misericordia-oste. SUL DECRETO-TARDELLI DI RICONOSCIMENTO CANONICO

Le sette opere di misericordia
Le sette opere di misericordia

OSTE. In relazione ad alcune richieste di maggior chiarimento circa il decreto vescovile di riconoscimento della “Confraternita della Misericordia di Oste” secondo cui sarebbero state fornite errate informazioni, pubblichiamo il decreto vescovile in copia conforme affinché chiunque voglia possa prendere atto del suo contenuto.

È approvata dal vescovo, riportando tra virgolette il nome completo: «La “Confraternita della Misericordia di Oste” quale associazione privata di fedeli».

La realtà associativa della confraternita ostigiana, quindi, è approvata a prescindere dalla denominazione che essa sceglierà, a seconda dell’esito della richiesta di riconoscimento avanzata alla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia.

Continua, infatti, il decreto «con la clausola che, per quanto riguarda il nome di “Misericordia”, tale denominazione dovrà ottenere l’accettazione della Confederazione Nazionale delle Misericordie».

Le opere di Misericordia
Le opere di Misericordia

La realtà associativa di fedeli laici – tale nell’ordinamento canonico per decreto di Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Fausto Tardelli – operante sul territorio di Oste di Montemurlo è, dunque, la “Confraternita della Misericordia di Oste” approvata il 4 ottobre 2016.

Il mantenimento della denominazione “Misericordia” dipenderà dalla risposta affermativa alla richiesta (peraltro ancora non presentata perché in fase di compilazione) di entrare a far parte della Confederazione delle Misericordie d’Italia.

La Confraternita della Misericordia di Oste non cambierà le attività e le finalità previste dal suo statuto anche se dovesse scegliere un’altra denominazione.

Montemurlo, 15 novembre 2016.

Misericordia di Oste

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SÌ, PERÒ QUALCOSA NON TORNA…

 

Il Presidente Roberto Trucchi
Il Presidente Roberto Trucchi

E SICCOME noi, non misericordiosi né confessionali, siamo soliti non approfittare della retorica evangelica in usum stercoris diaboli – cioè non usiamo mangiare ostie per fare i nostri interessi di quattrino –, abbiamo notato che c’è discrepanza tra quello che dice Oste alla data odierna del 15 novembre («…alla richiesta – peraltro ancora non presentata perché in fase di compilazione») e quello che ha già scritto il signor Trucchi nella sua epistula catholica che anticipa perfino la domanda non ancora avanzata dagli ostigiani (il presidente orbetellano batte sui tempi il vescovo Tardelli perché ha avuto il decreto episcopale brevi manu, vale a dire per vie traverse… – e minaccia con il sorriso sulle labbra).

In una casa non diciamo laica, ma semplicemente corretta, ragione avrebbe voluto che Trucchi avesse atteso, prima di cogliere la pera, che essa fosse matura.

Ma è evidente – è nostra opinione – che questa fretta (come la voglia di ricorrere contro la decisione del giudice monocratico di Prato e appellarsi a un tribunale collegiale) sembra specifico sintomo di un appetito ben stimolato dalla fame: ha tutta l’aria di essere un po’ come la favoletta delle parti del leone o del lupo e l’agnello, insomma.

Se la misericordia cristiana è questa, allora A peste, fame et bello… et a Misericordiis, libera nos, Domine!

È per questo che consigliamo vivamente a tutti di leggere Matteo 5, 20-26:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Amen.

Edoardo Bianchini

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Intervento di critica e commento ex art. 21 della Costituzione.

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