misericordie. I VERTICI NAZIONALI NON POTEVANO “NON SAPERE”

 

Giuseppe De Stefano

FIRENZE. Le Confederazione nazionale delle Misericordie rappresentata dai vertici Roberto Trucchi e Alberto Corsinovi è stata udita dalla commissione antimafia della On. Rosy Bindi lo scorso 27 Giugno sulle vicende criminose di Isola Capo Rizzuto.

La pubblica audizione è facilmente consultabile a chiunque, ancorché sembra la linea sia stata di estrema difesa sul motivo del “noi non sapevamo” ribadito a chiare lettere alla Bindi e alla stampa: il Dg Andrea Del Bianco così disse in una intervista apparsa su La Verità dello scorso Maggio.

Di grande eloquenza è però l’intervista rilasciata dall’ex dirigente nazionale Giuseppe De Stefano che propone alcune considerazioni di grande respiro etico di sicura rilevanza per le vicende che scorrono sotto la “lente di ingrandimento” della Legge, invitando la stampa tutta a dare ampio risalto alle vicende per sviluppare una consapevolezza nella cittadinanza e così abbattendo i muri di omertà che sono stati alzati in questi due lustri di denunce.

De Stefano, ricorda che già nel 2007 fece delle rivelazioni in un’assemblea generale a Firenze alla quale assistette anche il Cardinale Ennio Antonelli, parlando già allora di una malagestio consolidata nella confederazione calabrese guidata da Leonardo Sacco (oggi uno dei 68 arrestati) e nella quale, venivano incredibilmente fatte assunzioni di giovani costretti alla restituzione di parte dello stipendio.

Sacco ha iniziato dalla gavetta, finendo poi con la Lancia Thesis blindata e una gestione degradata della Confraternita locale, con delle iniziative imprenditoriali che niente hanno a che fare con la Misericordia divina. Di Stefano denuncia ancora: a niente sono servite le numerose inchieste (su l’Espresso, Servizio Pubblico di Michele Santoro, le numerose audizioni parlamentari alle quali veniva mandato lo stesso Sacco etc.) e denunce.

O meglio – specifica l’ex dirigente nell’intervista al collega di Sinapsi news – se sono state utili, lo sono state per la sua “epurazione”.

Le sue denunce furono tempestive e puntuali, ma non hanno avuto alcun effetto di revisione, controllo e autocritica da parte dei vertici della Confederazione con i quali, anche noi ci siamo inutilmente confrontati per altre questioni: vedevi il post che appunto era titolato da un eloquente “meglio fare finta di nulla”.

De Stefano lancia un appello: serve immediatamente che il Terzo Settore venga impegnato in una revisione dei requisiti di garanzia che sono correlati alla “questione morale”.

Si pensi a degli episodi emblematici successi a Roma di “Mafia Capitale” che proprio oggi vede condanne per oltre 500 anni in primo grado: dove erano le centrali delle cooperazione, quando le “Coop prendevano le tangenti”?

[Alessandro Romiti]

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