miasmi. LA VAL DI LIMA SUL PIEDE DI GUERRA

Luciano Marcacci, Antonio Sessa e Marco Nesti
Luciano Marcacci, Antonio Sessa e Marco Nesti

PISTOIA-PITEGLIO. Premessa: il compostaggio è cosa buona e giusta, la direttiva europea sul biowaste prescrive chiaramente il trattamento separato e dei rifiuti organici nell’ottica della rinnovabilità della materia.

Dagli scarti alimentari agli ammendanti e fertilizzanti, una pratica che tutte le aziende del ciclo integrato dei rifiuti dovrebbero implementare e massimizzare.

Ciò detto in località Tana Termini, nel comune di Piteglio, esiste un vero e proprio problema che da sei anni rende impossibile la vita a residenti e alle molte attività economiche, come gli agriturismi: sono i miasmi della “Sistemi Biologici”, la srl che gestisce l’impianto di compostaggio sulla strada statale 12, mismi irrespirabili che arrivano talvolta fino a Mammiano.

Ieri mattina Antonio Sessa, l’irriducibile stratega di Legambiente Pistoia, ha illustrato insieme a cinque residenti della Val di Lima tutto ciò che non va, dal punto di vista ambientale e normativo, relativamente alle esalazioni pestifere della “Sistemi Biologici”, partecipata al 51% dal Cosea, la spa a capitale pubblico dei comuni dell’Appennino tosco-emiliano per gestire il ciclo integrato dei rifiuti .

Residenti ed esercenti della Val di Lima danneggiati da "Sistemi Biologici"
Residenti e esercenti della Val di Lima danneggiati da Sistemi Biologici

«Già nel 2011 – afferma Sessa – sollevammo delle perplessità: come si può collocare ex novo un impianto di quel tipo a pochi metri dalla Lima e praticamente sulla strada, quando in montagna ci sono capannoni abbandonati da riconvertire?

«Ci sono prescrizioni di continuo da parte di Asl e Arpat, che addirittura parla di “condizioni incompatibili con l’attività dell’impianto”: come mai non si è trovato ancora una soluzione? Come è possibile che l’azienda non sia ancora in regola?

«Manca chiaramente una concertazione vera tra gli enti coinvolti, Asl, Arpat e Provincia, che devono invece riunirsi seriamente e far rispettare le regole. Nei prossimi giorni presenteremo anche noi un esposto in procura e chiederemo i danni; poi faremo un accesso agli atti per avere un’idea dei rilevamenti fatti dall’Arpat»

Agli inizi di aprile i residenti della Val di Lima avevano per primi fatto un esposto a tutte le autorità competenti per il puzzo insostenibile che impedisce di tenere aperte le finestre e che ha disboscato la presenza dei turisti anche a Lucchio, il paesino proprio sopra l’impianto di compostaggio.

Impianto di compostaggio della 'Sistemi Biologici', Piteglio
Piteglio. Impianto di compostaggio della Sistemi Biologici

In rappresentanza della popolazione ormai stremata dalle continue emissione nauseabonde che tra l’altro creano una massiccia presenza di mosche in tutta la valle c’erano Luciano Marcacci, gestore di un agriturismo, Marco Nesti, residente a Vico Pancellorum e titolare del ristorante “Daino”, Giuseppe Biondi, residente e Barbara Magni del B&b Scaccomatto di Piteglio.

«Dovremmo essere aiutati dalle istituzioni  – dicono – visto che con le nostre attività contrastiamo l’abbandono di queste aree periferiche, e invece ci prendono in giro: basta leggere la recente ordinanza del sindaco di Piteglio, Luca Marmo, che “invita” l’azienda al rigoroso rispetto delle procedure. È ridicolo, se l’impianto non è gestito a norma deve chiudere fin quando non torna in regola, come tutte le attività che operano sul mercato

«L’unico anno che il puzzo ci ha fatto sopravvivere è stato il 2014, perché l’impianto fu a lungo bloccato dalla Guardia Forestale per un presunto sversamento di reflui nella Lima, producendo infatti solo 2mila tonnellate di compost anziché le 7/8 mila che mediamente escono dal sito. Ci risulta però che la qualità non sia un gran che al punto che i vivaisti pistoiesi non lo ritengono idoneo per l’uso nei campi. Inoltre in passato abbiamo visto entrare camion targati Na, provenienti da Santa Maria Capua Vetere, sarebbe il caso di fare un po’ di chiarezza sull’intera filiera.

«Va detto che la stessa Sovrintendenza di Firenze – nella persona di Valerio Tesi – impedì la copertura della vasca di lavorazione senza dare alternative: ma allora tanto valeva non dare il permesso».

Ancora una volta, quindi, un esempio di autismo istituzionale, in cui, a causa del mancato coordinamento tra enti, non c’è certezza né del diritto né del dovere e l’immobilismo della burocrazia, con i suoi tempi lunghi, ostacola e complica immotivatamente la vita a chi chiede rispetto delle regole e chiarezza.

Un caso a parte la schizofrenia della Soprintendenza di Valerio Tesi, che – ricordiamo – ha autorizzato, oltre alle palazzine appoggiate sulle mura medicee, la devastazione di giardini storici e sotto tutela in centro a Pistoia, permettendo comunque  la crescita come funghi di ripetitori in campagna e sui tetti, ovviamente preclusi all’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di elettricità.

[Lorenzo Cristofani]

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