misericordiosi. DON ANTHONY È TORNATO

AGLIANA. Don Anthony Mennem è conosciuto per essere schivo, ma anche severo. Sapevamo che la nostra richiesta di intervista sarebbe stata restrinta a un rapido colloquio ma, diversamente, il Presbitero indiano ci ha invitati alla celebrazione della Santa Messa, dove abbiamo ascoltato la sua intensa omelia, dedicata al Perdono, ma anche di riflesso, al caso che lo ha visto suo malgrado protagonista e sul quale non ha potuto neppure replicare o difendersi per quasi due mesi, tanta è stata la durata del suo viaggio.

Durante questo periodo di assenza dalla Parrocchia, le più gratuite insinuazioni e offese diffamatorie sono state propalate nel delirio di alcuni feisbucchiani, mentre i fedeli a lui più vicini – che sapevano la vera storia per conoscenza diretta — hanno deciso di attendere il rientro del presbitero, senza turbare il suo periodo di ricongiungimento alla famiglia per un meritato momento di vacanza nei luoghi natii.

Anche questo è stato un fatto stigmatizzato da spietati anticlericali tout-court che, senza alcuna conoscenza dei fatti, non hanno esitato a strumentalizzare la partenza, programmata da oltre sei mesi.

Nessuno ha atteso o ricercato un chiarimento sui fatti riportati in modo monotonale da un quotidiano locale, per conoscere e qualificare le infamanti accuse di aver – lui stesso – sollecitato e ottenuto duecento euro da una anziana fedele che oggi si dice mortificata e preoccupata per il clamore che ha investito la figura dello stimato parroco.

Don Anthony ha spiegato che non ha mai sollecitato alcuno a fare delle donazioni: non ha mai chiesto soldi a nessuno e quando li ha chiesti per la sua Parrocchia, li ha chiesti controvoglia.

Alcuni parrocchiani si sono esposti nella sua difesa, riferendoci che avrebbe addirittura un credito di oltre 2.000 euro con la stessa Parrocchia di Santa Maria, ma non li ha mai chiesti e ottenuti, perché la cassa parrocchiale è vuota; questo dimostra fattivamente la sua indifferenza al denaro, e questo – osserviamo noi – deve fare un parroco: essere indifferente al richiamo dello sterco del diavolo.

Don Anthony ha spiegato bene e meglio – richiamando il testo del Vangelo di oggi – come lui “…preferisca fare delle donazioni e non dei prestiti a coloro che si trovano in oggettiva difficoltà, perché questo è stato l’insegnamento di Gesù”. Non altro.

La signora che aveva fatto la donazione, lo ha fatto liberamente e in piena capacità cognitiva e intellettuale senza alcuna induzione, ma solo una telefonata di chiarimento per una differenza tra la somma in parola e la somma effettivamente ricevuta, grazie per il tramite di una incaricata.

In malafede è dunque da riconoscersi il nipote che si è sentito depredato di qualche risorsa economica della sua congiunta anziana, mortificata dal clamore sulla malversata pubblicazione dei fatti, riportata da un giornale cartaceo che vive di gossip.

Per questo motivo, Don Anthony, non nasconde il suo sentimento di indignazione e, invitandoci all’ascolto dell’omelia, ha voluto fare intendere che è pronto al Perdono, quello più misericordioso, come ha insegnato Gesù. Ha però anche detto che vuole che sia fatta chiarezza sulla sua irreprensibilità, correttezza e moralità in accordo all’insegnamento cristiano.

La chiesa nuova di Spedalino (Agliana)

È stato poi uno scherzo del destino (la legge di Murphy non poteva mancare) che la notizia sia stata diffusa solo a poche ore dalla sua partenza per una vacanza con la famiglia nel lontano stato indiano dell’Handar Pradhes: una combinazione che ha fatto pensare di tutto e di più ai molti anticlericali (questi, farebbero meglio a pensare ai due milioni di missionari sparsi nel mondo ad alleviare le sofferenze degli ultimi) a una distrazione di somme per un uso privato e personale.

Diversamente, la somma erogata è stata da lui impiegata secondo le intenzioni e nel rispetto della volontà della donatrice.

L’amarezza di Don Anthony è stata colta dall’assemblea dei fedeli che, dopo la celebrazione lo hanno voluto incontrare per esprimergli la vicinanza e solidarietà più genuina, nella riaffermazione della stima di una comunità che conosce il “prete” come integerrimo, impegnato da tre lustri di servizio nella piccola parrocchia di provincia.

Dunque, anche se l’intervista è stata concessa in modo pubblico, siamo soddisfatti; speriamo così di aver portato un contributo alla chiarezza dei fatti e al ripristino della dignità del presbitero e della figura del Sacerdote quale categoria, che viene in generale sempre più spesso stigmatizzata per altri comportamenti dissonanti all’insegnamento evangelico e per la mancanza del rispetto dei codici canonici che non abbiamo mancato di denunciare in più occasioni.

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