misericordie. UNA LETTERA DA SPIEGARE

Pubblichiamo la lettera di dimissioni della Confraternita di Rocca di Neto (Kr) che, seppur distante centinaia di chilometri dalla Toscana, ci impegna in alcune valutazioni stilistiche sensibili per il loro prevalente taciuto contenuto

 

Il Presidente della Confederazione Roberto Trucchi

FIRENZE — CROTONE. La lettera di dimissione non è di un normale dirigente, ma di una intera Confraternita di un paese del crotonese, Rocca di Neto.

Nella missiva, il presidente Adriano Ruggiero, avvia con una premessa condivisibile per la sua umiltà, dignità e accordanza allo spirito di servizio: “…verso il prossimo nella maniera più semplice e senza alcuna pretesa di occupare postazioni di rilievo.” che viene meglio descritta nel periodo successivo.

Infatti, il periodo che segue “…descrivere le motivazioni che hanno portato a questa drastica ed inderogabile scelta (di cancellazione, non di cessione o migrazione ad altra entità, n.d.r) significherebbe riempire decine di pagine…” vista la portata tombale dell’atto di abbandono collettivo e con una piena delibera del Magistrato, indispensabilmente.

Grave e purtroppo emblematico che il governatore, ritenga di non poter rappresentare in poche sintetiche righe le contestazioni che hanno costretto l’intera Fraternita ad abbandonare la nave: a cosa sottendono queste omissioni?

Ci sono dei messaggi trasversali contenuti o delle richieste impronunciabili o entrambe?

Il Governatore Ruggiero infatti, denuncia che “…sarebbe opportuno parlarne a voce per capirci meglio…”. Tanta roba.

Se si rinuncia a fare un seppur sintetico elenco scritto, questo vuol dire – nella dinamica del metalinguaggio – che, dalla controparte (leggasi Confederazione nazionale n.d.r.), esiste un immobilismo irreale, sul quale abbiamo già scritto milioni di byte.

Non la chiameremo ricatto o coercizione (o anche sì), ma se questa ha solo una consistenza di rilievo morale, questo difetto lede profondamente il presupposto di mutua solidarietà altruistica che, trova fondamento nella missione dei volontari, tutti indistintamente, a prescindere dalla casacca che portano e in qualunque parte d’Italia operino.

Grave è anche che la Confederazione, abbia – almeno per il momento – glissato l’argomento ed evitato il confronto ma la comprendiamo, viste le valutazioni, davvero criptiche, riportate dall’ex direttore del Bianco nella sua lettera di dimissione.

È improbabile ritenere che l’atto di abbandono (con la cancellazione del codice fiscale e quindi determinato, perentorio e irrevocabile) non sia stato preceduto da missive, avvisi e/o lettere o comunicazioni verbali di riscontro della succitate sofferenze.

Dubitiamo pertanto che “Dio gliene renderà merito”: si tratterebbe di un peccato non trascurabile e non basterà una semplice confessione pasquale.

Alcuni volontari sofferenti, ci riferiscono che la lettera sia l’esito di tutta la situazione partita dai fatti di Isola C.R., ovvero l’esito del processo penale sul famigerato Centro di accoglienza migranti, che ha stornato milioni di euro di soldi pubblici alle cosche ’ndrine.

Insomma un inquadramento del personale con matricole deviate, sotto il controllo della grande “mamma” controllata dal vicepresidente nazionale della Confederazione delle Misericordie di Firenze che, dunque se venisse confermata l’ipotesi, avrebbe chiuso un occhio (o anche entrambi!) su delle assunzioni anomale di dipendenti, poi mansionati in altre fraternite dell’area?

L’elenco delle principali Confraternite sarebbe lungo, anche con dirigenti aventi funzioni dirigenziali nella Federazione della Calabria e Basilicata, poi confluiti nel board della Confederazione nazionale e in quella sede “ammansiti”.

Insomma, la vicenda processuale del C.a.r.a di Isola sembra avere strascichi “impronunciabili” (ma sicuramente non per la loro numerosità) che potrebbero causare un effetto domino sulle diverse Confraternite calabresi in via di dimissione, in una sorta di redde rationem con la grande mamma di via dello Steccuto, già costituita parte civile nel processo penale a Leonardo Sacco.

Sembra che il Governatore dimissionario, esperto in “reticenze e linguaggi criptici” (quale luogotenente della Guardia di Finanza) non voglia parlare con i consiglieri nazionali, ma con il Ceo Trucchi e solo lui.

Perché questa determinazione e insofferenza? Da cos’è causata?

Qualcuno vuole rispondere?

  • ICV (In cauda venenum 1) Per Roberto Trucchi: Ancora attendiamo le risposta che abbiamo richiesto nell’articolo di evidenza della lettera di Del Bianco.
  • È vero che qualcuno, colpito da una attimo di resipiscenza, voleva rispondere alle nostre legittime domande?
  • ICV 2: È vero che la Confederazione nazionale, avrebbe pianificato una soporifera “uscita di scena” dall’operatività con il subentro progressivo della Nuova Rete, per gestire i numerosi fenomeni di malagestione consolidati diffusamente e così costituire una bad-confederation con la buona pace dei “cornuti” (aventi titolo per qualunque richiesta) che verranno così, anche, mazziati?
  • ICV 3: È vero quello che ci ha detto il Ceo della Delta wear di Napoli sig. Aldo e cioè che tra la Calabria e la Basilicata avete debiti per oltre 100mila euro di acquisti non onorati e che, vista la circostanza del quesito numero 2, finirà tutto in una bolla di sapone, in una lungimirante pianificazione ad acta?

Alessandro Romiti

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