misericordiosi. L’UÒZAPP DI UN VOLONTARIO ROMANTICO

Ilaria Signori, con a sinistra Simonetta Morosi

AGLIANA. Generalmente, tutte le notizie relative all’associazionismo volontario, sono accompagnate da una costante cortina di reticenza (che diventa facilmente omertà) per la soggezione che tutti i giovani volontari soffrono – ingiustificatamente sia chiaro (n.d.r) – per come schiacciati dall’eventualità di essere discriminati, stigmatizzati come disfattisti e poi emarginati.

Il problema, non riguarda solo i volontari, ma anche la stampa organica (attovagliata regolarmente nelle più empatiche cene), e così anche i responsabili degli organi di sindacato che perdono la memoria di fronte al Giudice penale (di questo vi parleremo un giorno).

Le notizie dei senior sono costantemente critiche sulle “penose vicende” (Artioli dixit il 25.1.13) di cui la Misericordia aglianese è stata protagonista negli ultimi lustri: alcuni ci rammentano del periodo in cui era ancora nella storica sede (accanto al “Bar del prete”) dove la comunità dei volontari disponeva di poca formazione, pochi dispositivi tecnologici (nessun giubbotto colorato o defibrillatore) con essenziali ambulanze, approssimative e spesso sguarnite di dotazioni sanitarie d’emergenza, all’epoca non ancora diffuse.

C’era però tanta amicizia e affezione reciproca, in un clima di solidarietà e mutua corrispondenza, con l’apertura della Confraternita a tutti i cittadini, incondizionatamente.

Allora, anche i turni di servizio, non erano un problema: valeva il principio del sursum corda (in alto i cuori), e mentre lo dicono, ci promettono emozionanti immagini d’archivio delle quali ne proponiamo una fatta a Camugnano (Bo) nel 1985 per l’assistenza sanitaria a un rally.

Questi i protagonisti in trasferta: (in alto senso orario) Fabrizio Bacci, Leonardo Allori, Giuliano Marini (†), Paolo Tonni – seduti – Renato Di Ninni, Giovanni Federighi, Gabriele Benedini.

Altri tempi. Oggi, le Misericordie (ma non solo esse) sembrano avere perduto quella caratteristica connotazione di genuina vocazione di “tenere a cuore la miseria” inutilmente stigmatizzata a Montemurlo nel 2013 (linkate e leggete il secondo punto in elenco) dall’allora vescovo Mansueto e sancita dalle numerose notizie di cronaca e inchieste giornalistiche.

Una volta, non si facevano diffide al pagamento dei servizi funebri e i pagamenti erano rateizzati pazientemente: allora non c’erano formalità burocratiche, organigrammi con amministratori delegati e sindaci revisori stipendiati.

La Misericordia era sentita in modo genuino e autentico come una “cosa propria” alla cittadinanza e se, anche allora non era esente da critiche per questioni gestionali, non aveva rischio di essere citata come “Confraternita delle liti”.

Oggi, ci spiegano, la Misericordia è stata penalizzata anche dalla congiuntura economica (con una flessione delle donazioni iniziata ne 2010) ma è diventata una realtà preminentemente finanziaria ai più incomprensibile: a quale fine sono state fondate la Unimise srl e la Fondazione se non ci sono stati sviluppi economici che le giustificavano organicamente?

Come è stato possibile che il mutuo acceso per la nuova sede sia stato rinegoziato a 39 anni solo oggi (dopo 8 anni), per “diluire” la rata mensile a fronte di sistematiche perdite di esercizio che erodono inesorabilmente il patrimonio?

Coloro che sedevano nel Cda (fra i quali vi è stato il presidentissimo esperto di banca, dunque di finanziamenti) non avevano contezza delle risorse disponibili per una adeguata pianificazione economica di medio/lungo periodo?

E perché sulla Fondazione Misericordia di Agliana è indisponibile un sito web con organigramma, progetti e caratterizzazione delle programmazioni futuro e delle finalità?

Abbiamo gugolato inutilmente, non trovando niente a parte la donazione della Fondazione Caript per la biblioteca (e niente v’è su Fb oltre a belle immagini celebrative a 32 denti: scriveremo dunque alla Tesi per chiarimenti utili).

Il nostro lettore, ci manda un commento con una considerazione emblematica sull’eterna conduzione monopolistica dei servizi funebri e che riteniamo utile riprodurre per solleticare le valutazioni della cittadinanza, da sempre indifferente a ogni iniziativa di critica.

Marco Giunti, si adoprò per impedire la liberalizzazione dei servizi ad Agliana

Molti ricordano bene, come nel 1995, in seguito a un grave incidente stradale accaduto in via Europa (non c’era ancora il 118), si verificò un ritardo nei soccorsi e, qualcuno dei presenti sull’onda emotiva del fatto e le conseguenti proteste, chiese che un’altra associazione di soccorso aprisse ad Agliana.

Ma l’allora Sindaco Marco Giunti si oppose per il bene di tutti (o di alcuni, valutate voi) e l’iniziativa liberalizzatrice, rientrò.

Ma siamo proprio sicuri che nessuna altra associazione non pensi più a “entrare” nel mercato della cittadina aglianese con un’associazione di volontariato concorrente, riaprendo al pluralismo dei servizi, sopratutto funebri?  Tempo al tempo e comunque sursum corda, aggiungiamo noi.

[Alessandro Romiti]

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