma non avevate deciso di presentare un ricorso a tre?

«Certo. Ma chi ce lo impedisce, scusa? Troviamoci, sediamo a un tavolo, esaminiamo tutto da ogni punto di vista e poi decidiamo: chi, come, quando, cosa e perché. Poi ce lo firmiamo uno ad uno e la cosa finisce lì. Io, ripeto, non ho presentato alcun esposto…».

– Come avrai visto in un altro mio intervento, sono dell’opinione che se non fate un matrimonio vero e non di semplice convenienza, finirete, come centrodestra, con il perdere un’altra perfetta occasione di dare qualche forte spallata al Partito Di Righetto dal ciuffo di Rignano…

«Più che convinto, io ne sono certo. Ma se si parte con l’idea di temere che tutti ti prendano alle spalle e quindi se si parte con il sospetto, la strada che faremo sarà davvero poca. Se non addirittura nessuna…».

– E la strategia…?

«È quella di farla finita con i politici riciclati. Credo che l’unica cosa sia individuare persone che provengono dal mondo della società civile, non riciclati, non logorati da altre esperienze precedenti e perciò logori in testa… Giovani e con una caratteristica di tipo trasversale, voglio dire gradevoli e graditi, cioè credibili agli occhi di tutti, perché non consunti nelle idee né comunque prevenuti. Questa è la trasversalità… Quella buona, voglio dire».

– Ma giovani come e quanto? Quando il Bomba o la Boschi…?

Patrizio La Pietra
Patrizio La Pietra

«Assolutamente no. Parlo – chiarisce Lapenna – di una gioventù che può esserci anche in uomini maturi e oltre, ma che siano persone esenti da macchie e handicap guadagnati in altri fallimentari contesti: della gente non più credibile, gli elettori non ne possono più, non ne vogliono più sapere, la respingono sin da sùbito. Non è questo, forse, che sta dimostrando anche l’avanzata dei 5 Stelle?».

– Per Forza Italia su Pistoia, come proposte, si sentono fare nomi (li butto là) come Olimpia Banci o Luca Magni…

«Guarda, non ne abbiamo ancora parlato. Assolutamente. Per ora ci stiamo consumando le meningi, ma siamo semplicemente in fase di partenza. Dovremmo arrivare a decidere in autunno…».

– E cosa prevedi di preciso, se prevedi? Quanto peso dare al locale nelle decisioni e nelle scelte?

«Sarò estremamente franco. Non vedo il vantaggio di lasciar fare alla politica locale: il territorio, e tu lo sai bene, si distingue sempre e comunque per la sua litigiosità determinata dalla dimensione quotidiana nel medesimo ambiente. Credo che la cosa migliore sia che gli accordi vengano a livello provinciale e regionale, dove è più possibile una decantazione delle passioni, degli amori, degli umori e degli odi, che ci potrebbero essere, come sai, in tutte le famiglie; anche quelle migliori».

– Ma i rapporti con Fdi-An/La Pietra e Lega Nord/Manuel Vescovi…?

«Il primo è stato mio vicecoordinatore provinciale all’epoca in cui eravamo tutti insieme. L’ho trovato sempre leale e mi aspetto altrettanta lealtà per questo nostro importantissimo futuro che è già quasi presente. Con Manuel Vescovi l’intesa è perfetta; la definirei così».

– Uniti si vince, continui a ripetere. Ma cosa vuoi dire? Non rischi di essere preso un po’ in giro?

Manuel Vescovi
Manuel Vescovi

«Credo di no. Si vince a condizione che nessuno voglia fare il primo della classe; a condizione che nessuno voglia fuggire in avanti; a condizione che nessuno sospetti dell’altro; a condizione che se invio un semplice mucchio di fogli in Corte dei Conti non si voglia vedere in me uno che si sente più bravo… Insomma, mettiamoci in testa che dobbiamo evitare di riconsegnare ancora tutto nelle mani del Pd!».

Nel frattempo io ho bevuto il mio caffè e Alberto Lapenna ha fatto la sua colazione con macchiato e cappuccino.

È una mattina fresca. Una bella signora passa accanto al nostro tavolo e saluta, mentre il barista ci dice che è stata lei a offrire. La ringraziamo. Ci salutiamo. Alle prossime toccherà a Patrizio La Pietra e Manuel Vescovi.

Ma per questo bisogna aspettare almeno il 1° settembre.

[Edoardo Bianchini]

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